Settimanale Anno XVI
Numero 702 del 29 marzo 2020
Tel. 346 8046218
Cinema: Il grande silenzio Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Il grande silenzio

 

 Titolo Originale: DIE GRÖSSE STILLE

Regia: Philip Gröning

Durata: h 164 minuti

Nazionalità: Germania 2004

Genere: documentario

Al cinema nel Marzo 2006

Commento di Biagio Giordano

Film reperibile in rete

 Questo film di Philip Gröning è un’opera artistica originale che lascia stupefatti per come riesca a trattare, destando interesse, un argomento molto difficile, quale è il silenzio dei monasteri, una silenziosità che si sa è mediaticamente ritenuta per lo più priva di interesse e normalmente considerata un po’ separata dalla complessa vitalità del mondo. L’arte cinematografica dimostra con questo film come quel silenzio possa tradursi invece in dialoghi profondi e intensi e dare agli spettatori nuove e forti emozioni di partecipazione empatica e conoscenza. Il tutto con una lingua non ben precisata, non sonora, legata alla fede e ai cinque sensi liberati da ogni costrizione consumistica e ansia di prestazione.

Il monastero del film è quello certosino de La Grande Chartreuse, situato sulle montagne vicine a Grenoble (Alpi del Delfinato) vecchio di più di quattro secoli, casa madre dell’ordine monastico eremitico dei certosini, fondato nel 1804 da Brunone di Colonia.

Il regista tedesco Philip Gröning, vent’anni prima di realizzare questa opera, aveva ottenuto dai monaci del monastero una rassicurazione sulla fattibilità pratica ed etica  di fare un film sulla loro vita. Lo scorrere silenzioso degli anni senza ricevere una conferma ufficiale per girare,  avrebbe indotto molti a pensare che quel progetto in realtà ai monaci interessava poco, ma il regista tedesco sapeva aspettare, in cuor suo credeva che il film era ancora possibile perché sapeva di aver dato ai monaci ampie rassicurazioni e dimostrazioni di sensibilità e rispetto spirituale, riguardo all’applicazione rigorosa di regole speciali e minute che i monaci intendevano porre per girare il film. Philip Groning  continuava quindi a sognare di salire su quelle suggestive alpi francesi per realizzare il documentario artistico a cui tanto teneva.

Dopo vent’anni, ottenuta finalmente l’autorizzazione per iniziare il film, il regista tedesco ha passato coi monaci quattro mesi tra primavera e estate 2002: seguendo  le principali cerimonie liturgiche, le diverse attività di culto, il lavoro negli orti e negli interni, le pregnanti procedure spirituali per nominare due nuovo giovani monaci, uno bianco e uno di colore.

 Il suo film instaura un dialogo prevalentemente non verbale, fatto sia di immagini spontanee in movimento con la tecnica dei brevi piani sequenza che di inquadrature fisse, quest’ultime hanno per composizione  volti di monaci in primo piano, paesaggi, nature morte, interni significativi e suggestivi dal punto di vista del sacro, il tutto sempre ricercato selezionando le più opportune e rigorose regole artistiche fotografiche.

E’ un dialogo muto di rara bellezza, lontano da ogni rumore da competizione presente nella società consumista capitalista, un colloquio instaurato tra la soggettività dell’uomo e la oggettività della natura, tra l’io laico dei monaci e quella fede che li anima rafforzata dall’inconscio, tra la loro spiritualità più matura e i culti giornalieri, tra le preghiere d’amore verso Dio e le sofferenze del mondo e l’affetto lucido e misurato tra fratelli sempre attenti a mantenere una coerenza interpretativa e pratica dei contenuti dei vangeli.

Citazione da altre fonti: “Filmato in HD Cam (con riprese sgranate in super 8). Il priore del Monastero pose 5 condizioni per realizzarlo: girarlo da solo; nessuna luce artificiale; nessuna musica aggiuntiva; nessun commento; libero di partecipare a festival (Venezia 2005) ma non di concorrere a premi.” (Breve citazione dal Dizionario dei Film e delle serie televisive, di Laura, Luisa, e Morando Morandini 2014)

Biagio Giordano 
       

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