TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 636 del 14 ottobre 2018
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LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
Il risveglio di Mattarella Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
IL RISVEGLIO DI MATTARELLA

 Ci eravamo abituati ad un presidente della Repubblica che apriva bocca solo per frasi di circostanza: inaugurazioni, commemorazioni, tagli di nastri etc. Ciò fece ancora più specie dopo un Napolitano in esternazione continua e con irrituali interferenze nella vita politica del Paese.

Mattarella ha deciso di rompere il silenzio proprio in un momento delicatissimo, e cioè nel corso delle frenetiche trattative dei due partiti che, pur a lui dispiacendo, hanno ottenuto il consenso maggioritario degli elettori.

 

  

Ciampi-Napolitano-Mattarella: Tre presidenti allineati sulla cessione di sovranità dall'Italia all'UE, in barba alla Costituzione

 

L’espressione sfingea che lo aveva sin qui contraddistinto è alla fine caduta, per lasciar spazio ad un uomo sinora apparentemente super partes,mentre evidentemente in cuor suo sperava che il governo M5S-Lega che ora si profila non andasse in porto e si potesse fare una sorta di Monti-bis, nonostante nessuno provasse rimpianto per l’originale. 

Ora, è abbastanza singolare, per non dire paradossale, che il massimo esponente della Repubblica Italiana si spenda per limitarne la sovranità, in nome di un opaco pool affaristico, che si è auto-fregiato del titolo di Unione Europea. Non c’è bisogno di ricorrere a complottismi per affermare che la UE è sotto il tallone della BCE, e cioè un altro pool affaristico, questo apertamente privato, che decide i destini di 500 milioni di cittadini attraverso la proprietà della moneta, di cui dispone a suo totale  arbitrio.

Stiamo vivendo un paradosso dietro l’altro, se solo pensiamo alle connotazioni politiche dei partiti di destra e sinistra. Connotazioni date per morte, ma che in realtà si sono scambiati obiettivi. Se sino a tempi recenti le destre invocavano “Meno Stato, più mercato” a sinistra echeggiava il motto antitetico “Più Stato, meno mercato”. 

 

 

 L'impresa dannunziana di Fiume fu il prodromo del fascismo, nel metodo, nella gestualità, nel linguaggio. I totalitarismi sono il frutto di trattati capestro, da Versailles a Maastricht

 

Per ironia della Storia, oggi a difendere la natura pubblica della moneta, cardine dell’economia, non è già la sinistra, come ci si aspetterebbe, ma la destra, etichettata come “populista”. Mattarella afferma che ciò che vogliono i populisti è irrealizzabile. Ha ragione: continuando ad obbedire al clan BCE-UE non ci sono speranze di riprendere il cammino interrotto con la firma di trattati capestro: prima insomma che arrivassero a farla da padroni i “mercati”, la finanza, l’austerity di matrice germanica, quando l’Italia se la cavava egregiamente, addirittura meglio della Germania.

Sinceramente, dal Capo del mio Stato mi aspetterei un discorso finalmente coraggioso, non le solite lodi dell’UE e l’avversione per la politica sovranista, che vuole ridare allo Stato le sue legittime competenze. Mi vien fatto di dire, ancora una volta, “not in my name”. 

C’è un Paese che funge da spettro di quello che anche noi diventeremmo se continuassimo a chinare il capo a Bruxelles: la Grecia. I reportage che arrivano da quella disgraziata nazione non lasciano spazio a dubbi: sono in fase di dissanguamento ad opera della speculazione banco-finanziaria internazionale. Eppure hanno seguito punto per punto ciò che ai suoi governanti “dall’alto” veniva detto di fare. Risultato: miseria dilagante, diritti umani zero. Una nazione in fallimento, in balìa dei suoi presunti creditori, all’ansimante ricerca degli “aiuti” dall’UE, ossia prestiti a interesse e debito inestinguibile. 

Quindi, caro Mattarella, come puoi inneggiare alla sudditanza della nostra Repubblica ad un governatorato straniero a nome di quell’Italia che ti ha eletto (sia pure per interposte persone) per mantenerla libera e indipendente? Mi pare che lo dica anche la Costituzione, di cui tu sei il supremo garante. E mi pare che il popolo lo abbia ribadito a schiacciante maggioranza anche nelle ultime elezioni. Se siamo ancora in democrazia, è il popolo ad avere l’ultima parola, e nessun altro, sia pure il suo più alto rappresentante, e in quanto tale rispettoso delle scelte popolari.

  

  Marco Giacinto Pellifroni   13 maggio 2018

 

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