di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 688 del 8 dicembre  2019
Tel. 346 8046218
La musica verso il silenzio Stampa E-mail
Scritto da ALDO PASTORE   
Aldo Pastore
IL VOLTO DELLA MEMORIA
Settantaduesima parte
LA MUSICA VERSO IL SILENZIO 

 -  TAGLIATI I CONTRIBUTI, LA MUSICA È FINITA

 - CHIUDE L’ACCADEMIA FERRATO - CILEA: 250 ALLIEVI A CASA

 - GILIO: ADDIO ANCHE ALL’ORCHESTRA SINFONICA

(IL SECOLOXIX:  7 MAGGIO 2016)

 - “CON I TAGLI DEL COMUNE L’ACCADEMIA CHIUDE E L’ORCHESTRA È A RISCHIO”

 - IL DIRETTORE CLAUDIO GILIO CONTESTA LA DRASTICA RIDUZIONE DI CONTRIBUTI CHE IMPEDISCE DI PROSEGUIRE L’ATTIVITÀ

(LA STAMPA 7 MAGGIO 2016)

 Questi sono i titoli di due Pregevoli Servizi Giornalistici (a firma rispettivamente, di SILVIA CAMPESE ed ELENA ROMANATO) comparsi sui quotidiani sopra citati.

 Di fronte a queste notizie, alcuni nostri lettori sono rimasti perplessi, se non, addirittura, indifferenti.

 Altri, invece (e dobbiamo precisare: la maggioranza dei nostri lettori) hanno richiesto di approfondire ulteriormente l’argomento, essendo, questo, un PILASTRO FONDAMENTALE (se non addirittura, decisivo) per L’AVVENIRE DELLA CULTURA E DELLA NOSTRA SOCIETÀ NEL SUO COMPLESSO.

 Addirittura: un nostro Anziano Sostenitore ci ha consegnato questi DUE ARTICOLI SULL’ARGOMENTO DEL POLO MUSICALE A SAVONA, A FIRMA  DI ALDO PASTORE COSÌ INTITOLATI E DATATI:

 - IL POLO MUSICALE
   IDEE CHIARE E VOLONTÀ PER NON FALLIRE L’OBIETTIVO

(7 GIUGNO 2001)


 - ORCHESTRA LICENZIATA
  IL COMUNE HA SBAGLIATO A NON VALORIZZARE  LE FORZE LOCALI    

 (25 GENNAIO 2006)

 Abbiamo sentito, quindi, l’esigenza di ottenere, dalla viva voce di ALDO, il suo consenso alla PUBBLICAZIONE DI QUESTI SUOI ARTICOLI.

 Aldo ci ha così risposto:

 NON HO ALCUN PROBLEMA ALLA LORO PUBBLICAZIONE. TUTTAVIA, PER OFFRIRE A TUTTI IL MIO CONTRIBUTO PIÙ SENTITO SU QUESTO ARGOMENTO ED, IN PARTICOLARE,  SULLE CAUSE DI CARATTERE NAZIONALE E LOCALE, CHE HANNO CONDOTTO ALL’ATTUALE DRAMMATICA SITUAZIONE, MI PERMETTO DI SUGGERIRE LA PUBBLICAZIONE DEL SEGUENTE ARTICOLO (DATATO 20 GIUGNO 1996), È COSÌ INTITOLATO:

LA MUSICA VERSO IL SILENZIO

Ha ancora un avvenire, in Italia, la musica classica (sacra, cameristica, sinfonica, operistica)?

La domanda, alla maggioranza dei nostri lettori, potrà apparire assai singolare, se non addirittura illogica ed irrazionale; ma così non è: chi segue, con un certo interesse, le vicende della politica culturale nel nostro Paese, si rende conto, quotidianamente, del progressivo ed in contenibile degrado al quale va incontro la cultura musicale in Italia.

Credo, dunque, vada fatta una serena riflessione sull'intera questione e che, alla domanda iniziale, vada data una risposta, il più possibile convincente e razionale.

