Settimanale Anno XVII
Numero 730 del 22 novembre 2020
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PD Savona: più nulla da dire Stampa E-mail
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   

PD SAVONA: PIU’ NULLA DA DIRE

Venerdì sera, alla Società Milleluci, il via alle primarie savonesi del PD. Tutto accade in una stanza scontata, di volti inevitabilmente presenti e speranzosi di riprodurre con le stesse modalità, ma con malcelata inquietudine, una nuova tornata elettorale.

Nessuno vuole parlare di rottura col passato e sarebbe ridicolo parlarne poiché l’amministrazione della città gestita dal PD di Berruti per ben 10 anni ha visto protagonista anche uno dei candidati nel ruolo di vice- sindaco convinto.


Ma ci sarà sicuramente di più di quello che si dice pubblicamente, in fatto di programmi, di nuove proposte per la città e di chi saranno i politici che la amministreranno, perché il “vuoto” sembra volersi consolidare.

Ci sarà sicuramente qualche accordo sottobanco, magari con i partiti della destra che sembrano brancolare nel buio totale, senza riuscire ad approfittare di un periodo politico, a dir poco sfortunato, del centro- sinistra che forse non si presenterà più in questo modo.

Savona, ancora rinunciabile sul tavolo degli accordi, in cambio di un Ponente troppo importante per la destra savonese?

Il partito Democratico, invece, appare spaccato più di prima, logorato da battaglie tra gruppi rivali  cui fanno capo sempre i soliti e vecchi nomi della politica savonese.

Ci sarà sicuramente qualcosa di più, altrimenti non si comprenderebbe il motivo per cui, contrariamente alle indicazioni romane, si continuino a presentare candidati non di coalizione, ma tutti fedelmente iscritti al PD.


Di Tullio e Battaglia

 Uno imposto da Renzi e sponsorizzato dal Segretario Provinciale, Cristina Battaglia, semisconosciuta ai savonesi che smentisce in prima persona di essere portavoce della società civile in una lettera agli iscritti.

 Uno imposto da se stesso, Livio Di Tullio, troppo conosciuto, impersona la continuità col passato. Da vice-sindaco e assessore all’urbanistica è stato protagonista di un decennio di scelte urbanistiche a dir poco discutibili, come il PUC con la cementificazione del fronte mare e non solo, i Crescent, la vicenda Margonara, il deposito bitume nel porto crociere, la sua posizione sulla Tirreno Power, per fare solo alcuni esempi, e oggi si definisce in modo schizofrenico l’ “uomo del nuovo”.

A questo punto il rischio che si ripresenti la situazione genovese, è reale, anche e soprattutto per lo strappo inevitabile della sinistra che si presenterà sola alle elezioni.

Sembra non ci sia più nulla da dire, tutto scontato quello che sta accadendo a Savona e non bastano “I fallimenti perfetti” evocati e distribuiti via mail a scuotere Savona dal torpore di un quotidiano degrado culturale e politico.

Ignari che il mancato ascolto dei cittadini, stanchi di politici inadeguati che traditi dalla loro debolezza possano dire oggi per smentirsi domani, potrà fare la differenza. (vedi Bitume e Margonara)

 Ignari che la pessima prassi utilizzata nello spartirsi le ultime poltrone, perpetrando la convinzione che vige la regola dei furbi sui fessi, non sia sfuggita ai cittadini savonesi.


 Sembra non ci sia più nulla da dire in una città che, pianificata come un tabellone di un monopoli con troppe  aree fagocitate dal cemento in una visione politico - pianificatoria che ha contagiato anche  paesi vicini come Albissola (vedi volumetrie in collina e progetto di cementificazione della costa a Margonara), senza comunque , trovare un’identità un nuovo sviluppo economico e sociale.

Così nel PD che inaugura le primarie savonesi senza “rottamatori” o candidati credibili con la caratura di chi potrebbe guidare un reale cambiamento, appare anche chi pensa di avere le carte in regola per inserirsi e dal Palco di Grillo del 2007, dove cercava una sponda e visibilità accusando proprio l’amministrazione savonese già guidata dal PD, ora si candida a Sindaco come iscritto al PD.

E’ Giuliano Arnaldi, consigliere a Onzo, lontano da Savona da anni, che si propone come cura alternativa, “fuori dagli schemi” a parole, ma nei fatti anche lui in linea con i suoi colleghi di partito, con una lettera che sembra ricalcare, nelle parole e negli intenti, le vecchie e logore indicazioni programmatiche di partito dei tempi lontani. Anche lui tradisce l’assenza di un lavoro alle spalle, la scarsa conoscenza di ciò che è accaduto e sta accadendo in questo territorio e la presunzione di avere le giuste competenze per poterla governare.


Propone di lavorare attorno a tavoli tematici a quattro mesi dalle elezioni, Arnaldi, dando prova proprio di quell’improvvisazione di cui Savona non ha più bisogno.

C’è chi a Savona, attraverso comitati, gruppi, associazioni culturali e ambientaliste, lavora da anni intorno a tavoli tematici, chiedendo inutilmente di essere ascoltato, costretto a raccolte firme, manifestazioni pubbliche o di rete e l’ascolto si da in tempi non sospetti, per promuovere un lavoro di crescita e condivisione di un territorio, non improvvisato e funzionale per l’ennesima  tornata elettorale.

ANTONIA BRIUGLIA

 

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