TRUCIOLI SAVONESI 
Settimanale Anno XIII
Numero 583 del 30 Luglio 2017
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LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA

Torniamo a settembre.
Buone vacanze a tutti


Caffè nero macinato a Predappio Stampa E-mail
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Scritto da FULVIO SGUERSO   
CAFFE’ NERO MACINATO A PREDAPPIO
 Chi avesse nutrito ancora qualche dubbio sulla sopravvivenza del fascismo come ideologia e come mito deve arrendersi all’evidenza: l’apologia del fascismo, peraltro maldestra, del nostalgico bagnino di Chioggia non è un caso isolato: il culto del Duce è vivo e vegeto come non mai, tanto che – come riferisce Federico Capurso su La Stampa di martedì 11/07/17 - si moltiplicano in Rete i siti, i blog e le pagine Facebook che inneggiano a Benito Mussolini. E così capita di vedere il Duce che interviene nella discussione in corso sullo Ius Soli, oppure che commenta, tramite il gestore del sito, un suo ritratto a cavallo via  Instagram.


 Sul sito ”Rivoluzione fascista”, con  più di trentamila followers, si possono seguire dei video ‘in diretta’, tra i quali spicca la “santa messa live” celebrata ogni anno a Predappio dal sacerdote fascista don Giulio Tam in suffragio di Benito Mussolini (chissà cosa ne pensa papa Francesco!). La pagina Facebook “Giovani Fascisti Italiani” ha appena due anni di vita e conta già oltre 86mila amici. Grande seguito ha pure la pagina “Laziale e fascista” che riunisce in un solo fascio fede calcistica e fede politica. Questo culto del Duce e del Ventennio ha propiziato anche un fiorente commercio di gadget e di prodotti che usano come marchio il nome di Mussolini. A Predappio da tempo la nostalgia del Ventennio è diventata anche business (un po’ come avviene nei pressi dei santuari,  a Fatima, a Lourdes o a Medjugorje, dove la devozione popolare costituisce anche una fonte di guadagno per gli abitanti di quei luoghi) è attivo dagli anni Cinquanta l’esercizio commerciale Ferlandia, presente anche online con una vasta offerta di prodotti di propaganda fascista: si va dall’acqua di Colonia con tappo di legno con le fattezze del Duce, alle bottiglie di vino “Nero” con il fascio littorio come etichetta, al caffè macinato in tre miscele: “Credere, Obbedire, Combattere”, è via di questo passo. Che cosa si può dire di fronte a questa fenomenologia della galassia nera e del commercio che usa il nome di Mussolini come brand per vendere un’affiliazione o un prodotto? Scandalizzarsi non serve a niente, come non servirebbe a niente – pur comprendendone le ragioni etiche -una legge come quella proposta da Emanuele Fiano, nella quale si prevede di punire con il carcere da sei mesi a due anni la propaganda del regime fascista o nazifascista.


 E per porre argine al proliferare dell’ideologia nera online, la pena è aumentata di un terzo se il reato viene commesso via web. Mi dispiace per Emanuele Fiano, persona sulla cui onestà intellettuale non c’è discussione, architetto (figlio di Nedo Fiano, ebreo deportato ad Auschwitz e unico sopravvissuto della sua famiglia), attualmente fatto oggetto di insulti volgari da parte di teppisti, appunto, del web; ma non è con la repressione che si possono sconfiggere le idee, per aberranti che possano essere; non con la repressione, ma, caso mai con la persuasione, se gli interlocutori fossero persone razionali, in grado di soppesare le proprie idee alla luce di considerazioni storiche, etiche, logiche ed economiche. Il problema è, che senso ha invocare un nuovo Duce oggi, in Italia, se non quello di manifestare un profondo disagio, e anche una volontà disperata di “cacciare via i nuovi Tarquini” che occupano da decenni abusivamente le istituzioni repubblicane (almeno a cominciare dalla cosiddetta seconda Repubblica)?

 
Tutto questo inneggiare a Mussolini è anche il sintomo di una mancanza: la mancanza di una figura carismatica in cui credere, di un padre ideale capace di visione e di indicare orizzonti nazionali e mondiali che superino gli attuali angusti, ma anche criminali (penso alle diseguaglianze e alle guerre tuttora in corso e a quelle che si stanno preparando) assetti politici ed economici. Bene, come convincere questi orfani di Mussolini che il secolo dei totalitarismi e dei nazionalismi è ormai consegnato ai libri di storia? Oggi, se di dittatura si vuol parlare, bisogna spostare il tiro dall’egemonia politica a quella scientifico-tecnologica. Ormai, a decidere le sorti dell’umanità non saranno più nuovi Mussolini, nuovi Hitler o nuovi Stalin, ma chi avrà a disposizione gli apparati scientifico-tecnologici più potenti. Sempre che non siano questi apparati stessi a dominare già sul Pianeta. 

 FULVIO SGUERSO 

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