Settimanale Anno XVI
Numero 703 del 5 aprile 2020
Tel. 346 8046218
Cinema: RAN (caos) Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

RAN (Caos)

 

 Titolo Originale: RAN

Regia: Akira Kurosawa
Interpreti: Tatsuya Nakadai, Akira Terao, Jinpachi Nezu, Daisuke Ryu, Mieko Harada, Yoshiko Miyazaki, Hisashi Igawa, Masayuki Yui
Durata: h 2.40
Nazionalità: Giappone, Francia 1985
Genere: drammatico
Al cinema nel Novembre 1985
Recensione di Biagio Giordano
Film reperibile su DVD

 Giappone, secolo sedicesimo, casata degli Ichimonji, nelle boscose e vaste colline situate tra i tre castelli del feudo, il gran principe Hidetora Ichomonji della rispettabile età di 70 anni, è impegnato nella caccia al cinghiale, vi partecipa insieme ai tre figli Jiro, Saburo e Taro, e ai due suoi principi alleati Fujimachi e Ayabe.

Sarà proprio il gran principe ad uccidere il cinghiale, grazie ad una perfetta  coordinazione tra guida del cavallo in corsa, abilità nel mantenere l’equilibrio sulla sella nel momento del tiro con l’arco, e precisione della mira.

Ma il successo lascia un amaro in bocca a tutti, il cinghiale è vecchio, immangiabile perché la sua carne, come si sa, a una certa età puzza. Questa imperfezione non è casuale, praticamente è una metafora del film sulle conseguenze del passare del tempo su chi detiene il potere, qualcosa  che fa capire allo spettatore il senso più profondo da cui partire per intendere le drammatiche vicende che di li a poco scorreranno impetuose davanti ai suoi occhi. 


 
Finita la caccia viene allestito un convivio all’aperto, Hidetora riceve dagli ospiti  le congratulazioni per aver abbattuto il cinghiale,  dopo di che i due principi  offrono in dono  a Hidetora  un  prezioso annuncio: gli fanno sapere che ciascuna delle loro figlie vorrebbe convogliare a nozze con il terzogenito di Hidetora: Saburo.

Hidetora rimane sorpreso e perplesso, dopo un attimo di meditazione fa capire che  preferisce lasciar cadere l’offerta,  probabilmente per non creare delusione in uno dei due principi: ossia a quello che sarebbe stato  escluso dalla scelta della propria figlia.

 L’atmosfera diventa però fredda, per risollevare gli animi e far tornare il buon umore, viene invitato ad esibirsi tra di loro l’intrattenitore comico del gran principe, Kyoami.

Durante il suo numero Kyoami viene interrotto da Saburo, che copre di ridicolo il padre per  il parziale fallimento nella caccia, lo fa riprendendo in modo ironico un aspetto figurativo della scena comica di Kyoami riguardante i conigli.

 Saburo, per aver offeso il padre viene rimproverato aspramente  dai due fratelli, ma nonostante ciò il risentimento di Hidetora  non si placa, ed egli diventa molto silenzioso, tanto che a un certo punto preferisce rifugiarsi nel sonno; i suoi ospiti allora si ritirano dietro una tenda attendendone rispettosamente il risveglio.


 
Il gran principe  fa un sogno angoscioso che riflette la sua realtà presente proiettata in un futuro immediato, un sogno che appare in un certo senso profetico e che  potrebbe obbligarlo, proprio per la simbiosi con la realtà delle visioni oniriche, a delle scelte molto rischiose per la sua vita  e per quella di tutta la famiglia.

Nel sogno Hidetora si trova solo in una  landa selvaggia; è molto afflitto, depresso, il suo camminare è vano, il senso di solitudine è straziante, dopo un lungo patire accompagnato dall’immaginare la fine della propria vita, Hidetora viene svegliato dalla voce del figlio maggiore Taro.

Il gran principe dopo il risveglio appare molto scosso, quasi sorpreso di essere ritornato alla realtà, fa discorsi ai figli che possono essere facilmente scambiati per deliri ma che in realtà introducono a qualcosa di importante, sostanzialmente cruciale. 

