TRUCIOLI SAVONESI 
Settimanale Anno XIII
Numero 583 del 30 Luglio 2017
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA

Torniamo a settembre.
Buone vacanze a tutti


Nascita e morte di un’economia Stampa E-mail
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Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
NASCITA E MORTE DI UN’ECONOMIA

 Partiamo da zero. Dall’Eden primigenio, come nella Bibbia

Un numeroso gruppo di pionieri ha scoperto una nuova terra e ne prende possesso; elegge un consiglio di saggi, cui conferisce pieni poteri, primo tra questi la potestà di stampare moneta.

In marcia verso la California. Com'è oggi e come potrebbe ancora essere (VEDI)

Onde permetterne l’utilizzo da parte dei pionieri, ormai cittadini stanziali, nei loro scambi commerciali, il consiglio, che chiameremo Stato, finanzia la costruzione delle infrastrutture necessarie allo sviluppo del neonato Paese. A tal fine paga gli estrattori delle materie prime e le imprese di costruzioni, costituitesi ad hoc, con la moneta stampata dalla zecca di Stato. Debiti verso qualcuno? No. Interessi? Nessuno. Quindi, niente debito pubblico. Questa si chiama sovranità monetaria statale. Se necessitano merci estere, il loro valore deve corrispondere a quello delle merci esportate. Ergo, bilancia dei pagamenti in equilibrio e valore della moneta stabile.

S’insinua il serpente tentatore


 Il serpente trafitto di Cagliostro anticipa il simbolo del dollaro, oggetto dell'umana bramosia

Qualcuno però comincia a nutrire crescenti appetiti verso questa facoltà dello Stato di creare moneta a seconda delle necessità della popolazione. E così si insinua, con subdole manovre e propri emissari, nel consiglio dei saggi, che però respingono sdegnosamente qualsiasi compromesso.

Passano gli anni, i vecchi saggi muoiono o escono di scena e vengono man mano sostituiti da personaggi dalle orecchie più sensibili alle sirene di facili ricchezze. Le avanguardie, i “padri fondatori”, sono sempre “duri e puri”. Ma spianano la strada ai viscidi.

[Fuori di favola: l’Ottocento è stato teatro di formidabili scontri tra i banchieri e i presidenti dei neonati Stati Uniti su questo tema. Con tanto di cadaveri o feriti in ripetuti attentati presidenziali. Fino alla vittoria finale dei banchieri con l’istituzione, nel 1913, della loro Federal Reserve (Fed), che ha poi funto da modello alla BCE. Un altro Presidente, JF Kennedy, provò nel Novecento a replicare Lincoln: emise moneta di Stato, eludendo così il monopolio della Fed; ma fece la sua stessa fine poco dopo: 22 novembre 1963. Sospetti simili gravano sull’assassinio di Aldo Moro, che fece, pur in maniera ridotta, lo stesso esperimento fatale, stampando 500 lire di Stato per miliardi].

 
Dollari di Stato di JFKennedy e caricatura di dollari della Fed (incostituzionali)

Il nodo scorsoio degli interessi

Soltanto uno sprovveduto o un colluso può accettare di cedere l’emissione di moneta dallo Stato (quindi senza debito né interessi) ad un clan privato, che ipso facto ne diventa il parassita. Per giunta il clan esige interessi; e gli interessi sono inestinguibili*, per cui rendono chiunque schiavo perenne del presunto creditore: sia il debitore un singolo privato o uno Stato.

Uno Stato ormai indegno del nome

Ma procediamo. Dunque, installatisi i banchieri nella ex zecca di Stato, sono loro a dettare l’agenda legislativa, normativa, sociale ad uno Stato, ridotto ormai a loro zimbello, dietro la facciata di nobili principi democratici, peraltro regolarmente disattesi. La classe politica, ossequiosa ai voleri bancari, esegue ogni ordine le pervenga, dalle modifiche alla Costituzione alla firma di Trattati atti a stravolgere la convivenza civile, il corpo elettorale (mediante invasioni straniere e successivo jus soli), il potere d’acquisto salariale, l’ordine pubblico, le diseguaglianze sociali.

£ 500 Biglietto di Stato; £ 1000 della c. d. Banca d'Italia, privata

Tutto all’insegna della svendita di beni pubblici in nome del “privato è bello” (a cominciare dal danaro) e “viva la libera concorrenza”. Peccato che questa viga solo per il popolo, mentre i banchieri godono del monopolio principe, quello della moneta, senza concorrenza alcuna!

