di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 687 del 1 dicembre  2019
Tel. 346 8046218
Le paperelle galleggianti Stampa E-mail
Scritto da ALDO PASTORE   
Aldo Pastore
IL VOLTO DELLA MEMORIA
Settantaseiesima parte

Come comunicato la  scorsa settimana, oggi pubblichiamo il secondo articolo di ALDO PASTORE nel quale egli affronta, con sottile sorriso ironico,  il tema dell'abbandono della plastica in mare.

L'articolo, scritto in data 23 febbraio 2012, porta il seguente titolo

LE PAPERE GALLEGGIANTI

Il giornalista Statunitense Donovan Hohn ha pubblicato, in questi  giorni, il libro “MOBY DUCK”, che racconta la paradossale storia delle 28.000 paperelle di plastica, naufragate nell’Oceano Pacifico (assieme  alla nave che le trasportava), a causa di una tremenda tempesta marina, verificatasi nell’Anno 1992.

 Secondo quest’ autore, circa Due Terzi delle paperelle naufragate (per un totale di circa 20.000 esemplari) sono tuttora in mare aperto, galleggiano piacevolmente tra le onde e contribuiscono, attraverso la loro presenza, ad arricchire ulteriormente la varietà  delle meravigliose bellezze esistenti nei mari del nostro Pianeta.

A questo proposito, l’Oceanografo Curtis Ebbesmeyer  ha voluto precisare  che circa  due terzi di queste paperelle, partendo dall’Oceano Pacifico  Settentrionale  (interposto tra la Corea  e l’Alaska) ed utilizzando le correnti marine, sono scese verso il basso,  hanno raggiunto il Sud America e successivamente, l’Indonesia e l’Australia. Altre, invece, sono scivolate verso lo stretto di Bering (tra l’Alaska e la Russia), hanno affrontato il gelo e gli iceberg,  sono state intrappolate nei ghiacciai per parecchi anni, ma, poi, al momento del disgelo, hanno ripreso il loro avventuroso viaggio nei mari, sorridendo (forse, anche  con l’inchino)  davanti ai Continenti che si trovavano nuovamente a fronteggiare.

Il fatto è diventato un imponente avvenimento mediatico, al punto che molti appassionati  si stanno cimentando nella loro ricerca; addirittura, la THE FIRST YEARS ha posto una taglia-premio sulla loro cattura, pagando profumatamente i potenziali ricercatori di paperelle galleggianti.

- Il tutto potrà apparire come un evento  piacevole, invitante all’humor e ad una serena e giocosa visione del Mondo.

Ma…le cose non sono così semplici.

 Molti ricercatori hanno incominciato a dissertare, con serie argomentazioni scientifiche,  sugli EFFETTI NEGATIVI DELLA LORO PRESENZA;  sempre più numerosi  sono diventati gli scienziati che hanno  incominciato  ad affermare che queste paperelle (e,   soprattutto, i loro residui) sono, in realtà, delle armi improprie puntate sulla fauna marina e sul complesso degli ecosistemi oceanici.

 In altri termini, si è incominciato a riparlare dell’annoso tema “LA PLASTICA  E IL MARE” e dei fatti negativi, indotti da questa innaturale coesistenza.

Ricordo, a titolo di esempio, che dal 20 al 23 agosto 2006, si svolse ad Erice la trentaseiesima sessione dei Seminari Internazionali sulle Emergenze Planetarie, alla quale parteciparono oltre  cento scienziati, provenienti da ogni parte del Mondo.

 In quell’occasione, Charles Moore dell’ ALGALITA MARINE RESEARCH FOUNDATION di LONG BEACH giunse a dichiarare:

Lo stato di salute dei mari è fortemente  peggiorato.

Infatti, il problema si è ormai spostato dalla semplice presenza di rifiuti plastici (come bottiglie, contenitori etc) nelle nostre acque, alla capacità di questi materiali di rilasciare sostanze pericolose per l’organismo umano.”

Aggiungo che, già in allora, ALGALITA MARINE RESEARCH FOUNDATION aveva reso noto di aver individuato un’enorme chiazza di rifiuti di plastica, grande come il Texas (più di due volte l’Italia), che si estendeva , nell’ Oceano  Pacifico, tra le Isole Hawaii e la Costa Californiana; il volume  complessivo di questi rifiuti, a giudizio  della stessa Fondazione, era sei volte superiore  alla quantità  di Fitoplancton e di Zooplancton, che viveva  nello stesso tratto di  mare .

Ma, forse, queste osservazioni e questi rilievi sono stati sottovalutati negli ultimi anni. 

Soltanto recentemente è comparso uno studio effettuato da  “5 Gyres” (sito internet che si occupa dell’inquinamento degli Oceani) il quale ha messo in rilievo che nei Mari vi sarebbero circa 143 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica.

