Settimanale Anno XVI
Numero 725 del 18 ottobre 2020
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Lavoro e Costituzione Stampa E-mail
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   
LAVORO E COSTITUZIONE

Ultimamente esco da quello che amo definire il mio “ piacevole esilio”, dove mi rifugio per scrivere, leggere, circondarmi da chi e cosa mi piace, solo per andare a insegnare nel mio liceo e partecipare a iniziative che per cui ritengo valga veramente la pena interromperlo.

 Domenica 1° maggio ne è valsa la pena.

Come tutti i 1° maggio in piazza Sisto a Savona, ci siamo trovati, circondati da facce conosciute e no, attorniati dal rosso delle bandiere e da quella palpabile voglia di crederci e non voler rinunciare ad un idea per niente nostalgica, ma quanto mai attuale , nuova e coinvolgente.

 Questo 1°maggio a Savona, però, è stato molto diverso.

Diverso, per la concreta internazionalità dell’idea visibilmente tangibile sui visi di quei giovani africani con i loro stendardi rossi.

Diverso per il bellissimo viso di una bimba indiana che anticipava il corteo di lavoratori del Bangladesh che,  festosi, scattavano selfie per testimoniare di esserci stati.


Diverso perché il sindacato non c’era.

Ha pensato, quest’anno, di non partecipare alla piazza savonese optando per quella genovese,  più referenziale e certamente più importante per la presenza della Camusso.

Diverso perché nessun Sindaco è salito sul palco per propinare il suo solito discorso o un ritrito saluto.

Diverso perché alla piazza gremita e chiassosa di voci, di musica dei megafoni e della banda Forzano, la voce di Sergio Cirio, dal palco, sembrava volere andare oltre la celebrazione di una festa ma commemorare una battaglia tornata forte, necessaria e improrogabile.


Ricordando la storia soprattutto ai giovani presenti, quella di Chicago, quella savonese, quella di tutti i lavoratori che cambiarono le sorti del mondo e l’aspetto di una lotta, quella che Cirio ha sottolineato  nel carattere della sua internazionalità.

Quali confini, steccati, religioni, etnie, possono dividere nella lotta che i lavoratori di tutto il mondo, portano avanti per la libertà e i diritti?

Quali divisioni contro la barbarie e l’ingiustizia che le forze capitalistiche nel mondo hanno prodotto?”.

Un 1° maggio anche per riflettere sull’attuale involuzione, tutta italiana, avvenuta per non aver vissuto appieno la Costituzione.

Ne aveva anticipati importanti aspetti proprio Adriano Sansa alla conclusione della fiaccolata del 25 aprile di Albissola. Dal palco di quella manifestazione aveva parlato con passione e trasporto dei danni perpetrati per  non aver rispettato e applicato la Costituzione, quella “carta” che  i padri Costituenti consegnarono alle future generazioni e per cui persero la vita in tanti, troppi .

Sansa si domandava se sarebbero stati fieri di noi che, il dettato Costituzionale, avremmo dovuto onorare col nostro comportamento.

Di fierezza non si può certo parlare se la Costituzione è stata usata come paravento con l’immunità  dalle condanne; ignorata nelle disposizioni a tutela della salute umana; bay passata nelle garanzie sull’istruzione pubblica garantita, sostenuta e qualificata, mentre la maggioranza di Governo è intenta a “ riformarne” parti relative all’efficacia dell’azione di potere.

 Una Costituzione, soprattutto, ignorata nei dispositivi dello straordinario articolo 1: il diritto al lavoro sul quale si fonda la nostra Repubblica, la dignità del lavoro, la valenza civica del lavoro.

Una piazza gremita di gente, il 1° maggio, gente che ha voluto esserci.

Lotta Comunista protagonista nella forza di un coinvolgimento che, con Cirio sul palco, è stata anche denuncia dell’incapacità di fare politica a sinistra se non finalizzata a carpire poltrone anche accanto  a chi non è lì per promuovere un cambiamento vero, trasparente e forte d’idee.

Un 1° maggio diverso, quello del 2016, in aria di elezioni, dove come spesso accade, il candidato di turno arriva a discorso iniziato e attorniato da un gruppuscolo di fan, in un angolo vuoto della piazza si fa scattare qualche foto funzionale alla campagna elettorale, magari con un bel provvidenziale sfondo, offerto proprio dai volti degli ignari giovani africani.

Tutto come spesso accade ma con qualche differenza, perché questa volta il candidato e il gruppuscolo, isolati, privi di collante o d’intima empatia erano, e tali sono rimasti.

Perfetti sconosciuti in una folla.

Un 1° maggio diverso nello sguardo fiero di una piccola bimba che manovrava il volante di un gigantesco caterpillar in braccio al suo papà.


Quello sguardo orgoglioso e dignitoso mi ha portato a sperare che il futuro fosse già su quel caterpillar.

      ANTONIA BRIUGLIA

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