TRUCIOLI SAVONESI 
Settimanale Anno XIII
Numero 595 del 19 novembre 2017
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
Pensavo fosse un congresso e invece ... Stampa E-mail
Scritto da BRUNO SPAGNOLETTI   

PENSAVO FOSSE UN CONGRESSO

E INVECE E’ UNA PANTOMIMA!

 La pantomima, nel dizionario di Sabatino Colletti, ha tre possibili significati tutti riconducibili a una sceneggiata che potrebbe declinare in comica o tragica: rappresentazione scenica muta, affidata esclusivamente all'azione gestuale, talvolta accompagnata da musica o da voci fuori campo di mimi (come nel nostro caso), azione gestuale finalizzata alla comunicazione falsata e strumentale per sviare i veri obiettivi (significato estensivo), messinscena per commuovere o ingannare astanti e platea (in termini figurativi).

Il Congresso del PD di Savona che formalmente si aprirà domani (dopo la chiusura dei termini di presentazione delle candidature di venerdì 13 scorso), con la celebrazione dei Congressi di Circolo in questa settimana, in realtà è già sostanzialmente chiuso da qualche tempo, o meglio da quando sui giornali locali (Secolo XIX e Stampa) sarebbe emersa la verità (sussurrata) sui numeri dei tesserati e sulla lievitazione dei pani e dei pesci; fermentazione e rigonfiamento degli iscritti che sarebbe avvenuto (dicono i maligni) proprio nel giorno della chiusura del tesseramento che dava diritto al voto al Congresso.

Era il 7 ottobre scorso, data in cui si celebra la Beata Vergine Maria del Rosario per ricordare la vittoria dei Cristiani contro i Turchi a Lepanto nel 1571, quando – sui giornali locali – esce la doppia notizia del ritiro della candidatura di Alessandra Gemelli e della “conta” delle tessere che avrebbe assicurato un largo consenso all’altra candidatura di “area renziana” (Roberto Arboscello).

Io non so davvero come stiano effettivamente le cose sull’affaire tesseramento e m’interessa poco trasformarmi in novello Sherlock Holmes (non saprei neppure, dove ricercare il fido dottor Watson); peraltro, esistono gli Organismi di Garanzia che, pare, un’istruttoria l’avrebbero pur fatta, senza trovare grosse contraddizioni; “Elementare”! Vorrei proprio vedere come si fa a stabilire con certezza se l’iscrizione di un nuovo aderente sia mossa da convinzione “politica” o da interessi “strumentali”!  

E cosi si resta sospesi tra color che, sussurrando, accusano personaggi e ambienti vicini a determinate categorie della Cisl e della Uil di aver gonfiato il tesseramento per un’operazione di potere e altri che – ricordando fatti storici di contiguità politica, organizzativa e finanche finanziaria con la Cgil che fu – minacciano di rivolgersi alla Procura della Repubblica! E, tanto già basterebbe per qualificare come “a rischio veleni” un Congresso mai nato come luogo democratico per decidere linea politica e gruppi dirigenti.

Ciò che so è che un Congresso o è o non è! O è un luogo di dialettica vera e di confronto politico tra idee, programmi e candidature alternative; oppure diventa un appuntamento scontato e inutile che non può risolversi in qualche articoletto di giornale che lancia “sussurri e grida” e fa dire ci basta cosi perché sarebbe finalmente venuta fuori la qualità inquietante del “nuovo che avanza”; come se, dall’altra parte fosse arretrato e sconfitto “il vecchio” che ci ha portato al punto di non ritorno e che pur sosteneva – tra altri – la candidatura della Gemelli durata (ufficialmente) due giorni.

Saranno i nuovi metodi, le nuove strategie e tattiche della battaglia politica di cui non ho contezza, ma a me è parsa più un’operazione quasi sado – masochista che un confronto congressuale 2.0!

Siamo arrivati all’assurdo che il dibattito congressuale sulle cause della sconfitta elettorale e sulle nuove idee per la Città l’abbiano condotto un ex iscritto come Livio Di Tullio e l’attuale Assessore al Bilancio della Giunta Caprioglio, Silvano Montaldo che ha letteralmente affondato l’ex assessore Luca Martino e il suo timido tentativo di difendere l’indifendibile: ovviamente sempre sulle pagine del Secolo XIX e nella completa indifferenza dei Gruppi Dirigenti in essere, troppo impegnati a trovare soluzioni e mediazioni ai mal di pancia delle persone candidate e dei gruppi che le sostenevano.

