TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 680 del 13 ottobre  2019
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Il museo Pertini colpevolmente ignorato.... Stampa E-mail
Scritto da MASSIMO BIANCO   
IL MUSEO PERTINI-CUNEO COLPEVOLMENTE IGNORATO
DALLE AMMINISTRAZIONI COMUNALI SAVONESI

 Come certo saprete domenica prossima è in programma la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla tomba di Sandro Pertini a Stella e per l'occasione la massima carica istituzionale italiana sarà accompagnata a vedere il museo Pertini, realizzato a Savona grazie all'importante donazione di dipinti e sculture che il prestigioso uomo politico locale fece alla sua città. Peccato che il suddetto museo, allestito al terzo piano del Priamar ed equamente suddiviso tra le opere appartenute al beneamato presidente e le sculture realizzate dalla grande artista savonese Renata Cuneo, giaccia ormai nel dimenticatoio.


Attualmente il museo ha un orario di apertura che definire ridotto è eufemistico: solo la domenica mattina dalle 10,30 alle 12,30, ufficialmente a causa della scarsa affluenza di pubblico, che essendo insufficiente a coprire i costi aggraverebbe le già disastrose difficoltà economiche in cui versa il Comune, ormai capace solo di tagliare spese a tutto spiano. Fino ad oggi tuttavia il museo non ha mai ricevuto la benché minima promozione, tanto che all'interno della fortezza che lo ospita si fatica a trovare indicazioni sulla sua ubicazione e pochissimi croceristi in visita al cinquecentesco edificio si accorgono anche solo della sua presenza. In effetti il disinteresse è tale che quelle sculture della Cuneo inopinatamente vandalizzate ormai parecchi anni fa non ci risulterebbero essere mai state restaurate e giacciono tutt'ora abbandonate dentro qualche magazzino nonostante le (evidentemente ipocrite) grida di scandalo che l'indecoroso atto suscitò all'epoca.

Venerdì 8 settembre un responsabile alla cultura ha presenziato, salendo perfino sul palco insieme all'assessore alle politiche giovanili, giusto per farsi un po' di pubblicità gratuita, allo spettacolo musicale organizzato nel maschio della fortezza e culminato con la splendida performance dei torinesi Mau Mau. D'accordo, abbiamo apprezzato l'impegno profuso e ringraziamo, peccato che su quello stesso Priamar giaccia ignorato un museo contenente opere di grande spessore artistico. Evidentemente la signora sindaco Caprioglio (è direttamente sua, ci sembra, la delega in materia) non ritiene che le arti figurative siano cultura oppure che non siano sufficientemente popolari per garantirgli voti se tra cinque anni decidesse di ripresentarsi alle elezioni?


Invece di mantenersi sul solco negativo della precedente amministrazione di centro sinistra, ignorando e ridimensionando sempre più questa sua ricchezza, perché l'attuale maggioranza non si decide a rilanciarla, pubblicizzando a dovere il museo tra la cittadinanza, rendendolo più facilmente reperibile e pressando la Costa Crociere affinché venda finalmente ai suoi croceristi pacchetti comprensivi sia della Pinacoteca più raccolta della ceramica di Palazzo Gavotti, sia del museo archeologico, sia del Santuario di Savona con il suo pregevole tesoro (museo attualmente chiuso, se non andiamo errati) e sia, appunto, del Museo Pertini Cuneo, ovviamente ampliando adeguatamente l'orario di apertura di quest'ultimo? Perché a noi pare veramente ridicolo che il sabato pomeriggio, quando la Costa Diadema ammiraglia della flotta e la Costa Favolosa sono presenti in porto in contemporanea con migliaia di turisti potenzialmente interessati, il museo sia chiuso mentre la domenica mattina navi da crociera in approdo spesso neppure ve ne sono. E se qualcuno pensa che ai croceristi dell'arte nulla gli freghi potrà ricredersi compiendo un giro nel centro storico cittadino appunto in una qualsiasi tarda mattinata del sabato. All'autore dell'articolo che state leggendo quest'estate è capitato di farlo e di stupirsi dinanzi, ad esempio, a una seicentesca Cattedrale savonese talmente affollata di turisti da suscitargli la straniante sensazione di trovarsi all'interno della fiorentina Santa Maria del Fiore, anziché in una ben più insignificante chiesa locale. Quel giorno vi erano addirittura croceristi in coda per entrare, a pagamento, nella cappella Sistina, che di quella romana dal punto di vista artistico qualitativo ha purtroppo in comune solo il nome. Eppure ancora oggi ai suddetti croceristi viene proposta perfino una gita al non così rilevante centro commerciale di Serravalle Scrivia, situato a un centinaio di chilometri dal porto, e non la visita ai musei cittadini, posti a non più di cinquecento metri in linea d'aria dal punto di approdo.

