TRUCIOLI SAVONESI 
Settimanale Anno XIII
Numero 595 del 19 novembre 2017
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
Interessi bancari: perché Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
INTERESSI BANCARI: PERCHÉ?  

 In epoca romana chi voleva far colpo per la sua cultura scriveva in greco; nel Medio Evo fino al XX secolo si faceva colpo scrivendo in latino o celebrando in questa lingua la Santa Messa. Oggi la messa è in italiano, affinché il popolo capisca; ma altre messe –laiche- ricorrono a numeri e formule matematiche per dar loro un’aura di ieratica sacralità. Tra queste l’economia: si dà a credere che, per capire come funziona, ci voglia una laurea a Harvard o almeno alla Bocconi e, se si diventa ministri, provenire da qualche banca d’affari o da un organismo internazionale, tipo IMF, WB, et sim.

Nei miei scritti, invece, ho sempre cercato di usare parole dirette allo scopo, che è quello di farsi capire da tutti.

Oggi mi limiterò ad una domanda: qualcuno s’è mai chiesto perché, a fronte di un prestito, vengano richiesti degli interessi?


L'interesse è come il sale dell'acqua di mare: più ne bevi più ti asseta

Le religioni, cattolica lungo tutto il Medio Evo, e islamica sino ad oggi, hanno sempre bollato gli interessi come usurari. Quella ebraica li proibiva solo tra ebrei, ma erano leciti se praticati a fedeli di altri credi.

Noi qui non ci inchiniamo a simili giudizi, di matrice religiosa, e cerchiamo invece una risposta meno fideistica e più logica.

Gli interessi hanno un senso solo se equivalgono a quello che, nel campo delle cose concrete, si definisce un “affitto”: ti cedo il godimento di una casa, di un’automobile o di qualsiasi altro bene fruibile, compresa una somma di denaro, privandomi dal goderne io stesso per un dato periodo; durante il quale tu mi paghi questa mia privazione, equivalente al tuo godimento.

Elementare, no? Certo, ma soltanto se i due soggetti del prestito sono normali cittadini o imprese. Il discorso non vale invece se chi mi presta il denaro è una banca, soprattutto una banca odierna, al 100% digitale.

Eh sì, perché qui il discorso della privazione di un bene non regge più: la banca non ha i soldi che pretende di prestarti. Ho già scritto ad nauseam sul ricavo del 100% che le banche traggono dai prestiti creati all’istante quando contraggono un mutuo; ma resta da capire in base a quale logica chiedano pure un interesse. L’interesse qui, non funge più da compenso per la privazione di un bene esistente, bensì da copertura del reale meccanismo di appropriazione dell’intero capitale prestato man mano che esso viene rimborsato. Come dire: se non chiediamo un interesse, lavoreremmo gratis.

Qualcuno dirà che gli interessi, al pari degli affitti di un bene fisico, vanno in parte a coprire il logoramento che il bene subisce nel tempo; un logoramento che, nel caso di somme di denaro, compensano non solo il mancato uso del denaro prestato, ma quel suo peculiare logoramento o perdita di potere d’acquisto che si chiama inflazione. (Fenomeno tanto temuto dai banchieri, specie tedeschi, da suggerir loro cure da cavallo, leggi: rarefazione monetaria o austerity, sfociata nella recente deflazione e povertà crescente).

Gli interessi dunque come mezzo per sopperire al calo del potere d’acquisto? Ma non è che siano proprio gli interessi a far affluire nuovo denaro nel circuito monetario, diluendone il valore e creando così inflazione?

Agli economisti ortodossi forse sfugge che, a livello aggregato –ossia non considerando un singolo prestito, ma il loro insieme- la richiesta massiva di interessi è destinata a rimanere inevasa, a meno di chiedere nuovi prestiti, quindi nuova immissione di denaro bancario (sempre dal nulla, fiat money), per cui se prima compravi un bene a 100 ora devi sborsare 105, poiché la società ha dovuto chiedere 5 di denaro extra alle banche per il saldo degli interessi che esse si ostinano a richiedere.

