TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 676 del 15 settembre  2019
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L’Italia è da tempo sotto attacco Stampa E-mail
Scritto da PIER FRANCO LISORINI   
L’Italia è da tempo sotto attacco
sotto il profilo economico, politico, nazionale

Chi scrive non è un cacciatore di verità nascoste nè si appassiona alle teorie del complotto ma per non vedere quello che sta capitando all’Italia e il piano che ne decreta la distruzione bisogna essere completamente ciechi o conniventi. L’Italia è da tempo sotto attacco sotto il profilo economico, politico, nazionale. Mi riferisco solo agli avvenimenti più clamorosi. La banditesca aggressione alla Libia orchestrata dal piccolo napoleone francopolacco aveva come principale obiettivo  l’egemonia italiana sulla sua ex colonia; la decapitazione di Finmeccanica per commesse ottenute oleando all’estero qualche ingranaggio lascia senza risposta la domanda sul danno che ne avrebbe sofferto il contribuente italiano; sulla caduta di Berlusconi nessuno ha mai chiarito l’accusa di furto  che giustificò il fermo di Rubi con tutto quello che ne seguì. Ma che siano stati inquirenti italiani a scoprire il giro di tangenti nell’altra parte del mondo o a segnalare la presenza della ragazza a Milano e a inventare il pretesto per arrestarla è meno credibile di balla del barone di Munchausen.  Fin qui si tratta di cose gravi, per il sospetto di interferenze sul governo o sulla magistratura e il dubbio sulla sovranità dello stato italiano. Quello che sta accadendo negli ultimi anni con il flusso ininterrotto di cosiddetti migranti, con la marina militare che invece di difendere i confini svolge un servizio regolare di traghetto rendendosi complice di un invasione è qualcosa di più e di peggio. La pressione migratoria sui paesi ricchi è un fenomeno ricorrente, pericoloso ma fisiologico, soprattutto se i provvedimenti per contrastarlo lo mantengono entro limiti tollerabili e riescono comunque a filtrarlo.


La politica dissennata degli Stati Uniti e dei loro complici europei  ha reso quella pressione esplosiva  e tutti i paesi europei, in modi diversi, hanno avvertito la gravità della situazione e preso misure più o meno efficaci. Tutti tranne l’Italia. Altri hanno alzato muri e steso reticolati, hanno condannato a parole la chiusura delle frontiere ma hanno respinto i clandestini come hanno potuto, hanno promesso ospitalità temporanea ai profughi ma hanno preso accordi, molto costosi, con paesi, la Turchia, che dovrebbero impedire loro di partire. Gli inglesi  per non essere coinvolti hanno lasciato la comunità europea. Per tutti, anche per la cancelliera tedesca improvvidamente sollecita per quelli che fuggono dalla guerra – come se la guerra nel loro paese non fosse un affare loro – la pressione migratoria è comunque un problema. Per tutti ma non per l’Italia. Per il governo italiano, per la sinistra, per le autorità ecclesiastiche l’invasione non esiste o, meglio, non va chiamata così: è accoglienza senza limiti, prima perché ce lo impone l’Europa – e non è vero – poi perché gli italiani sono un popolo generoso e ospitale, poi perché è un obbligo morale, poi perché non possiamo far morire i migranti in mare, poi perché tanto non si fermano in Italia ma sono diretti verso il nord Europa, poi perché una volta chiarito che non sono profughi li rispediremo a casa e infine dopo tanti balbettamenti la verità, spaventosa, più ne vengono meglio è e non smetteranno mai di venire perché sono il nostro futuro, sono una risorsa, sono loro che colmeranno il nostro crollo demografico. Che siano, nell’immediato, una risorsa è un fatto: lo sono sicuramente per le cooperative rosse, per la Caritas, per tutto il mondo ambiguo che orbita intorno a quello che è un affare colossale. Sono una risorsa, nell’immediato, anche per le finanze italiane, che con una furbesca partita di giro prende dieci dall’Europa, che poi siamo sempre noi, spende tre e può truccare i propri bilanci. Ma fin qui è un’operazione furfantesca che fa e soprattutto farà pagare all’Italia un conto insostenibile nell’assistenza, nella sanità, nei servizi.


Un’operazione furfantesca, supportata da reticenze, menzogne, prevaricazioni ma solo un aspetto marginale e contingente di qualcosa di devastante, che rimanda direttamente a ciò che governo, sinistra, chiesa cattolica intendono per risorsa ma evitano accuratamente di rivelarlo al popolo bue. Per fortuna a rompere loro le uova nel paniere e a mostrare il re nudo ci pensa qualcuno meno avveduto o vittima di un delirio di onnipotenza. È successo anche durante una popolare trasmissione condotta da Belpietro quando un deputato di Scelta civica non particolarmente acuto ha candidamente confessato ciò che assolutamente gli italiani non debbono sapere: il piano di sostituirli con gli africani. Questi riempirebbero un presunto vuoto demografico. In realtà il nostro paese è notoriamente sovrappopolato e se,  per fortuna la popolazione invecchia perché diventata più longeva, il rimedio per ringiovanirla non è quello di meticciarla ma di mettere in grado le famiglie italiane di sopportare i costi che comporta mettere al mondo figli. Nomadi e clandestini non si pongono il problema perché su di loro le campagne condotte in tutto il secolo scorso per una procreazione responsabile e il controllo delle nascite non hanno avuto il minimo effetto. Se si vuole incoraggiare la ripresa demografica nel nostro Paese fino a raggiungere un punto di equilibrio fra nascite e morti basta introdurre o reintrodurre dei semplici provvedimenti, che vanno dalla gratuità degli asili nido, delle mense, dell’assistenza pediatrica al ripristino degli assegni familiari per tutti, se è vero che i figli sono, questi sì, una risorsa e una garanzia per il nostro futuro.  Lo stesso ineffabile rappresentante del popolo – si fa per dire – sosteneva che i migranti ci assicureranno le pensioni quando abbiamo una disoccupazione giovanile al 40 per cento a fronte di una scolarizzazione molto elevata e appare quanto meno fantasioso che si possa dare lavoro a milioni di stranieri senz’arte né parte. 