Non basta, pare ci sia di più, molto di più! A decodificare i percorsi e le mezze intese tentate nell’ultimo mese, emergerebbe un contenzioso che rischia di aumentare, in forme esponenziali, sfiducia, sospetti, appannamento della militanza, ritorni al privato, scoramento e demoralizzazione crescente, mentre sembra di assistere al remake del film “Parenti Serpenti” di Mario Monicelli; ovviamente, nel nostro caso la “morte” riguarda il PD di Savona e non la nonna per l’esplosione programmata della stufa!

Proverò a ragionare su alcune delle più crude criticità correlabili al Congresso del PD! La crisi delle ideologie e dei partiti come forme di elaborazione collettiva, incubatori dei diritti, espressione della rappresentanza e fondamenta della democrazia e delle istituzioni costituzionali è, non solo, conclamata, ma fortemente avanzata negli ultimi anni, sino a renderli fluidi, scalabili, marginali.

Una siffatta rischiosità - come per tutte le altre forme Partito o Movimento – vale anche per il PD, che pure storicamente è stato il più immune dalle minacce di Partito personale.

I fatti di Savona – con un Partito progressivamente svuotato e ridotto a poco più di 200 iscritti - spesso gestiti “magari a loro insaputa” da correnti, sottocorrenti, famiglie, vassalli, valvassori e valvassini di turno – si è dimostrato “scalabile” come in Borsa con un’opa di poco costo; a conti fatti bastava un investimento di due mila euro (costo tessera 20 euro) per racimolare cento nuovi iscritti e incidere/decidere i nuovi equilibri nel Congresso. Di che ci si meraviglia? Di che ci si lamenta? E Chi ha portato il Partito savonese a un grado cosi semplice di scalabilità? Come si vede ce n’è per l’asino e per chi lo mena!

L’unico ammortizzatore per impedire una prevedibile deriva sarebbe stata la volontà (che non si è intravista da nessuna parte) di evidenziare la straordinarietà di un Congresso e la sua valenza esiziale dopo la storica sconfitta alle elezioni amministrative, costruendo  un percorso congressuale dal basso che rimettesse in campo la passione degli iscritti, dei militanti e degli elettori.

Si è scelta – con il consenso dei Capi bastone di tutte le aree (anche di quelle che oggi gridano allo scandalo!) – la solita strada delle riunioni e riunioncine tra pochi eletti, degli accordi e degli accordicchi che duravano qualche ora, e adesso si pagano le conseguenze!

Non si è voluto capire che bisognava svoltare e affidare al raccordo democratico base – gruppo dirigente l’avvio del percorso di risalita, con la selezione dal basso dei punti programmatici per tentare una ricucitura del rapporto spezzato e logorato con la Città, per ricostruire nel tempo la rete delle relazioni con una società civile fortemente mutata negli ultimi anni, sia in termini di referenti sociali, sia di bisogni espressi, per ripensare le forme di rappresentanza di una moderna forza politica riformista nella società savonese dell’oggi.

Un processo in progress da iniziare nel Congresso con una battaglia politica in esplicito, senza sotterfugi, intese ex ante, miserie di operazioni strumentali, volto a innovare il Partito, premiare il merito, liberare forze capaci, chiudere con il passato e le stagioni della rissosità, del rispetto formale e della denigrazione sostanziale (l’un contro l’altro armati), della caduta della solidarietà tra amici e compagni, delle camarille, delle consorterie, delle bande e delle logge politicanti; come dei gruppi di pressione tenuti assieme dal collante del potere e dai percorsi politici personali.

In una siffatta situazione la politica dello scaricabarile non premia più nessuno; e, davvero nessuno può sottrarsi dalle sue pesanti responsabilità (vale anche per me, ovviamente)! Siamo ben oltre il punto di non ritorno e non c’è davvero da invidiare Chi sarà eletto, che dovrà caricarsi dell’eterna fatica di Sisifo che – come dovrebbe essere noto – è il simbolo di qualsiasi impresa inutile, destinata a vanificarsi non appena compiuta.

Io continuo a chiedermi come farà il compagno dott. Arboscello (di Bergeggi) a dirigere il Partito di Savona (la decaduta) già oberato dal suo lavoro di farmacista e di sindaco di Bergeggi; un Comune che – per molti mesi l’anno proprio un comunello da poco più di mille abitanti, non è; sempre che non sia Uno e Trino e non nasconda virtù da Beyond Captain Kirk della serie Star Trek o da Eddie Hall “The beast”. Comunque, auguri e buon lavoro visto, peraltro, che io contro la persona di Arboscello che manco conosco bene, non ho proprio nulla di personale.

