di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 688 del 8 dicembre  2019
Tel. 346 8046218
Mourir pour des idées non è un gioco a squadre ... Stampa E-mail
Scritto da SIMONA SACCONE TINELLI   
 

 MOURIR POUR DES IDÉES NON E’ UN GIOCO A SQUADRE ED E’ INGIUSTO DISTINGUERE TRA MORTI DI SERIE A E DI SERIE B!

 Prendo spunto da questo periodo dell'anno in cui si accavallano numerose giornate di celebrazioni e rimembranze, a partire dal cosiddetto Giorno della Memoria; giornata particolare, istituita il I novembre 2005 con la risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha stabilito, per il 27 gennaio di ogni anno, una Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell'Olocausto.

Una volta tanto il nostro Paese aveva anticipato tutti e con la Legge 20 luglio 2000 n.211 aveva già stabilito di istituire la Giornata della Memoria del 27 gennaio “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”

M’interessa davvero poco l’approccio meramente politico delle “memorie”, ma io non sono una politica; e preferisco sviscerare l'animo umano con i suoi grandissimi pregi e, a volte, con inenarrabili difetti.

Per non offendere nessuno né creare sterili polemiche che non m’interessano, fanno soltanto bagarre e non costruiscono nulla di utile, inizierò con il dire che la storia narra d’impavidi eroi, vittime e terribili carnefici, ma è chiaro che l'uomo in quanto tale ha sempre avuto bisogno di valori, ideali ed esempi in cui credere e, anche perseguire (e non sta a me sindacare se giuste o sbagliate! I valori fanno parte della cultura di ognuno e non m’interessa dare giudizi partigiani).

L'idealizzare e mitizzare un altro essere umano, se ci pensiamo, è a volte molto semplice; e il cosiddetto culto della personalità ha coinvolto tante figure politiche vecchie e antiche di musici, cantanti, scrittori, poeti, filosofi, letterati, geni e così via...!

La mia personale convinzione è che Noi amiamo seguire un leader! E, se i Leader poi sono Politici o Persone particolarmente politicizzate o attrattive, noi italiani ci andiamo a braccetto per tirare fuori il peggio di noi; e questo nel tempo non ha fatto altro che ritorcersi contro il bene collettivo del Paese portandolo allo sfacelo che c’è adesso.

In tutti questi anni ho visto litigare sui morti passati come se esistessero morti di serie A e serie B, ho visto celebrazioni di defunti usate e vendute a partiti politici in cambio di favori, ho visto litigare per un morto se era meglio o peggio che fosse morto, ho visto osannare alla trucidazione e alla morte di gruppi politici, ora di destra ora di sinistra, ho visto linciaggi mediatici naturalmente sempre sopra ai morti...che, giacché morti, pace alla loro anima, non possono parlare.... e menomale!


Ora la domanda che mi sono posta è la seguente, ma coloro che sono morti seguendo un loro ideale e hanno lasciato mogli, figli, madri, parenti per perseguire animosamente e calorosamente ciò in cui credevano se vedessero tutto ciò cosa penserebbero?

Penserebbero che siamo piccoli e miserabili a usare il loro coraggio e il loro sangue per litigare e metterci pregiudizialmente uno contro gli altri armati senza sforzarci di comprendere, dialogare e trovare punti d’intesa possibili.

Come siamo diventati così cinici e cattivi da questionare anche sui morti? Come abbiamo potuto catalogare i morti in serie A e serie B?

Chi ci da il supremo diritto di classificare persino i morti?

Ed ecco ricomparire la famosa legge dell'esperienza, della quale l'essere umano fa volentieri a meno perché, sedersi a un tavolo (seppur ognuno con le proprie differenze) e costruire, è sicuramente più faticoso che non stare a polemizzare o insultare tramite social,televisioni o giornali.

Siamo l'unico popolo che non è mai riuscito a scendere in Piazza tutto unito, prima la destra, poi la sinistra, poi i sindacati, poi quelli di destra, poi quelli di sinistra, poi quelli di centro......e così belli disuniti e litigiosi abbiamo visto calpestare tutti i diritti sanciti dalla nostra costituzione: il diritto all'istruzione, il diritto al lavoro, il diritto alla sanità e tutti gli altri Diritti inalienabili della Prima Parte della Costituzione Repubblicana.


E' vero l'Italia ha visto anche una guerra civile dove tutti hanno avuto morti, dove il sangue e il dolore hanno bagnato tutte le famiglie italiane, ma proprio per questo non dovremmo salvare la nostra costituzione e i nostri diritti?

Personalmente penso che l'insegnamento che ci hanno lasciato i nostri partigiani morti sull’uno e l’altro fronte, sia quello di non cadere negli stessi errori; ma di parlare in modo onesto e con educazione con chi abbiamo vicino e magari non la pensa come noi al 100 per cento, ricordandoci che solo con il dialogo e lo scambio di idee si ottiene la crescita umana, culturale, civile e forse anche politica.


L'ottusità e la carenza di dialogo portano solo a scontri e divisioni; mentre esiste una parola che si chiama rispetto che dovremmo imparare non solo per i vivi, ma a maggior ragione per chi non c'e' più.

Chi mi conosce sa che non mi sono mai permessa di criticare nessuna commemorazione o nessun gesto di umana pietas verso chi non c'e' più................lasciamo che ognuno ricordi e ami chi ha nel cuore e impariamo da loro la forza del coraggio e delle proprie idee.

Simona Saccone Tinelli 

 

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