TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 676 del 15 settembre  2019
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La normalità che ci aspetta dopo l’emergenza... Stampa E-mail
Scritto da PIER FRANCO LISORINI   
 La normalità che ci aspetta dopo l’emergenza.
A meno che…

Francesco Borgonovo sulla Verità del 16 novembre svela come stia procedendo la creazione di sovrastrutture permanenti e di nuove professionalità nello scenario di una nazione liquida nella quale l’elemento italiano è destinato a diluirsi e scomparire. Le università organizzano percorsi didattici, corsi di laurea e master ad hoc, in sinergia con la galassia delle onlus e con il sostegno di ambienti afferenti alla sinistra e alla Chiesa. Il fatto che i soggetti direttamente coinvolti siano un’irrisoria minoranza avulsa dal Paese reale non deve trarre in inganno. Con gli appoggi nascosti e scoperti di cui gode, con gli interessi in gioco, le posizioni di potere già acquisite e destinate a espandersi, quella minoranza è in grado di alimentare, gestire, perpetuare il flusso migratorio, che presto farà a meno di scafisti e barconi e potrà sostituire  gli interventi emergenziali con rotte regolari facenti capo alla stessa organizzazione centralizzata, destinata a prendere il posto dell’attuale frammentato modello di accoglienza.  Qualche naufragio, annunci drammatici e non verificabili di morti in mare, meglio se bambini, serviranno a frastornare l’opinione pubblica e a convincerla della bontà di un progetto che, mentre pone fine al dramma delle vittime  e all’illegalità del traffico che lo provoca, si presenta  anche come la soluzione definitiva al degrado e alla  minaccia  dei clandestini sparsi per le città e accampati nelle periferie. Infatti li toglierà dalle strade e da centri di accoglienza improvvisati per farne una comunità  compatta e ordinata, in piena osmosi con i Paesi di provenienza, fornita degli strumenti per l’occupazione sistematica di posti di lavoro, abitazioni, mezzi di comunicazione. Con la definitiva acquisizione dello ius soli, non solo per nascita ma per semplice residenza, divenuti tutti cittadini nella pienezza dei diritti civili e politici,  gli africani si vedranno riconosciuta la tutela della cultura, delle consuetudini e delle norme giuridiche di origine, ivi  compresa la poligamia. In forza della pari dignità delle confessioni religiose e dell’offesa che reca alla fede islamica il culto e l’esibizione delle immagini saranno soppresse le ricorrenze religiose e sarà proibita l’esposizione del crocefisso. Il papa non avrà nulla da eccepire: in fondo l’iconoclastia è già nella nostra tradizione e ha avuto un forte radicamento nel cristianesimo, è gradita ai laici, elimina la superstizione, purifica la fede e facilita l’unificazione di tutte le fedi. Nelle scuole diverrà obbligatorio l’insegnamento dell’arabo e in arabo dovranno essere redatti i documenti pubblici. L’Italia sarà ufficialmente un Paese bilingue.

 
Francesco Bogonovo

 Questo non è uno scenario di fantasia, è ciò che inevitabilmente succederà e a cui già ci si sta accomodando. È la normalità che succederà all’emergenza.