Non si racconti più la barzelletta che ci sono lavori che gli italiani rifiutano, quando per un posto di  spazzino o, se si vuole, operatore ecologico, oltre alla tessera del partito sono indispensabili parentele strette o commerci carnali con i vertici delle aziende, i politici e i dirigenti sindacali locali. Si ricordi anche l’ambigua sortita di qualche settimana fa del Presidente della Camera che con una sintassi e un lessico molto personali lasciava trapelare l’idea che in conseguenza dei flussi migratori gli italiani si dovranno presto rassegnare a cambiamenti del loro stile di vita.  In tutta questa faccenda si sommano interessi di breve e di lungo termine, ruberie nascoste e guadagni alla luce del sole, maneggi di criminali incalliti e di furbetti, disegni politici e strategie internazionali. Non va dimenticato che l’Italia è attualmente ostaggio di un partito che raccoglie, a dir tanto, il 15% del consenso dell’elettorato, arrivato al potere fra larvati colpi di stato, brogli elettorali, corruzione della classe politica, una dissennata legge elettorale, subdolo incoraggiamento all’astensionismo. Chi è abbastanza su con gli anni ricorda il modo minaccioso con il quale democristiani e comunisti convincevano la massa degli indifferenti a recarsi alle urne. Si arrivò perfino a proporre di annotare sulla carta d’identità la scritta infamante “non ha votato”. Oggi succede il contrario: torna comodo al regime che il malcontento della grande maggioranza degli italiani si esaurisca nel non voto, nella rassegnazione, nella constatazione che i politici sono tutti ladri, sono tutti d’accordo fra di loro e che votare non serve a nulla. Ma questa è una situazione instabile e pericolosa per l’establishment, tanto più che lo stesso zoccolo duro del pci. Pds, ds, pd tanto duro non è più e c’è bisogno di rinforzarlo. Ecco allora lo jus soli, la cittadinanza a tutti quelli che lavorano e pagano le tasse, a tutti quelli che comunque ormai sono qui e più ne vengono meglio è. Già ora le ridicole primarie del partito erede del Pci sono decise da stranieri docilmente incolonnati. Due parole vanno spese per quello che è sicuramente il più abietto fra gli argomenti a favore delle “risorse”: quello della nostra presunta crisi demografica. Si è già detto come basterebbe poco per dare un’impennata alle nascite. Quello ce però è più grave e che nessuno fra gli ineffabili opinionisti di destra sembra avere avvertito è il razzismo implicito nell’idea che l’immissione di sangue giovane – gli africani – avrebbe effetti salvifici per il nostro decadente, esaurito e malaticcio patrimonio genetico. Grazie al politicamente corretto, ai tabù e ai complessi di colpa, siamo arrivati al punto che non solo è proibito dare al negro del negro, non solo non ci si può azzardare a ricordare che i nostri caduti di Kindù finirono nello stomaco dei congolesi, non solo va tenuto nascosto che tutta la tradizione culturale africana si è esaurita la livello del neolitico ma bisogna ascoltare senza fiatare le farneticazioni, quelle sì razziste, di chi predica l’innesto genetico.


Un vero delirio, oltre tutto irrealizzabile come mostra la storia americana. Resta comunque che il risultato di questa sommatoria di interessi e di calcoli rimane sempre lo stesso: la definitiva liquidazione del Bel Paese, spina nel fianco delle cosiddette Potenze europee fin dal momento della sua unificazione politica, ieri elemento di disturbo nei giochi di potere che avevano avuto come protagonisti inglesi, francesi e tedeschi oggi ingombrante presenza in un’Europa sospesa fra invadenza americana e sforzo egemonico tedesco. Hanno messo ai margini la nostra lingua, rimosso il nostro peso culturale, eroso la nostra economia, ci hanno soffocato dentro il nostro mare e ora con la complicità  di chi dovrebbe rappresentarci stanno tentando di distruggersi come popolo attraverso l’invasione. Quando poi, spalmati o concentrati, le centinaia di migliaia o milioni di neri senza lavoro, senza radici, corpo estraneo oggettivamente e soggettivamente, vero esercito potenziale, dovessero ricevere il segnale che aspettano, allora quelli stessi che l’hanno voluta si accorgeranno che non è stata solo la tragedia dell’Italia ma dell’Europa tutta e dell’Occidente. Muoia Sansone con tutti i Filistei.

Pier Franco Lisorini

Pier Franco Lisorini è un docente di filosofia in pensione

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