di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 684 del 10 novembre  2019
Tel. 346 8046218
Riflessioni (pacate e pungenti) di un avvocato savonese Stampa E-mail
Scritto da MARCO GENTA   
Riflessioni (pacate e pungenti) di un avvocato savonese
Chi decide l’urbanizzazione? Chi paga le spese legali?
Solo grandi progetti, addio politica dei piccoli passi
Sempre più ignorati i problemi quotidiani dei cittadini, ma anche come investire nelle bellezze naturali. Quei “privati”che “regalano” e comandano
 

Leggo sempre con attenzione Trucioli Savonesi e soprattutto, essendo cittadino di Noli, le critiche dell’ex Sindaco Gambetta.

Ma seguo con attenzione anche tutto quello che riguarda la politica locale, soprattutto le problematiche connesse al nostro territorio (vedi anche Albisola Marina; Loano; Cairo; ecc….).

 

Prima a Savona e poi a Noli mi sono avvicinato anche alla politica “attiva” (candidandomi al Consiglio Comunale), forse l’ho fatto con la mentalità sbagliata non volevo avere un tornaconto e/o “qualche posto”, ma volevo capire se potevo dare un contributo eventualmente mettendo a disposizione la mia esperienza professionale di avvocato che dal ’95 ad oggi si è occupato anche di problematiche relative agli anziani; alla sanità ed all’ambiente.
 

Fatte queste premesse e, proprio leggendo Trucioli Savonesi, mi è venuta voglia di scrivere queste mie riflessioni che potrebbero essere banali, semplicistiche o sbagliate ma spero che a qualcuno possano interessare e far riflettere.

Quando vi erano ancora i politici di professione (nella c.d. I° Repubblica) chi amministrava, soprattutto nei Comuni di media e piccola dimensione, aveva una posizione di prestigio. Poteva capitare che alcune spese ed opere pubbliche venissero decise senza guardare tanto ai bilanci, si attingeva dalla Cassa Depositi e Prestiti a volte venivano anche fatte opere inutili (ma che avevano garantito un po’ di lavoro per un imprenditore amico o per una cooperativa del “compagno”) e poteva succedere che opere che si potevano eseguire spendendo (soldi pubblici) 100 venivano a costare 150 (per pagare tangenti e per raccomandazioni) vi è stato un periodo che tante opere pubbliche erano diventate “d’oro” (mi viene in mente le “carceri d’oro” le “ lenzuola d’oro”, ecc……).

Poi, dopo tangentopoli, ci sono stati meno politici di professione e più professionisti (Dottori, Professori, Avvocati), imprenditori ed anche artigiani che si sono dedicati alla politica.

Un’autentica rivoluzione: lo stato doveva essere gestito come un impresa; basta debito pubblico, interessi passivi ma spese che potevano essere fatte solo se i soldi erano disponibili a bilancio.

Ma per fare le opere pubbliche l’unico modo era farlo con l’intervento del privato o privatizzando quanto era stato fatto, con perdite rilevanti, fino ad allora dallo Stato.

Ed ecco che gli interventi pubblici vengono finanziati o da banche (con il sorgere del problema dei c.d. “derivati”) o da privati con i c.d. “projet financiament” o con fondi comunitari e/o regionali (con la conseguenza che si ottengono finanziamenti per opere inutili: lo scorso inverno un comune della Val Bormida non aveva più soldi, spesi tutti per la pulizia delle strade per le continue nevicate, ma aveva ottenuto un finanziamento europeo per una pista ciclabile che poi non so quanto sia stata usata!!! O finanziamenti per lavori e progetti che poi non si portano a termine: ad esempio le macchine elettriche a Bergeggi).

I privati, giustamente, vogliono un guadagno per quello che fanno e, pertanto, investono in opere che di pubblico hanno poco con la conseguenza che i Comuni si occupano più di opere private che pubbliche. Ed ecco fiorire grossi centri commerciali o borghi residenziali in zone turistiche “con vedute vista mare” o garage interrati o porticcioli turistici, ecc…..

Il privato ti fa un bel porticciolo turistico (quanto utile?) ma in cambio ti costruisce un grattacielo con un progetto di un prestigioso (?) architetto internazionale.

Questa “torre” ha solo appartamenti che vengono messi sul mercato a prezzi talmente alti che con la vendita di soltanto un terzo del numero totale, il privato ha già coperto i costi e guadagnato e non ha interesse a venderli tutti.

Chi decide l’urbanizzazione di un Comune non è più l’amministrazione pubblica (che non ha soldi) ma i privati; non si prendono in considerazione esigenze pubbliche, ambientali, storiche, non si preservano più le bellezze naturali e/o monumentali e/o storiche.

Il privato, come onere di urbanizzazione, ti fa un bel giardino pubblico ma sotto gli devi concedere di fare dei garage interrati. Se scavando si rinvengono resti archeologici o si crea un pericolo di dissestamento la Pubblica Amministrazione dovrebbe intervenire per bloccare tutto, ma questo non succede sempre; come mai? Per incapacità, per superficialità e, a pensare male, per un tornaconto?

A questi interrogativi i politici devono rispondere sia ai loro elettori che alla Procura della Repubblica. Ma le spese legali degli amministratori indagati poi chi li paga? I cittadini?

Perchè non fare un bel passo indietro? Perché non fermarsi ed incominciare ad occuparsi solo di una “modesta” gestione dei problemi quotidiani dei cittadini?

Le risorse economiche, si sa, sono poche e diminuiscono, ma vediamo quali sono le entrate, vediamo di razionalizzare tutti i costi e di responsabilizzare i cittadini in una gestione che porti a valorizzare le risorse che, nei piccoli centri della nostra bella riviera, ci sono. Senza progetti che prevedano solo costruzioni, cementificazioni e danni all’ambiente. Con una politica dei piccoli passi si dovrà investire sulle bellezze naturali, sul mare, sui centri storici e sulle risorse umane e storiche.

Ho scritto solo cose banali, ho semplificato tante cose omettendone altre importanti. Sono solo considerazioni che spero facciano riflettere.

Avv. Marco Genta

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