Settimanale Anno XVI
Numero 702 del 29 marzo 2020
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Cinema: Kronos, il conquistatore dell'universo Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Kronos, il conquistatore dell'universo

 

 Produzione: Usa 1957

Genere: Fantasc.

Durata: 78′

Fotografia: Bn

Regia: Kurt Neumann

Attori: Jeff Morrow, Barbara Lawrence, John Emery, George O'hanlon, Morris Ankrum

Recensione: Biagio Giordano

Film reperibile in rete

A poche miglia dalla costa messicana dove si è inabissato un UFO, emerge un gigantesco robot dall’aspetto minaccioso, lo scopo della sua presenza è immagazzinare dal pianeta Terra quanta più energia  possibile per trasportarla sul pianeta  di provenienza che sta morendo. L’energia grazie ad avanzate tecnologie verrà trasformata in una preziosa materia in grado di rivitalizzare  quel pianeta.


La missione  programmata dell’automa, che ha una corazza composta da un materiale sconosciuto praticamente impenetrabile, si preannuncia portatrice di tragedie per il nostro pianeta.

Il robot inizia infatti a compiere devastanti operazioni di assorbimento energetico sulle centrali e linee elettriche del nostro pianeta.

La sicurezza nazionale, dopo i primi misfatti di Kronos,  decide senza esitazione la sua distruzione.

Ma nonostante l’uso di  potenti ordigni nucleari, a  nulla servirà l’attacco al robot da parte dei militari. Scoraggiati dall’insuccesso gli scienziati  sul punto di smarrirsi  intravedono  all’improvviso una possibile soluzione, di tipo chimico-elettrico:  consistente nel  far interagire tra i due elettrodi, positivo e negativo, situati sulla sommità dell’automa, un materiale con caratteristiche radioattive  isotopiche, lanciato da un aereo;  si prevede con ciò di poter invertire i poli degli elettrodi innescando sul robot medesimo un processo elettrico verso l’interno in grado di  danneggiare le funzionalità principali dell’automa. Che sviluppi avrà questa storia drammatica?

Una certa  critica cinematografica fa notare  l’esistenza di una  debolezza d’insieme nella regia di Kurt Neumann, regista che non sarebbe riuscito a dare forza visiva alle scene chiave, abbandonandole a un freddo significato funzionale a una narrazione spicciola, solo informativa, priva di estetica, inoltre la critica sottolinea  una mancanza di originalità nelle scene, in quanto diverse immagini apparirebbero spesso  come già viste o un po’ scontate rispetto a quanto sul tema era già stato proposto al pubblico in modi efficaci.


 Nessun critico, un po’ a sorpresa, si è soffermato sui contenuti scientifici o parascientifici del film che sono del tutto originali e caratterizzano buona parte della pellicola dandogli una forza particolare, soprattutto di intelligenza spettacolare.

L’idea scientifica che sta alla base del film e il suo relativo sviluppo narrativo non trovano riscontro in altre pellicole di fantascienza, per lo meno non così come vengono proposte da questa pellicola: con tutta la loro ben articolata problematicità e la gradevole forma narrativa che si avvale tra altri aspetti anche di un dialogo divertente tra un vecchio  computer a valvole (che guastandosi spesso sembra voler lasciare il posto da protagonista  all’uomo), il suo operatore entusiasta, una donna attraente e uno scienziato particolarmente geniale.

 Trasformare l’energia in materia come erano in grado di fare gli abitanti del pianeta di origine del robot Kronos e andare incontro poi a gravi carenze di energia tanto da veder morire il proprio mondo fa pensare per simmetria inversa ai nostri gravi problemi energetici legati all’inquinamento, alla dissipazione irrazionale dell’energia, all’esaurimento delle fonti energetiche, che fa riflettere su  un futuro che si preannuncia difficile per il pianeta Terra. Raramente il cinema di fantascienza aveva  trattato questi argomenti in modo così drammatico e avvincente.


La regia di Neumann in realtà non perde un colpo, con mano sicura rende la narrazione suggestiva e coinvolgente, egli dirige gli attori con grande professionalità e determinazione, a tal punto da far assumere alla finzione stessa aspetti a tratti del tutto realistici, che fanno  dimenticare allo spettatore, per lunghi istanti, di essere in sala.

Da un punto di vista un po’ più psicanalitico il film sembra evocare nell’immaginifico del pensiero  fantascientifico la questione umana della proiezione di parte di sé nella ricerca sul cosmo,  una sorta di a-priori immaginifico che si manifesta lungo il viaggio fantasioso: e che è spesso di provenienza inconscia. Con essa il mondo spaziale  interplanetario con cui veniamo a contatto appare sempre legato in qualche modo ad argomenti problematici nostri, dal tono familiare che riguardano o hanno riguardato  la nostra vita sociale e più immaginativa.


 Ad esempio il tema proposto della carenza dell’energia in altri pianeti presuppone di conseguenza che in quei mondi  esistano  vite bio-sociali simili alle nostre. L’osservazione poi, nel film, di uno  stato di un avanzamento o meno,  scientifico, di altri pianeti abitati rispetto al nostro, porta alla constatazione dell’esistenza  di un’ottica di risultati scientifici che si possono muovere paralleli al nostro, lungo uno specchio che sembra riflettere solo scoperte divenute per noi essenziali e recenti.

 Difficilmente riusciamo ad immaginare le vite e le loro rispettive organizzazioni sociali in altri pianeti, in una forma del tutto diverse dalla nostra, ad esempio con esseri biologici senza sistema respiratorio o riproduttivo, con una diversa composizione chimica tale da poter far scaturire dalla natura cellule e corpi senza bisogno di acqua e cibo, o intelligenze non originate da un cervello acquoso e poroso ma da altre strutture biochimiche con cellule composte da molecole a noi sconosciute.

   Biagio Giordano      

 

       

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