Il Quotidiano “LA STAMPA”, in un pregevole servizio  (datato: 19 Febbraio 2012), ha precisato che il calcolo per stimare la quantità di Rifiuti Plastici, presenti nei mari, ha origine dai dati forniti dall’Oceanografo Giora Proskurowski e cioè: su ogni chilometro quadrato di superficie dell’Oceano  Atlantico galleggiano, in media, 50.000 pezzettini di plastica dal peso di 0,1 grammi l’uno, vale a dire, dunque cinque kilogrammi. Ma la plastica  non è presente soltanto in superficie;  considerando anche quella che è presente in profondità, è possibile calcolare che per ogni Kilometro Quadrato di Mare vi siano circa 450 Kilogrammi di Plastica.

Moltiplicando questa cifra per 316 Milioni (pari ai Kilometri Quadrati di estensione degli Oceani) si ottengono, appunto, i 143 Milioni di tonnellate stimati.

Il Quotidiano così conclude:

“Se fosse possibile asportare tutta quella plastica, per contenerla servirebbero 630 super petroliere da 225.000 tonnellate di capienza l’una”.

 - Ma domandiamoci: perchè è veritiera l’affermazione di Charles Moore, secondo la quale il materiale plastico negli Oceani è pericoloso ed, il modo più esplicito, in che cosa consiste la pericolosità delle sostanze rilasciate da questo materiale?

La risposta a questo quesito ci proviene dallo stesso scienziato:

“L’enorme quantità di plastica, dispersa nei mari, produce particelle nocive che vengono liberate nelle acque, contaminando i pesci ed altri organismi marini, i quali, a loro volta, trattengono sostanze come il policarbonato plastico (PCB), la diossina, il polivinilepolidrato (PVC)  ed altre molecole; allorquando l’essere umano viene ad alimentarsi con le carni ittiche contaminate, può andare incontro a malattie neoplastiche.”  


Ma, un altra Scienziata e, per la precisione, la Prof. Shanna H. Swan del CENTRO DI EPIDEMIOLOGIA RIPRODUTTIVA DI ROCHESTER e andata ben oltre; riporto integralmente le sue parole:

“Quello che ci preoccupa è la diffusione globale di queste sostanze plastiche e l’ampiezza del numero di persone, colpite dai loro effetti; la comunità scientifica internazionale ha raggiunto, infatti, la certezza che queste sostanze porteranno conseguenze negative, trasmissibili da generazione in generazione, mutando, sebbene gradualmente, il patrimonio genetico dell’uomo.”

  Il bersaglio principale di queste sostanze è, infatti, l’apparato riproduttivo, sia maschile, sia femminile, considerando la gravidanza  il periodo di maggior vulnerabilità. 

Secondo Frederick S. Von Saal della DIVISIONE DI SCIENZE BIOLOGICHE DELL’UNIVERSITA’ DEL MISSOURI   Durante la gestazione, la donna trasmette al feto questi elementi, che vanno ad intaccare il sistema riproduttivo ed il cervello del nascituro, provocando effetti permanenti.”    

Non aggiungo altra documentazione scientifica, perché mi sembra che quanto sopra riportato sia, in proposito, ampiamente esaustivo.

Debbo, tuttavia, evidenziare che l’innaturale coesistenza tra Plastica e Mare ha, già da tempo, inciso sull’intero ECOSISTEMA OCEANICO: almeno 267 SPECIE ANIMALI (tra cui l’86 per cento delle Tartarughe marine, il 44 per cento degli Uccelli ed il 43 per cento dei Mammiferi Marini) sono danneggiate dal materiale plastico vagante sui mari.

 - Ecco perché occorre rapidamente intervenire per eliminare questa gigantesca marea di rifiuti ed, in questo contesto, porre anche FINE all’avventuroso viaggio della nostre,  piccole PAPERELLE GALLEGGIANTI.

 Lo stesso Donovan Hohn, a malincuore, ha dovuto ammettere che  

 Le papere sono carine, apparentemente indifese, amichevoli. Sono il simbolo dell’infanzia. Resistono ad ogni tipo di avversità. Ti ci affezioni, ma non puoi trascurare che sono le piccole assassine del mare.”

  Sorge, a questo punto, un ultimo,  ma decisivo quesito:

 COME INTERVENIRE E CON QUALI OBIETTIVI?

La risposta  a questo problema è stata  data recentemente dal UNEP (AGENZIA ONU PER L’AMBIENTE) e può così essere sintetizzata:

- OCCORRE UNA GESTIONE SOSTENIBILE DEL MARE, CHE AFFRONTI ED ELIMINI I DANNI DA INQUINAMENTO, CREATI DALLE ATTIVITA’ UMANE.

- QUESTI DANNI AMMONTANO ATTUALMENTE A CIRCA  320 MILIARDI DI EURO L’ANNO 

- PERDURANDO ED AGGRAVANDOSI L’ATTUALE SITUAZIONE, -L’ECONOMIA MONDIALE  ANDRA’ INCONTRO AD  UN ULTERIORE E DUPLICE TRACOLLO:

  • L’IRREVERSIBILE CRISI DELLA PESCA MARITTIMA (E RELATIVO INDOTTO)
  •  ULTERIORE AUMENTO DELLA SPESA SANITARIA

  23 Febbraio 2012   Aldo Pastore

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