Settimanale Anno XVI
Numero 716 del 5 LUGLIO 2020
Tel. 346 8046218
Cinema: recensioni brevi Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

 Sala 6 Diana Savona

Borg McEnroe



Borg McEnroe è un film del 2017 diretto da Janus Metz con protagonisti Sverrir Gudnason e Shia LaBeouf.

Finale dei due campioni a Wimbledon, nel 1980, con numerosi flash back sulla vita di Borg, il cui personaggio è indubbiamente il protagonista principale del film.

Un film ben fatto, fotograficamente difficile ma con ottimi risultati innovativi, recitato con notevole bravura, una pellicola che scava nel carattere e nella personalità di Borg in modo intelligente facendo emergere la sostanza, stando quindi lontano da quelli aspetti della sua vita passati attraverso il cinico tritacarne dei rotocalchi.

Ne emerge una figura umana di campione credibile e particolare, di grande sensibilità umana, nella cui logica storica riguardante la sua evoluzione come uomo e campione, giocano diverse fattori che vanno dalle condizioni sociali non certo agiate e quindi determinanti nel spingerlo a cercare forti compensazioni, alla fortuna nell'incontrare nei club tennistici giovanili persone oneste e professionalmente competenti nel campo del tennis che hanno creduto nelle sue doti investendo, alle difficoltà con le donne che amava e rispettava molto ma che gli procuravano anche forti timori a causa del suo carattere insicuro, donne che comunque secondo il film lo sostenevano senza riserve nei suoi incontri e nei suoi progetti.

La insicurezza di Borg dice il film: era di origini sociali.

Film molto originale nel modo di raccontare per immagini, solo per questo meriterebbe già la promozione. Ottima quindi la regia di Janus Metz.
Occorre anche dire che la drammatizzazione, funzionale al racconto, è molto riuscita, grazie alla bravura dei due attori che impersonano Borg.

Biagio Giordano

 

 

Sala 6 cinema Diana, Savona

It

It, è un film del 2017 diretto da Andrés Muschietti, adattamento dell'omonimo romanzo di Stephen King

Felice ricetta horror caratterizzata soprattutto dal protagonismo nel film del punto di osservazione riguardante gli adolescenti.

Per tutta la durata del film la telecamera si mette infatti, per quanto riguarda gli accadimenti, al servizio del modo di percepire e vedere le cose degli adolescenti.

Ne scaturisce un empatia tra spettatore non adolescente e i ragazzi protagonisti delle scene, molto potente, che i numerosi effetti speciali, sempre ben funzionali al contesto significante delle scene voluto dal regista, prolunga ed espande verso un piano di sufficiente credibilità immaginifica legata all'inconscio, facendo funzionare efficacemente la finzione del film come esca dell'inconscio, ossia come se la coscienza fosse spesso invasa da pulsioni di scarica sublimate destinate a ridare quiete da soddisfazione dopo la tensione nella scena vista.

 

Biagio Giordano

 

L'imperatore di Capri

L'imperatore di Capri è un film del 1949, diretto da Luigi Comencini.

Capolavoro con protagonista l'inconscio linguistico di Totò; narrazione priva di ogni senso noto, razionalità assente, tipiche finalità conclusive del racconto inesistenti, nonostante ciò il film non annoia neanche per un attimo, i giochi linguistici di Totò sono superlativi fino a divenire mirabili quando si sovrappongono alle scene drammatiche sciogliendone le dure pulsioni come neve al sole...

Mai un comico nella storia del cinema ha raggiunto la particolarità di Totò di inventare rimanendo in uno stato psichico regressivo, condizione quest'ultima ideale per liberarsi del noioso spirito critico occidentale ed esprimere un Altro: liberatore di pulsioni artistiche senza meta, vaganti ma le cui associazioni libere in relazione con l'inconscio portano diritti verso un Altrove immaginifico misterioso e potente ancora abitato da antichi miti ben presenti in ciascuno di noi, probabilmente quest'ultimi presenti in zone della struttura della memoria quasi ormai inattingibili...

Un comico che nessuno è mai riuscito ad imitare, perché Totò non ha fatto scuola, tanto era la sua grandezza di artista originale e potente, forse i grandissimi non fanno scuola, Picasso docet...?

   Biagio Giordano

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