Settimanale Anno XVI
Numero 721 del 13 settembre 2020
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Liguria: Condannati ad.... Stampa E-mail
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   
LIGURIA: CONDANNATI!

Ad ammalarsi e a morire di dissesto, d’inquinamento d’incuria del territorio e d’incapacità a gestirlo.

Condannati i suoi abitanti a disastri ambientali che si susseguono con noncuranza e superficialità di chi dovrebbe non solo fronteggiarli, ma prevenirli.

Mentre il Presidente del Consiglio gioisce ancora per il mancato raggiungimento del quorum di un referendum ambientale che aveva come oggetto la difesa del mare, minacciato da idrocarburi delle estrazioni di pozzi e trivelle.

Mentre decide deliberatamente di ignorarne un altro referendum ambientale, quello promosso e vinto, anni fa, da chi difendeva l’acqua pubblica dalla privatizzazione e decide di privatizzarla tramite decreto.

A Fegino, nell’entroterra genovese della Valpolcevera, la sera di domenica 17 aprile, si rompe un tubo dell’oleodotto IPLOM. Non si sa ancora se a causa della frana o dell’esplosione, ma 700 metri cubi di petrolio greggio si riversano nel torrente Polcevera.

La Liguria è all’ennesimo disastro ambientale.


Come in tutti i disastri liguri, mentre parte un’indagine per disastro ambientale colposo, si comincia a scoprire che, ad esempio, il piano di emergenza esterna dell’azienda era “scaduto”.  Il Piano degli interventi da mettere in atto per ridurre le conseguenze sul territorio circostante nel caso di eventuali incidenti che si potevano verificare, come quello accaduto nell’impianto, è del 7 dicembre 2012, e il suo aggiornamento doveva avvenire entro la fine del 2015.

Nessuno evidentemente vigilava, nessuno degli Enti che lo avevano sottoscritto con la IPLOM  e approvato come  il Prefetto, la Regione Liguria, il Comune di Genova e gli altri  enti locali interessati.

Mentre la raffineria IPLOM, per la legge 334/99, è classificata “stabilimento a rischio di incidente rilevante” , tutti sembrano minimizzare l’accaduto, dai dirigenti dell’azienda al Prefetto al Governatore della regione Liguria. Solo gli abitanti del luogo sanno che non è così.

Dagli anni Ottanta.

Dagli anni ottanta accadono troppi incidenti: scoppi, ferimenti di operai, falle nelle tubature, sversamenti di oli e nafta, nubi gassose e ogni volta l’allarme, la riparazione, le scuse e le promesse. Nel 2008 accade anche un grave incendio le cui conclusioni penali sono recenti con la condanna dell’ex direttore, ma si sa il ricatto occupazionale fa miracoli e nonostante i primi comitati di salute pubblica e un Sindaco di Busalla, il chirurgo Pastorino, scriva a ben tre ministeri, dell’ Interno, dello Sviluppo economico, dell’Ambiente, alla Prefettura, alla Regione e alla Iplom medesima che «la Valle Scrivia e la Iplom non sono compatibili»,  e ne chiede la delocalizzazione , sarà proprio la classe politica a fallire miseramente negli intenti.

 A parole quasi tutti critici. Quasi tutti, perché il capogruppo scajoliano del Pdl, Abbundo, che tutti ricorderanno per altri avvenimenti, chiede di mantenere l’azienda dov’è, tradendo un supporto politico mai dichiarato.

Chi è IPLOM

Comprensibile, Iplom è pur sempre un gruppo da un miliardo di euro di fatturato, con il 20 per cento a due fondi di private equity statunitensi sponsor dei francesi di Société Générale, e il 30 per cento in mano agli svizzeri di Energy Management e poi finanzia il Busalla Calcio, la pallavolo femminile, regala l’ambulanza alla Croce Verde, fa lezioni alle scuole per spiegare che della raffineria non c’è da avere paura, paga stipendi sopra la media, perché, come qualcuno sosteneva ancora in questi giorni, ”Il petrolio qui sostiene famiglie intere”.

Come si può pretendere che in questa situazione il Sindacato sia combattivo e attento alla salute dei lavoratori e dei cittadini della zona che convivono con la raffineria di petrolio dietro la finestra?

Così, ci risiamo: dopo i disastri ambientali di Cornigliano, Cengio, Cogoleto, Vado Ligure, anche a Genova si torna a parlare di emergenza occupazionale. L’azienda convoca i sindacati e mette i 240 lavoratori in cassa integrazione chiedendo, per questa emergenza, il dissequestro dell’impianto alla magistratura.

Il PM Cutugno, però, ha acquisito una valanga di documentazione, tra cui: il piano di sicurezza e il sistema di gestione interna, i registri di manutenzione e l’elenco delle ispezioni sulla conduttura, i diagrammi e le registrazioni delle quantità di idrocarburi in uscita dal Porto Petroli e in entrata nella raffineria, e nonostante l’intenzionale velocità, le indagini richiederanno attenzione, molta più attenzione di come si sta svolgendo quella che con un po’ di presunzione viene chiamata , da più parti, “bonifica”.

