TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 637 del 21 ottobre 2018
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
Lettura di un'immagine: Lo staffato Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’ IMMAGINE 11
“Lo staffato” (1879 - 880)
Olio su tela  di Giovanni Fattori.

Firenze, Galleria d’ Arte Moderna – Palazzo Pitti

 

Questo dipinto costituisce indubbiamente, al pari del celebre In vedetta (1872) e dellaRotonda Palmieri (1866) uno dei vertici dell’arte del livornese Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze, 1908). Si tratta, secondo il giudizio della regina Margherita, di un quadro “così straziante che nessuno potrà soffrirne la vista in un salotto”.

E difatti la scena a cui assistiamo non è per niente idilliaca o consolante: un cavallo nero spaventato e imbizzarrito che trascina nella sua folle corsa il corpo senza vita del suo cavaliere, un soldato ucciso da un colpo di arma da fuoco, il cui piede sinistro è rimasto  impigliato nella staffa.

Da notare, di passaggio,  come per il Fattori  gli uomini e gli animali che compaiono così di frequente nei suoi quadri siano sempre in stretta relazione tra loro, come partecipi di un medesimo destino di fatica, di sofferenza e, infine, di morte. Diversamente da in vedetta , dove tutto è fermo, sospeso, come in un’eterna attesa che il  nemico appaia all’orizzonte (viene in mente Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati) o di chissà che cosa d’altro, o dalla tranquilla e sonnolenta sosta meridiana rappresentata in Barrocci romani del 1873, nelloStaffato domina il movimento di quel cavallo nero in fuga con quel corpo straziato di soldato che lascia lunghe scie di sangue sulla polvere di una strada deserta in un paesaggio triste e desolato che  fa da scenario a un accadimento tragico; unici testimoni una  terra arida, fangosa, spoglia  e un cielo in cui bianche nubi veleggiano placide e indifferenti coprendo la vista dell’azzurro.

L’artista riflette in questa cruda scena di guerra il suo disincanto rispetto agli ideali che avevano animato il nostro Risorgimento e nei quali egli stesso aveva creduto (si pensi alle tante scene di battaglia da lui realizzate, per esempio al Campo italiano alla battaglia di Magenta del 1862, o a Il quadrato di Villafranca del 1878). Il povero soldato staffato è l’immagine tragica di un “vinto” trascinato da un destino cieco verso una meta ignota, questa potente immagine va oltre se stessa e assurge a simbolo della sconfitta di un’intera generazione.  Se quel soldato morto non fosse stato visto e immortalato con il suo cavallo nero da un grande artista come Giovanni Fattori, non sarebbe mai entrato nemmeno nel nostro campo visivo e si sarebbe perso nel nulla. Ma non sarà che il pittore macchiaiolo toscano abbia voluto alludere alla sorte di tutti noi miseri mortali,  ombre “staffate” e passeggere su questa inospitale terra?

 

  FULVIO SGUERSO 

 

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