Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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Cinema: La battaglia di El Alamein Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
La battaglia di El Alamein
Un film di guerra a colori del 1969, diretto da Giorgio Ferroni

Nell'estate del 1942, le truppe tedesche di Rommel avanzano in Africa, costringendo provvisoriamente alla ritirata l'ottava armata britannica.  Il generale inglese Montgomery, consapevole della superiorità logistica degli inglesi soprattutto per quanto riguardava ogni tipo di rifornimento necessario negli scontri (prolungati) e nella tenuta dei territori conquistati, studia come portare nei migliori dei modi la controffensiva ai tedeschi-italiani. Siamo nei pressi di El Alamein.


Hitler non sembra molto interessato al Nord dell'Africa, gli preme affondare la Russia e il resto dell'Europa. Gli alleati antifascismi invece dimostrano misteriosamente di voler stare in Africa da protagonisti assoluti (per le risorse minerarie ed energetiche?).

Il generale tedesco Rommel, riceve all'improvviso l'ordine da Hitler di abbandonare il comando, al che egli giudica miglior cosa ritirarsi, ma per non essere sterminato lungo la ritirata dai più forti inglesi, convince la divisione italiana Folgore a sacrificarsi per ritardare il più possibile l'avanzata britannica, le perdite per gli italiani, in tal caso, potrebbero essere vaste se non disastrose.

Il tenente Giorgio Borri posto a difesa di un caposaldo, è affascinato dalla retorica fascista in particolare quella sull'Italia sacra ed eroica richiamante per certi aspetti più bellicosi i fasti del Sacro Romano Impero.


 Il suo eccessivo amore per il regime e la Patria sfiorante il misticismo portano il tenente Giorgio Borri a comportamenti non sempre razionali, in uno dei diversi scontri col nemico è responsabile infatti, (per delle mosse frettolose e sbagliate a lui solo ascrivibili), della morte di alcuni dei suoi uomini.


 Tra le file italiane però la percezione della assurdità di quella guerra si fa sempre più forte, perciò le idee del tenente fascista Giorgio col tempo si modificano. La sua maggior preoccupazione, dopo le scelte di Rommel riguardanti l'ordine del coinvolgimento suicida della divisione Folgore a difesa dei tedeschi, diventa quella di raggiungere sì lo scopo richiestoli dagli ufficiali tedeschi (cioè di favorire la ritirata tedesca): ma con estrema intelligenza tattica e sacrificio (di pochi): due aspetti sufficienti a salvare la vita alla maggioranza dei soldati della divisione Folgore.


Impartito, ai più, l'ordine di ritirarsi, egli resta, con pochi soldati e precari mezzi armati a contrastare l'offensiva dei carri armati britannici.

Secondo il film il sacrificio di questo pugno di uomini ormai del tutto delusi dal regime e dalla guerra, contribuirà al successo della resistenza della Folgore agli inglesi nemici e il suo nome diverrà per gli italiani paradossalmente un mito di pace, cioè di difesa dei preziosi valori di base di una nazione e non figura noir di esaltazione del bellicismo più avventuroso (come accadde col fascismo?).

 

  Biagio Giordano 

 

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