E’ noto che dietro l’operazione politica di Roberto Arboscello alla Segreteria del PD ci sia la regia del duo Barbara Pasquali e Cristina Battaglia affiancati dai nuovi driver o ragazzi di bottega (chiamateli come volete) Piero Billò della Uil e Dario Lavagna militante Cisl, rioccupato da ATA a FG Riciclaggi; un team che parrebbe in grado – dopo le operazioni di nuove iscrizioni/adesioni – di avere la maggioranza dei consensi congressuali.

Una strategia congressuale che dal loro punto di vista non solo sembrerebbe vincente, ma ha una sua motivazione e finalità politicamente esplicita: dare un segnale netto di discontinuità con gli errori della precedente Amministrazione di Centro Sinistra, rafforzare il rapporto Gruppo consiliare e Partito sulla qualità della nuova opposizione portata avanti dalla Capogruppo, sganciarsi dai lacci ingombranti del gruppo dei “vecchi” che hanno governato il Partito e, soprattutto la Città, avere un ruolo sulle candidature politiche e regionali prossime, provare a dare un segnale d’innovazione alla società civile savonese.

La strategia e la tattica dell’altra parte dell’area renziana, espressa con la candidatura di Alessandra Gemelli (persona competente e sicura risorsa, alla quale voglio un gran bene dal punto di vista personale), sostenuta da un gruppo di giovani risorse, ma anche appoggiata dall’estesa e articolata area delle antiche personalità sconfitte, ben aldilà delle intenzioni della Candidata, si è oggettivamente rivelata debole, incomprensibile, sballata, politicamente quasi puerile e destinata (come è puntualmente avvenuto) a sicura sconfitta perché non sorretta né da una alternativa programmatica, né da una volontà di portare avanti una battaglia politica esplicita, né da una chiamata partecipativa degli iscritti e dei militanti; ma perchè nata, anch’essa, nelle segrete stanze tra pseudo dirigenti e alimentata da patti presi e poi fatti saltare per aria come botti di Capodanno, al primo accenno di difficoltà di tenuta.

Una candidatura annunciata il 5 ottobre (il giorno dopo la lettera di candidatura di Arboscello), durata due giorni e ritirata il 7 ottobre con un “obbedisco” al Deputato Vazio (Referente savonese dell’area renziana verso la Segreteria Nazionale); candidatura scioltasi come neve al sole e di cui è davvero difficile comprendere motivazioni e finalità, se non per marcare una presenza tattica di pura testimonianza o ottenere una qualche contropartita politica di nessun peso.

Ma possibile che una risorsa intelligente come Alessandra Gemelli abbia abboccato come il pesce muggine? E qui le letture divergono; sembrerebbe che sino a qualche giorno prima della formalizzazione della candidatura di Roberto Arboscello, l’intera area renziana (scelta ad personam dal Segretario Provinciale Giacomo Viglierchio) avesse convenuto sulla candidatura unitaria di Alessandra Gemelli; intesa poi stracciata nel momento in cui l’area (Pasquali, Battaglia, Billò, Lavagna) ha avuto contezza che l’operazione delle nuove adesioni aveva cambiato le carte in tavola e la conta dei voti disponibili!

Sta qui il dramma della Pantomima, l’allucinante superficialità di scelte consumate nelle segrete stanze, il disprezzo della partecipazione democratica degli iscritti e dei militanti, la perdita di autorevolezza di un Gruppo Dirigente complessivo inadeguato e spesso irricevibile nel metodo e nelle scelte di merito.

Sui cosiddetti “orlandiani” della minoranza capitanati dall’on. Anna Giacobbe, ci sarebbe da stendere un velo pietoso per aver rinunciato a partecipare alla battaglia congressuale, aver scelto l’aventino e la comoda posizione dello “stiamo a vedere” come se il dramma esiziale del PD non fosse cosa anche loro!

Cosi si è ridotto il PD di Savona per responsabilità di tutti, ma in particolare dei Gruppi dirigenti della Federazione provinciale, della Segreteria comunale e di quanti hanno incarichi pubblici istituzionali (Parlamentari, Consiglieri Regionali, Sindaci e Consiglieri comunali).

Con siffatte premesse il Pd a Savona è già morto, altro che risalire la china e rimettersi in sintonia con i nuovi bisogni della Città!

Che cosa farò, francamente non lo so o meglio non l’ho ancora deciso; ma è assai difficile che possa condividere e anche coprire operazioni che ci stanno traghettando all’ultimo disastro.

 

  BRUNO SPAGNOLETTI

 

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