Supportata da consulenti ad hoc la Procura verificherà  il piano di sicurezza scaduto , ma anche il reale stato di manutenzione delle condutture, come quella incriminata, che sembra risalire agli anni ’60 e  molte delle quali sembrano non avere letto di posa, come sarebbe auspicabile avessero, soprattutto in un territorio collinare dissestato come quello ligure, che invece a Fegino ospita anche numerosi grandi serbatoi di greggio.

Sul fronte politico.

Intanto, sul fronte politico, mentre il Sindaco Doria sembra latitante, il Governatore della Liguria, Toti, inspiegabilmente sollevato, dichiara ”Abbiamo sfiorato il disastro! C’è stata una grande sinergia tra tutti gli Enti e gli obiettivi sono in via di raggiungimento anche se vivremo ore piuttosto difficili, a causa del maltempo previsto.  Si stanno comunque rinforzando barriere e terrapieni “.

Qualche giorno dopo, quando il greggio si riversa in mare, rilascia dichiarazione alquanto discutibili e cercando di rassicurare  annuncia che la macchia di 28 chilometri di petrolio  si sta dirigendo in  Francia, lontano dalle spiagge liguri, come se non si parlasse di un emergenza ambientale all’ecosistema di tutto il mare, ma di qualche stabilimento balneare.

Anche la Capitaneria di Porto sembra compiacersi di aver raggiunto e superato l’obiettivo di raccolta di emulsione oleosa previsto dal Piano Operativo definito nell’ambito del tavolo tecnico guidato dalla Prefettura. Il tutto previsto con la posa in opera di panne assorbenti, chiamate oceaniche, che la mattina di sabato insieme alle due dighe di ghiaia ammassata sul torrente, vengono puntualmente  portate via alle prime modeste piogge.


Sempre la Capitaneria puntualizza e rassicura “quello che è sfuggito in mare non è greggio ma è solo “iridescenza” , come se il termine, più dolce e meno impattante, bastasse a rassicurare.

Il Governo inoltre, che aveva il dovere di intervenire immediatamente, come dispone l’inquinamento da petrolio, invia le navi antinquinamento dopo una settimana, mentre il petrolio da sei giorni sta danneggiando un ecosistema e sta aumentando la sua portata.

Le operazioni.

Le dichiarazioni di aver raccolto dall’acqua oltre 2800 metri cubi, infatti, sembrano contrastare con le notizie provenienti dalle coste di ponente.

Il petrolio spiaggiato a Pegli, fa partire un’altra denuncia nei confronti della Iplom, colpevole anche di  non aver  provveduto in tempo a tamponare l’onda nera.

 Le dighe sifonate e le panne oceaniche nel Polcevera e i fogli assorbenti posizionati sul luogo del disastro a Fegino sembrano essere testimoni di un’emergenza sottostimata, cui l’incapacità e la superficialità   finalizzate a non destare allarmi ne aggravandone le conseguenze.

Il greggio fuoriuscito arriva in mare e dopo Pegli, arriva a Varazze e poi Loano.

Gli operatori balneari tremano. L’imminente apertura della stagione estiva potrebbe subire gravi danni, ma il greggio ora è al largo e anche il Prefetto di Genova  spera nella tramontana.


Si è cercato  di pulire la  spiaggia di Pegli  e soccorrere esemplari di  fauna tracui anatre, aironi, papere, germani e oche
che danno la triste testimonianza di quello che tali disastri sono.

Muoiono pesci e tutte le rane del Polcevera. Ne percepiscono i gemiti di morte gli abitanti del luogo e poi più nulla. Si soccorrono uccelli migranti che solitamente sostano nella nostra regione di questi tempi.

Tutti condannati dall’idiozia umana.


Tutte le operazioni di questi giorni sono definite “bonifica” mentre questo è fronteggiare l’emergenza di un disastro.
 La bonifica deve ancora venire. Bonificare un’area è ben altra cosa, lo prevede una specifica normativa e il cronoprogramma sarà un altro e dovrà essere ugualmente urgente, per la tutela della salute degli abitanti e per ripristinare le condizioni di vita di un ecosistema e di una biodiversità che, non solo, nella Valpolcevera sembrano essere già compromessi.


In una regione come la Liguria.

In una regione come la Liguria sembra incomprensibile come il patrimonio ambientale sia stato e continui a essere compromesso per le scelte incompatibili e oggi ingiustificatamente insostenibili, dalla cementificazione dissennata alle operazioni  industriali pericolose e fallimentari.

Per questo se rileggiamo quello che il più grande architetto americano del 900, Frank Lloyd Wright, sosteneva, “Il genio è colui che svolge il suo lavoro guardando la natura, con l’ardire di seguirla” si può tranquillamente dedurre che qui, di geni, ne abbiamo pochi.

Oggi è domenica, un’altra domenica, una domenica triste perché contraddicendo tutte le rassicurazioni, il greggio è arrivato nel mare e sulle spiagge di Savona, una domenica in cui non si possono ancora tirare le somme, e forse è meglio parlare di calcio.

             ANTONIA BRIUGLIA

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