Funzione dei soldi nello Stato nascente

Se torniamo per un attimo allo Stato nascente, ci rendiamo subito conto che i soldi che esso ha messo in circolo per fare le infrastrutture servono alla gente per i propri scambi commerciali, pagare gli stipendi, le materie prime, ecc. Quindi NON possono messere restituiti. Né lo Stato li richiede, se non in caso di inflazione, tramite le tasse. Le tasse, infatti, in quello Stato nascente, non servono per pagare le opere pubbliche, ma per drenare eccessivo denaro circolante (inflazione), con conseguente perdita di potere d’acquisto per unità monetaria. Il denaro emesso per finanziare le opere pubbliche è quindi equiparato a gettito fiscale; mentre nello Stato lacchè è denaro preso in prestito, quindi crea debito pubblico e interessi.

Fuor di metafora


In blu l'interesse lineare, in rosso l'interesse composto (anatocistico)

I banchieri non hanno mai preteso (prima del Fiscal Compact) la restituzione del debito pubblico, accumulatosi negli anni soprattutto a causa degli interessi: ad ogni scadenza dei titoli che lo Stato emette contro i contanti che riceve da quella grande tipografia che è la BCE, nuovi titoli vengono emessi, non solo a copertura di quelli in scadenza, ma anche per il pagamento degli interessi composti (pur vietati dalla legge sull’anatocismo), in crescita esponenziale. La rincorsa di un Pil in perenne crescita (consumismo) serve a bilanciare la crescita del debito, causata dagli interessi. È questa la moderna Fata Morgana, che dissangua (materie prime) e inquina (rifiuti) la Natura.

Governi lacchè della finanza

I responsabili della nostra politica monetaria hanno firmato, dimostrando la propria incompetenza o connivenza,** a nostre spese:

a) il Fiscal Compact, che prevede un rimborso in 20 anni del debito pubblico eccedente il 60% del Pil (l’Italia è attualmente al 133%) mediante sottrazione di denaro dal circuito economico (causa di recessione); ***

b) il pareggio di bilancio in Costituzione, equiparando l’economia di uno Stato a quella di una famiglia, mentre esse sono radicalmente diverse;

c) il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, di cui più nessuno parla), contribuendo in maniera sproporzionata al suo finanziamento.

Il buco nero delle banche commerciali

 
Torri bancarie: gli odierni laboratori alchemici, coi bit al posto dell'oro.
Mentre gli Stati assistono, ossequienti

Come se questo immane furto delle ricchezze prodotte da tutto il Paese non fosse sufficiente, le banche commerciali, insoddisfatte di fungere da mere intermediarie del credito, come prevede la legge, hanno pensato bene di battere la stessa banca centrale nella creazione di denaro dal nulla, poi rifilato per buono agli ignari cittadini, arrivando ormai a produrre il 92% del denaro circolante, mediante l’erogazione di mutui o finanziamenti. Un paradosso colossale, per cui la vera moneta legale (comunque anch’essa fiat) si è ristretta all’8%, mentre impazza quella illegale al 92%, la quale si regge non su una legge, bensì sull’implicito avallo dei governi lacchè, che ne obbligano l’uso per importi superiori ad € 3.000, incluso il pagamento delle tasse! Un vero mostro extra-giuridico.

Un mostro di cui avrebbero avuto avvertenza i proto-cittadini dello Stato nascente, ma non noi, con tutto l’intrico di soldi veri e falsi in circolazione, di cui nessuno conosce ormai l’origine e la destinazione finale.

Marco Giacinto Pellifroni      30 luglio 2017 

 

* Vedi il mio articolo “Interessi bancari: perché?”.

** Segnalo a chi nutrisse ancora dubbi al riguardo questo eloquente articolo:

 DERIVATI TESORO-MORGAN STANLEY: LA CLAUSOLA MALEDETTA (Terza parte)

 E che dire dell’occhio strizzato alla controparte (grandi banche d’affari) di nostri ministri e massimi dirigenti del Tesoro, in vista della loro assunzione (o quella di parenti stretti), dopo il loro mandato presso lo Stato?

 

*** Qui sono indicati, in calce, partiti e singoli parlamentari che votarono il Fiscal Compact nel 2012. Unico partito compattamente contrario: Lega Nord.

 Trattato sul Fiscal Compact Ddl 5358 - voto finale

Trattato sul Fiscal Compact - DDL n. 3239. Votazione finale

 

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