TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 676 del 15 settembre  2019
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Ma ci possono essere 2 Papi Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
 
MA CI POSSONO ESSERE DUE PAPI?

 A sentire  monsignor Georg Ganswein, il fedelissimo segretario e devoto assistente del Papa emerito Benedetto XVI, non solo possono ma già ci sono, dal momento che, come riferisce Gian Enrico Rusconi  su La Stampa del 29 giugno, “ secondo il prelato esisterebbe di fatto un ministero petrino allargato, cioè un ministero con un membro attivo e uno contemplativo: per questo, Benedetto non ha rinunciato né al suo nome né alla talare bianca; per questo l’appellativo corretto con il quale bisogna rivolgersi a lui è ancora santità”. Quindi, se ho ben compreso, un papa solo non basta più a governare la barca di Pietro, data la complessità del mondo contemporaneo e la perigliosa navigazione sulle acque infide e tempestose della storia umana, troppe volte disumana,  in cui si trova  a navigare la Chiesa cattolica romana, la quale - benché santa -  non può impedire a tutti i suoi membri, laici o consacrati,  di cedere occasionalmente o permanentemente alle lusinghe del mondo.


Georg Ganswein

 

Sennonché il principe di questo mondo, come è noto, è lo stesso che regge anche il regno  che sta sotto e oltre il mondo, cioè l’inferno, la cui capienza, considerato il numero ingente dei dannati,  dovrebbe sopravanzare  di gran lunga quella del  mondo stesso, se si trattasse di corpi materiali e non di ombre senza spessore né peso. Lo stesso dicasi per le anime salve del paradiso, anche se in minor numero ( almeno  stando alle stime di Sant’Agostino e di Giovanni Calvino). Come poi staranno le anime all’inferno e in paradiso alla fine dei tempi e dopo il Giudizio Universale , quando tutti si riprenderanno il corpo che avevano da vivi, non lo si può davvero immaginare. Il buon  Dio provvederà in qualche modo, Lui  che ha fatto stare l’universo in un punto e che ora lo lascia estendersi oltre la portata dei nostri più potenti telescopi.

Ma torniamo sulla terra e ai nostri giorni non proprio sereni: Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI si sono nuovamente incontrati e abbracciati, questa volta nella Sala Clementina del Palazzo apostolico (la stessa in cui Benedetto XVI annunziò la sua decisione di lasciare il soglio di Pietro a causa, così ha giustificato la sua rinuncia,  dell’età avanzata e dei relativi problemi di salute), in occasione dei sessantacinquesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Josef Ratzinger, avvenuta a Frisinga in Baviera, il 29 giugno 1951. Nel corso della cerimonia, Papa Francesco si è rivolto al Papa dimissionario chiamandolo correttamente  Santità; non sappiamo (almeno io non so) se Ratzinger ha fatto altrettanto nei confronti del suo successore, in ogni caso in quella sala del Vaticano, in quel giorno, erano presenti due Santità e, siccome questo titolo è prerogativa dei pontefici e di nessun altro, non v’ è dubbio che in quella sala, a celebrare quell’anniversario, c’erano due Papi, tertium non datur.


Ma allora va rivisto, almeno su questo punto, il Catechismo della Chiesa Cattolica, proprio quello sottoscritto da Benedetto XVI, là dove  vi si attesta che “L’unica Chiesa di Cristo, come società costituita e organizzata nel mondo sussiste (subsistit in) nella Chiesa Cattolica, governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui. Solo per mezzo di essa si può ottenere la pienezza dei mezzi di salvezza, poiché il Signore ha affidato tutti i beni della Nuova Alleanza al solo collegio apostolico, il cui capo è Pietro”, cioè il Papa, suo successore. Va bene che nella storia della Chiesa ci sono stati periodi in cui venivano eletti contemporaneamente, per evidenti motivi politici, due o più  Papi, ma solo uno era quello legittimo.


 

Ora sembrerebbe che due Santità ai vertici della Chiesa Cattolica siano meglio di una sola: “Lei, Santità – ha detto Papa Francesco rivolgendosi a Benedetto XVI – continua a servire la Chiesa, non smette di contribuire veramente con vigore e sapienza alla sua crescita. E lo fa da quel piccolo monastero Mater Ecclesiae in Vaticano che si rivela in tal modo essere tutt’altro che uno di quegli angolini dimenticati nei quali la cultura dello scarto di oggi tende a relegare le persone quando, con l’età, le forze vengono meno E’ tutto il contrario…”. Ma allora non è vero che Benedetto XVI ha abdicato a motivo della senescenza e della mancanza del vigore necessario a condurre con mano sicura la barca di Pietro e le pecorelle affidategli dal divino Pastore al porto sicuro e all’ovile della salvezza.  Già, ma se non erano quelli i motivi che hanno determinato la rinuncia al “papale ammanto”, quali saranno quelli veri? Lo sapremo mai? E intanto, dei due Pontefici, qual è l’attuale successore di Pietro? Il membro contemplativo o quello attivo? Il teologo di Frisinga o il pastore venuto “dai confini del mondo”? In altri termini, quale dei due  è “il vicario di Cristo, capo del collegio dei Vescovi e pastore di tutta la Chiesa, sulla quale ha, per divina istituzione, potestà piena, suprema, immediata e universale”? Di un ministero petrino duale non vì è traccia nel Magistero e nel Diritto Canonico, dove invece si parla di ministero collegiale, esercitato dal Papa eletto, Vescovo di Roma, in comunione con tutti i vescovi del mondo. E’ per questo che c’è bisogno dello Spirito Santo.

Fulvio Sguerso

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