Di fronte a questo scenario come reagisce la maggioranza? Da quelle signore acide, aggressive, ottuse, dall’aspetto sgradevole che rappresentano il Pd  non si riesce a cavar fuori una sola idea personale, sembrano telecomandate, si stenta a credere che siano persone vere e non dei manichini.  Miracolate come sono dalle quote rosa e da una dissennata legge elettorale, la loro umanità viene fuori solo quando buttano all’aria il guscio istituzionale che le ricopre  appena si accenna ai loro onorevoli emolumenti. I loro lugubri colleghi maschi invece sono specializzati in sorrisi di sufficienza, vivono in una dimensione surreale, non c’è verso di fargli mettere i piedi per terra, negano l’evidenza con una sicurezza che scoraggia qualsiasi interlocutore. Se chiedi loro: “Quando finiranno gli sbarchi?”  non rispondono, battono sull’argomento canonico “bisogna salvare le persone, non possiamo lasciarle morire in mare”, che sostituisce quello ormai accantonato “la legge del mare impone di salvare i naufraghi”, accantonato perché ormai tutti sanno che partenza dei barconi e intervento della marina militare sono concordati telefonicamente. Fino a poco tempo fa rassicuravano l’opinione pubblica e i loro elettori sentenziando che “noi sì andiamo a prendere i clandestini ma non per tenerceli, loro non vogliono restare in Italia, devono per forza passare di qui ma sono diretti in Germania, in Svezia, magari in Lapponia ma qui non ce ne rimane nemmeno uno”. Ovviamente era una menzogna che faceva il paio con l’altra: “paga tutto l’Europa”, ma per parecchio tempo ha funzionato. Se cerchi di metterli con le spalle al muro e ricordi loro le balle che hanno raccontato sui rimpatri, non si scompongono e straparlano di governi con cui dovrebbero chi sa da chi essere presi accordi e se suggerisci un semplice blocco navale sbottano “dovremmo violare le acque territoriali della Libia? Sarebbe guerra, vogliamo la guerra?”. Un’idiozia in ogni caso, ma un’idiozia tanto più intollerabile se solo si pensa che in Libia scorrazzano indisturbati e senza aver chiesto il permesso a nessuno dei tre o quattro pseudogoverni libici gli eserciti americano e di mezza Europa, compresa, of course, in barba al parlamento, l’Italia. Poi è stato chiaro che il governo italiano aveva barattato la flessibilità sui conti pubblici con l’accoglienza  e allora …contrordine compagni! La  parola d’ordine cambia: “noi siamo migliori, siamo buoni, siamo umanitari, siamo il fiore all’occhiello dell’Europa, un modello per tutti”. Ma, anche con la faccia di bronzo che non difetta ai compagni, pretendere che al danno si aggiunga la beffa, che gli italiani siano felici e contenti perché le loro città si riempiono di africani è veramente troppo. E allora nuova correzione del tiro grazie al colpo di genio del prestigiatore fiorentino ossessionato dal referendum: dagli all’Europa, che ci boccia la manovra e ci riempie di clandestini. Così ecco che  un tetro esponente del Pd poco elegantemente sbotta: “l’Europa ci ha dato una fregatura, non ha rispettato i patti, ci ha lasciato soli”.  Certo, quali fossero questi patti e con chi sono stati stipulati non ci viene detto, forse non ci viene detto perché sono il risultato di un ignobile baratto, forse perché il pataccaro aveva fiutato la possibilità di prendere non due ma diversi piccioni con una fava, far contenti la Chiesa, le cooperative, tutto il sottobosco che intrallazza con l’accoglienza, ricevere denaro fresco dall’Europa, escludere dal deficit gli stanziamenti per l’accoglienza, magari opportunamente gonfiati.


 Di sicuro i governi europei non avevano preso l’impegno ad accogliere un numero indeterminato di clandestini, che sarebbe stato come firmare una cambiale in bianco. Di sicuro i governanti europei, anche se l’avessero voluto, anche se le famiglie politiche che li sostengono ci avessero guadagnato, non avrebbero potuto farlo perché i cittadini che rappresentano non glielo avrebbero consentito. Torna comodo alla stampa italiana puntare il dito contro Orbán e plaudire al gradasso di Rignano che minaccia sfracelli contro i Paesi dell’est Europa che alzano muri concreti o virtuali ma a mettere una diga al flusso degli invasori, profughi o no, sono tutti i governi europei e dice bene il compagno onorevole quando riconosce che l’Italia è rimasta sola. Non perché gli altri l’hanno lasciata col cerino in mano ma per l’ingordigia, l’incoscienza, la stupidità di tutta una classe politica, di un governo sgangherato e dell’inquilino abusivo di palazzo Chigi convinto che l’Italia coincida con la cerchia dei suoi amici e che governare il Paese consista nel subornarne i cittadini. In quel suo improvviso voltafaccia sull’Europa, col brusco passaggio dal culto della Carta di Ventotene alla minaccia di un’Italexit, non c’è niente di serio: solo una sceneggiata col doppio obbiettivo di vellicare gli umori popolari  e di ricattare la Commissione per ottenere quella flessibilità in più che gli serve per le mance elettorali. Del resto sulla questione dei “migranti” non è la comunità europea il bersaglio di Renzi ma sono i governi nazionali, succubi della volontà popolare, succubi degli interessi dei loro cittadini, incapaci di educarli, orientarli, distrarli o semplicemente intimorirli. Perché è così che in Italia si intende la democrazia, e non solo da parte dell’imbonitore fiorentino.


