Settimanale Anno XVI
Numero 721 del 13 settembre 2020
Tel. 346 8046218
Cinema: L'eclisse Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

L'eclisse

 Titolo Originale: L'ECLISSE

Regia: Michelangelo Antonioni

Interpreti: Alain Delon, Monica Vitti, Francisco Rabal, Louis Seigner, Lilla Brignone, Rosanna Rory, Mirella Ricciardi, Cyrus Elias

Durata: h 1.58

Nazionalità:  Italia, Francia 1962

Genere: drammatico

Al cinema nel Settembre 1962

Recensione di Biagio Giordano

Film gratuito su You Tube

Primi anni '60. Quartiere Eur di Roma, estate, appartamento borghese di un intellettuale, ogni vano appare ricco di arredi, composizioni estetiche dal gusto raffinato  e opere d'arte preziose qua e là. Prime ore dell'alba. Vittoria (Monica Vitti) ha appena passato una notte in bianco col suo fidanzato Riccardo, il loro rapporto appare in difficoltà, la donna sembra non riuscire più a trovare motivi di dialogo.

Vittoria non sa se ama Riccardo, o non sa che altro tipo di sentimenti possano essere eventualmente ancora in gioco, per saperlo deve allontanarsi da lui e aspettare che sia il tempo a chiarire qualcosa. La donna  percepisce ormai Riccardo come un libro, o un oggetto abituale che si usa e poi si mette per un po' di tempo da parte.


Riccardo, è preoccupato dei lunghi  silenzi della donna ma sembra non voler accettare questa situazione, è impaziente di capire le cause di certe assenze di parole, nella notte hanno discusso sulla necessità di una decisione, l'uomo è ancora innamorato e le ricorda che lui ha fatto tutto il possibile per renderla felice e se non c'è riuscito vuole capire dove ha sbagliato e cosa deve fare adesso per rimediare, al che Vittoria gli rammenta che è un discorso vacuo perché quando si erano conosciuti lei  aveva 20 anni ed era  felice già di per sé.

Vittoria, svincolatasi dalle braccia di Riccardo, esce dalla sua casa dirigendosi verso la propria abitazione, percorre a piedi una strada larga completamente deserta situata tra quartieri ancora silenziosi e apparentemente vuoti, resi brutti da cantieri edili disordinati che abbandonano per strada senza scrupoli oggetti ingombranti, lo spettatore viene subito immerso in un'atmosfera straniante che lo trasporta verso non comuni orizzonti di attesa.

All'improvviso Vittoria viene raggiunta in automobile da Riccardo che si lamenta di non averla invitata prima a fare il percorso verso casa con la sua auto, l'uomo insiste perché salga su, un atteggiamento che dimostra  una certa resistenza dell'uomo a  voler capire lo stato d'animo reale di Vittoria. Forse  l'uomo è annebbiato da pulsioni contrastanti, o forse è preda  di desideri narcisisti-maschilisti che solo ora, nel pericolo di un angoscioso abbandono, si manifestano in tutta la loro potenza. La donna rifiuta di salire sull'auto, Riccardo allora decide di accompagnarla a piedi fino all'uscio di casa; attraversano strade più strette, anche non asfaltate, fatiscenti, tra alberi sofferenti e abitazioni economiche,  nel frattempo l'ambiente che li circonda comincia a dare i primi segni di risveglio, a sorpresa, un bambino, simbolo di purezza, attraversa la strada di fronte a loro.

Dopo alcuni stacchi, Vittoria la vediamo scendere da un taxi in una via trafficata, e dirigersi verso l'edificio della Borsa di Roma, un palazzo antico al suo interno animato da turbolenze umane di ogni genere, situato non a caso di fronte a una Farmacia che in quel luogo sembra aver assunto da tempo  la funzione di soccorritrice dei perdenti in borsa.

Vittoria al suo interno vi trova sua madre che gioca  in borsa sotto l'assistenza di un consulente finanziario affermato, di nome Piero (un personaggio insolito per Alain Delon),  la donna vince, e Vittoria su iniziativa dello stesso Piero fa conoscenza con lui rimanendone in qualche modo attratta.

 I due si rivedono. Il carattere e i modi di Piero, arrogante e cinico affarista, non piacciono a Vittoria che è donna dal carattere dolce e meditativo, e  viceversa Piero è infastidito  dai continui non so della donna che così risponde alle sue numerose domande esistenziali e private su di lei.

Nonostante ciò  fra i due nasce un'attrazione molto forte, che per certi aspetti appare irrazionale, o logicamente misteriosa. Riccardo e Vittoria finiranno per amarsi, seppur in mezzo a forti contrasti. La coppia si promette   un amore reciproco senza fine.

Ma la sera stessa, dopo la confessione del loro amore, i due innamorati stranamente non si presentano all'appuntamento, in quello che era il solito luogo  nella solita ora, le 20.

La macchina da presa rimane fino alla fine del film nel punto dove erano soliti incontrarsi Piero e Vittoria, precisamente nei pressi di una casa in costruzione vicino a un grosso bidone edile in ferro in cui scorre acqua corrente, essa si sofferma su dei segni galleggianti lasciati dalla coppia nell'acqua, una scatola di fiammiferi aperta e un pezzettino di canna facente parte del complesso del  rivestimento provvisorio del palazzo. La macchina da presa segue poi pazientemente il rivolo d'acqua a zig zag che esce dal bidone di ferro fino al suo raggiungimento nel marciapiede della strada, poi si susseguono più di 50 inquadrature del posto, animate da sguardi di persone o giochi geometrici, oppure da effetti di natura come il vento sugli alberi e una moltitudine brulicante  di termiti su un tronco di legno.


Diverse  le zoomate  della macchina da presa sugli edifici, per seguire linee e segmenti dei palazzi, angoli e particolari di balconi e finestre, poi in primo piano volti di donne, una che aspetta il bus aggiustandosi il rossetto sulle labbra, un'altra che fissa il vuoto, poi un viso di donna inquieta tra le sbarre di una recinzione, un anziano dall'aspetto motivato che si rassetta, un uomo che scende dal bus con un giornale aperto, l'Espresso, da cui si legge che la pace è debole, che il pericolo nucleare è una realtà, poi si leggono alcune cose non chiare sulla guerra fredda coinvolgenti Kruscev, in seguito sulla strada si nota un calesse che passa correndo al trotto, una infermiera sul marciapiede con sulla carrozzella un neonato il cui viso viene inquadrato per un attimo in primo piano, nel frattempo arriva la notte, si accendono i lampioni, e dopo alcune inquadrature panoramiche dall'alto dell'intera zona, la macchina da presa  sceglie a caso un lampione acceso, si avvicina e compie una zoomata da primo piano della plafoniera incandescente, la forte luce fa scomparire i dettagli del braccio che la sorregge dominando il primo piano dell'inquadratura, l'effetto visivo che ne deriva fa venire in mente per somiglianza,  la luce di un'esplosione atomica. Poi la fine.


Un finale che non vuole essere pessimistico rispetto al tema del film riguardante la crisi dei sentimenti umani, ma  sottolineare controversie, contraddizioni, complessità dei rapporti d'amore degli umani di quell'epoca, alla luce oggettivamente triste di un concetto di mercato che ben indica come quest'ultimo sia riuscito ad estendere, proprio in quel periodo,  la sua logica aberrante, dalle sembianze luminose, a sentimenti e desideri umani anche intimi  favorendo forme di perversione implosive, silenti, nei modi di desiderare, volersi bene, provare passioni, e nelle più comuni ambizioni sociali.

  Biagio Giordano   

 

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