 Immagine stilizzata della moderna banca digitale

E li richiedono, come già accennato, per celare al pubblico il fatto di essere un’allegra fabbrica di soldi, che uno Stato pavido riconosce, facendosi connivente di un simile colossale raggiro nell’ignoranza generale, incoraggiata con continue distrazioni, sia voluttuarie che di crescenti e ossessivi adempimenti e regole di ogni genere, togliendo alla gente il tempo e la mente per informarsi su questioni cruciali per la sua stessa vita.

Ora che siamo caduti in deflazione, nonostante il QE (Quantitative Easing) della BCE di Mario Draghi, che dimostra come il denaro non sia una merce, soggetta alle restrizioni dei beni fisici, si dice che l’inflazione stimola gli acquisti e quindi la crescita. Quindi: benvenuti interessi!

In realtà il QE ha inondato di denaro a tassi infimi, persino negativi, i bilanci delle banche, fatti apparire esangui, in quanto il grosso dei ricavi (i prestiti rimborsati) non compaiono nei bilanci stessi! Mentre le banche hanno continuato a fare prestiti tutt’altro che a tassi infimi. E dunque, si chiederà, come mai siamo in deflazione? Semplicemente perché è caduta la domanda di prestiti, perché le aziende non hanno fiducia nel futuro e non investono. Del pari, le famiglie non spendono, perché temono la perdita del lavoro e si ritrovano a dover mantenere i figli, precari o disoccupati, fino ad età un tempo impensabili, quindi non in grado di metter su famiglia e fare altri figli. Molti gruppi famigliari tirano avanti con le (magre) pensioni dei nonni. E invece che far circolare più soldi e invertire questa spirale recessiva, si è pensato bene di andare a prelevare barcate di neri da un’Africa allo sbando a causa di nostri interventi “umanitari”, e compensare  così il calo demografico, non importa a quali costi sociali, culturali, identitari e di sicurezza.*

In conclusione, la classe politica, non solo nostrana, ha dimostrato la propria incapacità di governare, lasciando il timone dell’economia, ossia il denaro, nelle mani di un clan di banchieri transnazionali privati, diventandone ostaggio. Tanto che non meraviglia neanche più che decisioni fondamentali in campo politico e sociale siano ormai appannaggio della magistratura**, che peraltro è parimente latitante sul fronte monetario; quasi che ci volesse il cranio di Einstein per capire come realmente funziona.

 
Simboli del passaggio di poteri dal Parlamento ai Tribunali

 Lo stallo sia politico che giudiziario in questo campo porta poi ad invocare “l’uomo forte”, ammesso che per forte si intenda uno in grado di fermare, senza farsi ammazzare, gli assi pigliatutto che tirano le fila dell’economia tramite la finanza. Certo non un buffone come Trump, che in campagna elettorale tuona contro la finanza predatoria  e l’eccessiva presenza militare USA nel mondo, per poi mettere nei posti chiave banchieri di Wall Street e alzare il budget del Pentagono a livelli mai visti ($ 534 + 54 milardi!), finanziandolo con drastici tagli all’ambiente, al welfare e alla sanità.


Molti vedono in Putin l'uomo forte di oggi

Per uomini forti intendo vari presidenti degli Stati Uniti, come Lincoln e JF Kennedy, o in Italia Aldo Moro. Che hanno però pagato con la vita il loro coraggio.

 Erdogan agli immigrati: fate almeno 5 figli, siano loro il futuro dell’Europa: 

http://www.lastampa.it/2017/03/17/esteri/erdogan-a-turchi-che-vivono-nellue-fate-figli-siete-il-futuro-delleuropa-CLKSPiIY57fe9FBY10JRqN/pagina.html 

 
 ** Significativo questo articolo di un quotidiani di destra:

 

  Marco Giacinto Pellifroni      19 marzo 2017 

 

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