E nel caso qualcuno pensasse di trovarsi di fronte a oggetti di scarso valore vorremmo rammentare che la collezione Pertini raccoglie opere di artisti italiani tra i più significativi e apprezzati del '900, da Manzù a Morandi, da Guttuso a Sassu, da De Pisis a Vedova, Da Sironi a Pomodoro. Tuttavia quella che il sottoscritto ritiene davvero meritevole di visita e di considerazione è la sezione dedicata a Renata Cuneo. Renata Cuneo (Savona 1903 – 1995) fu una grande scultrice, che in vita ricevete numerosi riconoscimenti e attestati di stima e di valore, non ultimo quello di essere il primo scultore di sesso femminile della storia a ottenere un'intera sala della prestigiosa biennale di Venezia (la rassegna d'arte più importante d'Europa)  per esporre le proprie opere. I suoi unici “torti” furono quelli di essere persona schiva a introversa, qualità caratteriali che la portarono con gli anni ad auto isolarsi dal contesto artistico e soprattutto di essere nata e vissuta a Savona, la cui cittadinanza e le cui istituzioni sembrano imbattibili nell'ignorare e trascurare le poche cose di valore che possiedono, a partire dai loro edifici Liberty, tanto orgogliosamente vantati quanto contraddittoriamente trascurati per decenni. Cari lettori, quanti tra voi che avete avuto la pazienza di giungere fino a questo punto dell'articolo sapevano chi era Renata Cuneo ed erano informati sulla presenza a Savona di un interessante museo a lei dedicato avendolo perfino visitato? Pochi, scommettiamo. Alzi inoltre la mano chi tra voi (e tra i vostri conoscenti: chiedeteglielo) sa come si chiama l'autore della bella e rinomata “Fontana del Pesce” di Piazza Marconi, raffigurante un pescatore che lotta a mani nude con uno squalo dalla cui bocca zampilla l'acqua.


Ebbene sì, è proprio Renata Cuneo e tra le tante opere presenti nell'esposizione permanente sul Priamar (tra cui le sculture mostrate in questo articolo) potrete, infatti, trovare anche il primo bozzetto preparatorio in miniatura della fontana scolpito dall'artista. Fontana che nei cinquantatré anni trascorsi da quando è stata realizzata e installata non ha visto una sola amministrazione comunale che si sia presa il disturbo di farvi piazzare davanti una targhetta per commemorarne l'autrice e ricordarne il nome. Ma allora che ci stanno a fare gli assessori alla cultura? Eppure Renata Cuneo, ormai ignota perfino in patria, meriterebbe una ben maggiore notorietà a livello nazionale e perfino internazionale.

Noi siamo convinti che se i quadri e le sculture della collezione Pertini e le opere d'arte realizzate da Renata Cuneo fossero adeguatamente pubblicizzate e promozionate, spiegando con accuratezza di cosa si tratta (cioè che in esposizione non ci sono le pipe usate in vita dal Presidente o statuette di una pinco pallina qualsiasi ma inestimabili oggetti di grande spessore artistico), sia tra la cittadinanza sia, soprattutto, tra i croceristi, la grande sala a loro dedicata (e, rammentiamolo, invisibile e praticamente introvabile per i numerosi visitatori della fortezza) non andrebbe più regolarmente deserta e i biglietti venduti contribuirebbero a ridurre il deficit comunale. Speriamo dunque che questo articolo e la visita del presidente Mattarella servano a svegliare l'amministrazione Caprioglio, perché noi di Trucioli dubitiamo che esista un altro museo pubblico con appena due ridicole ore settimanali di apertura.

Cari signori della giunta e del consiglio comunale tutto, se dovesse persistere il vostro totale disinteresse verso la pittura e la scultura cittadine, tanto varrebbe chiudere, come si suol dire, baracca e burattini e cioè o trasferire le opere nella Pinacoteca di Palazzo Gavotti o, se manca lo spazio, buttare tutto quanto in mare a dar rifugio ai pesci, che forse almeno loro apprezzerebbero.

Massimo Bianco 15/9/16.

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