Vediamo, allora di prendere in considerazione i fatti:

- sotto il profilo istituzionale, non esiste più il Ministero dello Spettacolo, spazzato via dall'esito del Referendum Popolare del 18 aprile 1993; le residue competenze governative sono passate ad un fantomatico Dipartimento, istituito presso la Presidenza del Consiglio;

- le Regioni, alle quali, formalmente, è passata la competenza in materia, non hanno, in concreto, nessun potere, poiché, ad esse, non sono state "passate le consegne", né sotto il profilo istituzionale, né (meno che mai) sul piano della disponibilità economico- finanziaria;

- la normativa legislativa, che disciplina il settore, risale al 1967 (Legge 800, conosciuta come Legge Corona); nessun esecutivo è riuscito ad introdurre modifiche sulla materia, nonostante i numerosi progetti presentati dai diversi schieramenti politi; eppure tutti avvertono la necessità di una riforma, che ridisegni gli obiettivi e la filosofia dell'intervento dello Stato nel settore musicale;

- il Fondo Unico dello Spettacolo (destinato a finanziare Enti Lirici, Orchestre Regionali, Teatri di tradizione, Società di concerti, compagnie di danza e di prosa, cinema, circhi, e bande) viene definito, annualmente, dalla Legge Finanziaria dello Stato; ogni anno abbiamo assistito ad un progressivo assottigliamento  delle risorse disponibili.

Per quello che riguarda l'attività musicale, poi, la situazione: diventata più difficile, per il sopravvivere di una serie di fattori collaterali, primo tra tutti, il fatto che, sono venuti a mancare quegli aiuti supplementari (Enti Locali e sponsor), che, in passato, hanno sostenuto, in modo cospicuo, le attività delle istituzioni;

- dal Giugno 1994 sono state soppresse, ad opera dei vertici aziendali, le Orchestre della RAI di Torino, Milano, Roma - Napoli ed i cori di Torino, Milano e Roma (che hanno sempre operato in stretto collegamento con le orchestre RAI di quelle città) colpevoli, agli occhi dell'azienda, di costare troppo e produrre poco;

- entro il Dicembre di quest' anno soltanto cinque degli attuali dodici Enti Lirici riceveranno ancora il finanziamento dello Stato; per gli altri sette le "competenze finanziarie" ricadranno sui bilanci delle rispettive Regioni (con risultati facilmente immaginabili);

- il settore della Danza (che, fatte le dovute eccezioni, non ha mai brillato nel nostro Paese per numero di compagnie e di spettacoli) è sull' orlo del definitivo collasso.

I fatti, or ora citati, dicono che ci troviamo di fronte ad un, drammatica ritirata culturale; tali fatti ci fanno fortemente dubitare del futuro musicale del nostro Paese.

La mia non è una impressione individuale e soggettiva; desidero riportare, a sostegno ed a completamento di quanto sopra evidenziato, alcune dichiarazioni di grandi personalità del settore:


KRYSTIAN ZIMERMAN (uno tra i più grandi pianisti contemporanei):

"L'Italia sta correndo un grande rischio, tagliando fondi alla cultura; si stanno compiendo gli stessi errori dell' era Reagan in USA, quando per inseguire un immediato consenso elettorale, si penalizzò la cultura e l'educazione per investirli in "beni" più appariscenti.

Il risultato è che le droghe dilagano; i giovani sono disperati e, se hanno tre dollari in più, non hanno più sale da concerto o i teatri dove spenderli.”

RICCARDO MUTI:

"Lo Stato chiude le orchestre e non prende iniziative per migliorare le strutture e coltivare i giovani. Tanta indifferenza rischia di far finire la nostra tradizione, umilia gli artisti e penalizza la gente, che è, invece, assetata di musica, piena di entusiasmo e competenza”

LUISELLAMURATORI (componente della ex-orchestra RAI di Roma)

"In tutte le grandi capitali europee, ci sono più complessi sinfonici; a nessuno viene in mente di smantellarli, perché appartengono al patrimonio culturale del Paese; in Italia invece di coltivarli e di incentivarli, si cancellano".

MAURIZIO POLLINI:

"Le orchestre vanno difese come un parco: sono valori culturali ed ambientali. Si distruggono le coste, non si salvaguardia Venezia, si chiudono le orchestre.

C'è coerenza in questo; se non lo si capisce è gravissimo.”

Per completare interamente il quadro, desidero richiamare l'attenzione dei lettori su altri due dati di fatto (talmente evidenti, da apparire incontestabili) e cioè:

a) l'assoluta noncuranza della nostra scuola rispetto alla cultura musicale; ancora Maurizio Pollini faceva recentemente rilevare che quasi i tre quarti del pubblico italiano della musica colta è compreso tra i 40 ed i 70 anni; siamo ben lontani dai livelli dell' Austria, dell'Ungheria, della Germania dove "far cantare i bambini a cominciare dalle elementari" è fatto assolutamente normale ed unanimemente condiviso;

b) l'insufficiente apporto dato dalla TV all'evoluzione culturale del nostro Paese; assistiamo, quasi costantemente, a programmi deteriori (o violenti, o mediocri, o stupidi); i pochi eventi musicali trasmessi sono collocati, generalmente, nelle ore notturne e, quindi, in fasce d'ascolto assolutamente impossibili e quasi irridenti per i cultori di questi generi musicali.

