TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 629 del 29 luglio 2018
Tel. 346 8046218
 
TORNIAMO A SETTEMBRE
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
Homo Faber Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
              HOMO FABER

 Questo appellativo, congiunto a quello di homo oeconomicus, danno un quadro sintetico di cosa sia l’uomo odierno. Non sto parlando dell’uomo comune, non contraddistinto da nessuno dei due appellativi, bensì dell’uomo di vertice, appartenente alla simbiosi politico-industriale che riduce tutto alle opere, uniche fonti di lavoro per i tanti e di profitto per i pochi.

Peccato che industria ed economia, pilastri dell’azione, ossia degli interventi sul territorio, ignorino alcune fondamentali leggi fisiche e biologiche.

Qualcuno ha definito “una strana scienza” quella che scoprì, nel XIX secolo, il 2° principio della termodinamica, il cui fondamentale parametro è una “strana” grandezza chiamata entropia. Il XX secolo ne arricchì l’ambito interpretativo con la scoperta dell’informatica.  

 
La termodinamica nacque dall'esigenza pragmatica di calcolare i rendimenti delle prime macchine "a fuoco", a cavallo tra '700 e '800. Ma si sviluppò in un mix di scienza e filosofia
 

Al pari della meccanica quantistica, scienza e filosofia vi si intrecciano inestricabilmente, come alle origini.

La comprensione del binomio entropia-informatica è fondamentale per muoversi con sagacia in un mondo che l’uomo considera suo riservato territorio di saccheggio.

L’entropia fornisce una chiave di lettura molto pessimistica del funzionamento del mondo, asserendo che, in un sistema isolato, ossia senza scambi di materia ed energia con l’esterno, l’entropia non può che crescere. E l’entropia è il grado di disordine, di mancanza di informazione sullo stato del sistema. 

Se la Natura ama il disordine, lo “sparpagliamento”, il massimo di entropia, l’uomo tende all’ordine, alla massima definizione, al minimo di entropia. Questa millenaria antitesi è venuta acuendosi mano a mano che l’uomo è riuscito a scoprire le chiavi di accesso ad alcuni meccanismi naturali e il modo di intervenirvi a suo arbitrio. 

Sino alla scoperta dei combustibili fossili, la scarsità di energia disponibile gli impediva di forzare significativamente lo svolgimento dei processi naturali entropici. La sbornia energetica degli ultimi 2 secoli gli ha invece permesso di ignorare che remare controcorrente al flusso entropico dissipa calore “vile” e rifiuti a ritmi esponenziali.

La domanda che sorge spontanea è: come mai la Natura predilige il disordine, con l’unica eccezione degli esseri viventi? Semplicemente perché il disordine è estremamente più probabile dell’ordine: se mescoliamo due recipienti, l’uno con fagioli e l’altro con piselli, ci sarà solo una probabilità che gli uni si differenzino spontaneamente dagli altri, contro un numero di probabilità di confusione che cresce al crescere del numero di fagioli e piselli. 

In parallelo, l’informazione necessaria a localizzare i vari ingredienti crescerà di pari passo al loro numero. Ma, più informazione, quindi meno entropia, comportano crescenti consumi energetici. Un esempio: se passiamo dalla TV in b&n a quella a colori, cresce enormemente l’informazione che lo schermo ci trasmette, col parallelo aumento dei consumi elettrici (energia pregiata) al crescere della definizione delle immagini. Lo stesso vale ovviamente per le immagini di una macchina fotografica, di una telecamera, di un computer, di un telefono cellulare. 

 

 

 Il passaggio dall'immagine in B&N a quella a colori richiede tanta energia (informazione)

quanto maggiore il numero di colori e la definizione.

  

La vita è una lotta senza quartiere dell’uomo contro l’inesorabile procedere dell’entropia. Anche il nostro cervello è un archivio che continua ad accumulare informazioni mentre invecchiamo, col loro drastico azzeramento nell’attimo in cui moriamo. 

Se gli esseri viventi sono sistemi aperti, nel senso che c’è un interscambio con l’ambiente di energia e materia, la Terra è un sistema chiuso, poiché scambia energia (solare in arrivo, termica in uscita verso lo spazio), ma non materia (a parte qualche trascurabile meteorite o la sottile polvere cosmica o la perdita di idrogeno nello spazio). Il 2° principio stabilisce che, in qualunque sistema, ogni sforzo per creare ordine in un luogo comporta la creazione di maggior disordine altrove: il bilancio è sempre a favore dell’aumento globale di disordine.

Nel caso della Terra, i raggi solari portano qui energia, utilizzabile per creare ordine, a spese dello stesso Sole, ossia delle reazioni di fusione nucleare che ivi si svolgono. Teniamo presente che l’ordine cresce al calare della temperatura, per diventare massimo in prossimità dello zero assoluto. Sul Sole, pertanto, il disordine è davvero “alle stelle”, e noi ne beneficiamo in minima parte, per quella minuscola frazione di raggi solari che colpiscono il nostro pianeta. 

Orbene, la sconsiderata proliferazione del genere umano sulla Terra è avvenuta, come già evidenziato in mio precedente articolo [VEDI], in virtù di una fittizia vittoria dell’uomo sull’entropia, permessa dall’euforico utilizzo di combustibili fossili e dai contemporanei progressi di medicina e tecniche agrarie. Vittoria fittizia, in quanto questo aumento di ordine, peraltro localizzato, ha comportato l’esplodere dell’entropia al di fuori delle oasi di temporaneo ordine. 