I commissari europei

 I commissari europei dal canto loro vivono in una turris eburnea e sono del tutto indifferenti a quel che accade negli Paesi di cui dovrebbero essere espressione. Loro sono in sintonia con i mandarini dell’Onu e delle sue gemmazioni, sono culturalmente oltre la Nazione e i suoi confini, sono paladini della globalizzazione e se questa comporta un rimescolamento etnico e un appiattimento della popolazione europea tanto meglio perché ciò contribuirà a spingerli sempre più in alto, a renderli inaccessibili e inattaccabili. Ora hanno perso il loro migliore alleato, il premio Nobel per la pace che si è adoperato per scatenare la terza guerra mondiale, che si era inutilmente speso per evitare il divorzio della Gran Bretagna dall’Europa e non ha potuto evitare il tonfo elettorale del suo partito e della sua erede designata.  Il nuovo inquilino della Casa Bianca non sembra disposto ad essere il burattino della grande finanza che ha sostenuto l’Unione europea, il colpo di stato in Ucraina, la primavera araba, la globalizzazione e l’invasione di clandestini, e del resto il tonfo della Clinton è anche quello del suo principale finanziatore, Soros. Si sa che la potenza e l’invasività del capitale finanziario condizionano la politica planetaria da almeno un secolo e sarebbe ingenuo illudersi che l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti metta fine all’intreccio planetario fra capitale e politica. D’altro canto niente dura per sempre e già ora la supercasta transnazionale di cui il partito di Vendola ci ha regalato un campione, o meglio una campionessa, come terza carica dello Stato comincia a traballare. Il futuro siede sulle ginocchia di Zeus e non mi azzardo a fare previsioni ma è ragionevole sperare che l’Europa delle patrie riprenda fiato, si venga a capo della matassa siriana e mediorientale, si normalizzino i rapporti con la Russia. Questo nostro governo, che, al di là della pochezza dei suoi esponenti, rappresenta solo se stesso, non è sicuramente in grado di  inserirsi attivamente in questo quadro. È nato in funzione del disfacimento dell’identità nazionale, è aggrappato ad un’idea di Europa che fortunatamente si sta dimostrando irrealizzabile, si è sdraiato in modo osceno sulla prospettiva di un’Italia multietnica e multiculturale, è responsabile di un danno forse irreparabile per l’economia e la sicurezza del nostro Paese.

  

 Intanto, mentre si stanno ponendo le premesse per la normalizzazione che cambierà l’identità dell’Italia, questa fase turbolenta dell’invasione, che i compagni chiamano emergenza ed è in realtà il momento critico di trapasso verso quella normalità, ci sta costringendo a vaccinarci contro la tubercolosi, che era scomparsa, ci fa vivere con l’incubo della  meningite – e i responsabili della sanità che hanno dato l’allarme si guardano bene dal dirci qual è l’origine del focolaio –, riempie di pidocchi le nostre scuole, ha portato intorno a noi la scabbia, che tanto non è mica niente di grave. E intanto il peso schiacciante dei clandestini da mantenere e quello degli stranieri regolari,  che non sono per nulla una risorsa ma, al contrario, fra ricongiungimenti, pensioni sociali, spese sanitarie, rimesse, sono un drenaggio continuo delle nostre risorse, ci fa stare da nove anni senza contratti nel pubblico impiego, è responsabile del mancato adeguamento delle pensioni in barba a una sentenza della corte costituzionale, porta inevitabilmente ad un inasprimento della pressione fiscale già intollerabile. Questa è l’emergenza. Quando le acque si saranno calmate, quando quello che ora sembra provvisorio e eccezionale sarà diventato la norma e non ci saranno più improvvisazione, politici che debbono raccontare bugie, prefetti costretti a far arrivare di notte, come ladri, pullman carichi di africani; quando tutto sarà regolare, legale, alla luce del sole, sarà chiaro dove ha traghettato l’Italia questo Caronte toscano col suo europeismo d’accatto: fuori dall’Europa, con le Alpi che segnano il confine fra l’Occidente scollacciato e senza fede e una teocrazia cattoislamica ben coperta nelle mani di imam e cardinali, con un reddito pro capite dimezzato senza toccare la nomenklatura e quanti si arricchiranno con l’inevitabile boom edilizio, le infrastrutture necessarie, le nuove posizioni di potere. Ci saranno più insegnanti ma meno pagati, più medici ma meno pagati, salari al limite di una sofferta sussistenza, servizi ridotti al minimo per una popolazione bianca e nera accomunata dalla medesima povertà, nuove professioni improduttive e parassitarie A dicembre vedremo se Caronte si sfracellerà sugli scogli del referendum. Sicuramente i suoi superiori, quelli che l’hanno piazzato al timone, non staranno con le mani in mano. Ma nemmeno noi.

  Pier Franco Lisorini

Pier Franco Lisorini è un docente di filosofia in pensione

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