TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 644 del 9 dicembre 2018
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA 
Palazzo comunale di Savona: terminati i lavori Stampa E-mail
Scritto da SELENA BORGNA   
Savona, terminati i lavori di restauro della facciata del palazzo comunale

 “Il palazzo comunale ora è a posto dal punto di vista della sicurezza ed il lavoro è stato imponente”, ha dichiarato il sindaco di Savona Ilaria Caprioglio durante la presentazione del restauro appena concluso del palazzo comunale, “e voglio dire che i tempi sono stati rispettati ed è avvenuta la messa in sicurezza di tutto l’edificio”.


Stessa soddisfazione da parte dell’assessore ai lavori pubblici Pietro Santi: ”Questo lavoro era necessario dal punto di vista ambientale e per ciò che riguarda la sicurezza ed abbiamo anche tolto circa 678 metri quadri di copertura in amianto che presentava l’Eternit intatto che avrebbe potuto creare problemi in seguito. I costi sono stati di 217.000 euro per i lavori, 60.000 euro di iva e 40.000 euro di spese tecniche come progettazione e collaudo. Il bene è vincolato ed abbiamo notato che mancavano circa 28 colonnine sulle balaustre con rischio di crolli sui passanti”.


“Sono stati spesi circa 280.000 euro netti, di cui 217.000 per i lavori”, ha sottolineato l’architetto Spada del comune di Savona, “ed abbiamo sostituito la copertura di Eternit con fibrocemento che non è pericoloso per la salute. La balaustra ed il frontone erano precari, così come vi erano alcune colonnine mancanti che sono state rifatte uguali ai campioni di duralbo, e lo stemma della città è stato consolidato”.


“Il palazzo comunale è stato costruito nel lontano 1935”, ha evidenziato l’architetto Vernazza, “ed a quei tempi l’Eternit, materiale nuovo per l’epoca, era molto diffuso e l’allora podestà (il podestà fu, durante il fascismo, l'organo monocratico a capo del governo di un comune. Ricopriva tutte le funzioni del sindaco, della giunta comunale e del consiglio comunale, era nominato dal Governo tramite regio decreto e restava in carica 5 anni con la possibilità di riconferma) Paolo Assereto scelse questo materiale perchè lo ritenne più elegante senza sapere della sua pericolosità. Lo stemma comunale era realizzato con una struttura armata semplice e povera per i tempi e quella dei primi anni 30 fu una scelta affrettata perchè l’allora sede del comune, Palazzo Gavotti, era troppo piccola e l’edificio che ora è il Palazzo Comunale era l’asilo Regina Margherita con una piazza adiacente molto graziosa.


La fretta dipese anche dal fatto che il regime fascista voleva lasciare i segni nel’architettura come aveva già fatto nel palazzo delle Poste e nel Palazzo del Governo e l’edificio comunale doveva essere realizzato in stile tardo 800-inizio 900, scelta a mio parere corretta. Durante i lavori ci fu una variante della facciata principale riguradante 5 metri in travertino ed il frontone venne realizzato con materiali poveri. Il progetto dell’ingegner Campora doveva richiamare Palazzo Gavotti ma nel 1933 il nuovo podestà Giuseppe Aonzo cambiò la figura del frontone e lo stemma della città venne realizzato con i fasci littori, che vennero rimossi alla fine del regime. Durante il fascismo alcune piazza vennero create o ampliate per poter ospitare le adunanze del Partito Nazionale Fascista e l’attuale palazzo comunale era sede di uno dei più importanti asili della città ubicato in Piazza Sisto IV in onore del pontefice che portò questo nome, mentre l’altra piazza dedicata all’altro papa savonese, Giulio II al quale venne dedicata Piazza Della Rovere, accoglieva l’ospedale. Le difficoltà iniziali della realizzazione del palazzo furono dettate soprattutto dalla mescalanza dei materiali e delle tecnologie”.


“La rifinitura dell’opera era in pietra artificiale, comune negli anni 30”, ha esposto la restauratrice Maria Luisa Carlini, “ed era fatta con cemento armato. L’impasto era realizzato con polvere di marmo e calce e la messa in sicurezza avvenuta negli anni 80 ha creato notevoli problemi. Il rifacimento ha coinvolto molte parti dell’edificio ed il degrado è continuato portando ad un progressivo distacco dell’intonaco che ha obbligato ad un risanamento dei ferri senza trascurare il recupero ed il rispetto delle rifiniture di pregio colpite da un attacco biologico di muffe che ha reso obbligatoria una ricostruzione storica”.

“Con la fine del cantiere abbiamo recuperato 10-15 posti auto e riguardo all’Eternit voglio dire che stiamo monitorando tutti i luoghi in cui questo materiale è ancora presente ma il palazzo comunale è certamente l’edificio più importante”, conclude l’assessore Santi.

   SELENA BORGNA  

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