Il mondo è assillato dal disordine fuori dei perimetri, sempre più circoscritti, entro i quali vige l’ordine umano. E più l’uomo si affanna per liberarsi dell’assedio, più cresce il volume del minaccioso esercito “fuori le mura”.

  


 La caduta di Bisanzio nel 1453. Oggi il mondo civile, affollato in tante megalopoli,

è cinto d'assedio da inquinamento materiale e calorico

 

 La natura non ama l’ordine delle monoculture, che hanno permesso di sfamare sempre più bocche;  né ama gli allevamenti intensivi, che hanno permesso il consumo di carni ad ogni pasto, a spese di atrocità via via più intense sugli animali e sulle foreste spianate per far posto alle monoculture stesse. Certamente, i piccoli appezzamenti contadini erano meno ordinati ed efficienti delle odierne “fattorie modello”, ma i terreni non venivano drogati, gli animali non venivano gonfiati per aumentare la produzione, e la popolazione era proporzionale alla quantità di cibo così prodotta; le deiezioni diventavano letame, ossia il disordine benefico da cui le piante riorganizzano nuova vita. 

Il crescere dell’inquinamento e delle malattie non è che il segnale tangibile del disordine malefico creato dalla nostra pretesa di riordinare il mondo a nostro piacimento. E più lottiamo contro l’uno e le altre e più entrambi sono destinati a crescere, in una lievitante sproporzione tra costi e benefici, sanitari e ambientali. 

Prendiamo una discarica, simbolo del disordine letale voluto dall’uomo. Ben diversa dal letamaio, simbolo del disordine naturale e culla di nuova vita. Eppure, sono entrambi luoghi di massima entropia, in quanto minima è l’informazione su ammassi così caotici. Ma l’una è morta e genera morte, l’altro è vivo e genera vita.

 

 

 Il disordine esiziale di una discarica e quello vitale di una concimaia tradizionale

 

 Al contrario del 2° principio, accrescitivo, in quanto sancisce la crescita inarrestabile  dell’entropia, il 1° principio della termodinamica è conservativo, in quanto garantisce la conservazione dell’energia; ma non la sua qualità. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma (e io aggiungo: tutto si disperde, nel senso che non è più ricuperabile). Ciò vale sia per l’energia che per la materia; anche se l’accento viene perlopiù messo sull’energia, dimenticando che è proprio la dispersione nell’ambiente dei materiali di scarto che è alla base dell’inquinamento più visibile. 

Quanto all’energia, essa si presenta in vari gradi di “nobiltà”, nel senso della sua capacità di produrre lavoro: al primo posto svetta l’energia elettrica, la più ordinata, ma anche la più costosa; poi l’energia meccanica e quella chimica; mentre l’energia termica occupa l’ultimo gradino, in quanto è trasformabile nelle tre precedenti solo al prezzo di doverne scartare una grande frazione sotto forma di energia termica “vile”: quella che si scarica nell’ambiente e che era ben visibile alla foce del torrente in cui confluivano le acque di raffreddamento della centrale elettrica di Vado-Quiliano. 

 


Le acque di raffreddamento della centrale di Vado costituiscono il prezzo termico

da pagare per convertire energia termica in meccanica ed elettrica

 

Usando i combustibili fossili (e l’uranio) nelle centrali termiche e nucleari, gran parte dell’energia prodotta finisce come calore di scarto; e insieme a tutti gli altri usi, dal riscaldamento degli edifici ai motori dei mezzi di trasporto, l’uomo ne produce in crescenti volumi, che verrebbero dispersi nello spazio, assieme al calore eccessivo dei raggi solari, se non ci fosse un altro prodotto dell’ordine umano che ne intrappola in una coltre perversa il disordine ultimo: l’anidride carbonica, responsabile dell’effetto serra.

 

 

Devastazioni incendiarie in Grecia e California: calore di scarto che si auto-alimenta, sino ad esplodere

 

In un affresco medievale, ordine e disordine verrebbero raffigurati con un angelo munito di spada e un diavolo incendiario, il Bene e il Male. La scienza moderna ha stravolto questo semplicistico quadro, indicando proprio nell’umana ossessione per l’ordine la causa prima del disordine ultimo.

Le reiterate esortazioni papali ad accogliere migranti senza limiti contrastano con la sua saggia enciclica "Laudato si'".

 

Se la salvezza del pianeta, lungi dal costituire un assillo per la classe politica ed economica transnazionale, non fosse lasciata soltanto alle grida delle associazioni ambientaliste, il linguaggio corrente, veicolato dai mass media e dalle prediche di un papa che, contraddittoriamente, ha voluto chiamarsi Francesco in onore all’antesignano ecologista del XIII secolo, si smetterebbe di parlare di crescita “a prescindere”, nella consapevolezza che il prezzo della crescita, di produzione di merci e di procreazione di nuovi esseri umani dai continenti afro-asiatici [VEDI], comporta la disseminazione di disordine e inquinamento in proporzione esponenzialmente maggiore dei miseri vantaggi conseguiti, peraltro a prevalente godimento dei soliti pochi. Il video illustra peraltro quanto l’immigrazione con finalità umanitarie corrisponda al proverbiale svuotamento del mare con un secchiello.

Avviso ai governanti: fate un corso di fisica prima di posare il vostro deretano sugli scranni dei vari parlamenti legiferanti.

 

  Marco Giacinto Pellifroni    29 luglio 2018

L’autore è dottore in Chimica Industriale, con Master ad Ottawa, Canada

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