Questa è, dunque, la situazione; dobbiamo rassegnarci a tutto questo e considerare finito l'ascolto della musica classica ed ultimata l'epoca delle rappresentazioni teatrali?

Mi rifiuto di credere tutto questo; credo ancora in un risveglio delle coscienze e che l'attuale crisi possa essere superata; voglio andare contro corrente e pensare, in armonia con le recenti dichiarazioni di Zubin Mehta, che "l'Italia è un mito nel mondo e, forse, tredici Enti Lirici sono addirittura troppo pochi per la tradizione culturale del Paese".

Che fare, dunque?

Ritengo che la risposta a questo quesito risieda in una radicale modifica della Legge Corona, ampiamente superata dagli eventi ed obsoleta sul piano giuridico-costituzionale.

La nuova normativa (coerente con l'esito del referendum popolare del 1993 e con le ipotesi, formulate da più parti, di un decentramento amministrativo dello Stato e di federalismo fiscale) potrebbe fondarsi sui seguenti presupposti:

1) il Governo Centrale ed il Parlamento dovrebbero avere esclusivamente, compiti di indirizzo e di coordinamento; di conseguenza andrebbe soppresso il Fondo Unico dello Spettacolo;

2) tutte le altre competenze (Programmazione, Bilancio, Gestione delle risorse finanziarie pubbliche e degli apporti privati, ecc.) dovrebbero essere trasferite (di fatto e non solo di diritto) alle Regioni;

3) i privati dovrebbero compartecipare, sul piano culturale e finanziario, alla gestione dei teatri e delle attività connesse, trasferendo alla competenza regionale i provvedimenti in materia fiscale, già parzialmente definiti dalla normativa vigente (in termini molto più semplici chi investe finanziariamente in attività culturali e musicali, potrà scomputare la somma versata dal proprio reddito imponibile; l'apporto finanziario dei privati verrà introitato direttamente dalle Regioni e non più dallo Stato Centrale).

L'introduzione di una normativa così concepita condurrà, ovviamente, a sostanziali mutamenti anche nella gestione dei Teatri e degli Enti Lirici, con indubbi vantaggi e benefici per l'intera collettività nazionale e locale.

In tal senso, un discorso a parte (e conclusivo) va fatto a proposito del nostro Teatro Chiabrera.

Le attività culturali del nostro Teatro rischiano seriamente di essere compromesse a causa della grave crisi nazionale del settore; per questa ragione, sostengo da anni (in coerenza con le ipotesi di riforma sopra esposte) che la conduzione del nostro Teatro non può essere affidata esclusivamente all' Amministrazione Comunale di Savona; nello spirito della riforma e del decentramento amministrativo e fiscale auspicato, occorre trasformare il nostro Teatro in Ente Autonomo, dotato di propria personalità giuridica, ai sensi dell' articolo 12 del Codice Civile e dell'articolo 14 del D.P.R. 616/77.

Alla sua gestione dovrebbero concorrere, oltre al Comune di Savona, la Regione Liguria, l'Amministrazione Provinciale ed i privati, secondo lo schema poc'anzi rappresentato.

La sicurezza finanziaria così raggiunta dovrebbe consentire al nostro Teatro di esprimere sino in fondo le sue notevoli potenzialità; inoltre potrebbe essere, finalmente, valorizzata l'attività dell'Opera Giacosa, che ha avuto, in questi ultimi anni, il grande merito di riproporre al pubblico testi musicali (e capolavori) sconosciuti e di scoprire il "lato minore" dei grandi autori operistici del '700 e della prima metà dell'800; infine troverebbero una positiva ragione di essere e di crescere l'Orchestra Sinfonica Giovanile Savonese ed il complesso vocale, recentemente nato.

Può essere che questa mia ipotesi di lavoro venga giudicata utopica e velleitaria; per quanto mi riguarda, considero utopico e velleitario il contrario e cioè il persistere nella conduzione attuale, destinata ad una lenta, ma inarrestabile estinzione.

Savona 20 Giugno 1996

 AL FINE DI COMPLETARE L’ARGOMENTO, TRATTATO IN QUESTA PUNTATA, PROVVEDEREMO A PUBBLICARE, DURANTE LA PROSSIMA SETTIMANA, UN ALTRO ARTICOLO DI ALDO PASTORE, COSÌ INTITOLATO:

IL PROGRAMMA DI CONOSCENZA DEL MONDO MUSICALE

INSERITO NEL VOLUME: “IL DIALOGO COL MIO ALTER EGO”  (ANNO 2009)

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