Dopo che il profondo turbamento, associato al sogno, sembra essersi placato, Hidetora comunica ai figli di aver preso provvedimenti di grande interesse, a lungo meditati.

 Hidetora annuncia  la decisione di ritirarsi dall’amministrazione del feudo perché anziano e stanco, e di voler dividere i suoi beni con i figli. Il gran principe  consegna il  comando della casata al figlio primogenito Taro, e affida agli altri due figli il compito di sostenere Taro, sopratutto quando richiesto dalle necessità, come può essere il caso   di un attacco nemico al feudo.


 
La sorprendente e considerevole decisione del gran principe indigna il figlio Saburo, che critica aspramente il padre dandogli del folle. Secondo Saburo l’anziano padre  non sembra aver capito le conseguenze tragiche a cui può portare la scelta che ha deciso: sia per quanto riguarda  l’armonia della famiglia sia per la conservazione della casata.

Il capo guerriero Tango,  sempre fedele al gran principe, si schiera in questa occasione dalla parte di Saburo condividendone in pieno le idee. Entrambi verranno espulsi e ripudiati dal vecchio  Hidetora. Il gran principe era rimasto  indignato per le offese e le critiche ricevute,  tanto che in un primo momento, accecato da una furia omicida, aveva anche cercato di uccidere con la spada Tango, frenato poi dalle sue nuove parole critiche: taglienti e persuasive.

Le conseguenze della scelta di Hidetora di mettersi da parte, saranno sconvolgenti, la moglie di Taro Kaede che ha patito a suo tempo la distruzione della  sua famiglia e della casa a causa della furia assassina di  Hidetora, intravede nella nuova  situazione la possibilità di compiere delle  feroci vendette, e intreccerà, per raggiungere più facilmente lo scopo, torpidi rapporti seduttivi in seno alla famiglia degli Hidetora.

 
Tra i due figli emergono, a causa di profonde e a volte misteriose diffidenze, forme di violenza che spingono al  fratricidio, con conseguente ricerca di un dominio assoluto del feudo, ciò li porterà  a scontrarsi militarmente, e a isolare sempre di più il padre fino a perseguitarlo. Hidetora finirà per impazzire e vagare senza meta tra i campi di battaglia  accompagnato dal suo fedele intrattenitore comico Kyoami, che come accade spesso con i comici, si farà conoscere ed apprezzare anche per la saggezza dei suoi pensieri.

Ran trae spunto dalla nota opera di William Shakespeare Re Lear, opportunamente interpretata in chiave  giapponese, della cui cultura e costume, ricchi di elaborazioni estetiche elevate e comportamenti raffinati, il film è in gran parte magistralmente intessuto.

Ran è un’opera filmica di straordinario impatto visivo, sia per drammaticità che per ricercatezza compositiva nella fotografia, quest’ultima pare spesso confondersi, grazie alla applicazione di  numerose regole classiche, con le tecniche più usuali del colore di matrice pittorica.

 L’effetto dei colori sulla riuscita dello spettacolo è fondamentale, il godimento del film attraverso le normali funzioni dell’occhio è stupefacente. I colori sono ricchi di contrasti cromatici di forte rilevanza estetica, come ad esempio il colore primario rosso delle miriadi di bandierine dei cavalieri in combattimento che si contrasta con il colore complementare verde dei campi di battaglia,  o le numerose scene di interni  dominate dal giallo in abbinamento con il colore complementare viola, oppure il colore primario blu spesso in contrasto con il colore complementare arancione. 


 
Interessanti anche i contrasti cromatici rivestiti di simbolismo riguardanti i tre colori primari blu, giallo, rosso che contraddistinguono i vestiti dei tre figli di Hidetora, e la cui somma additiva come è noto dalla teoria del colore, genera come risultante il bianco, colore quest’ultimo del vestito di Hidetora, tutto ciò quasi a sottolineare anche l’assolutezza e completezza esistenziale che può dare per un certo tempo un regno.

In Ran, che è un vero  e proprio capolavoro cromatico, quasi tutte le regole della composizione classica della pittura sono applicate alla perfezione, esse entrano in gioco elevando l’espressività del linguaggio filmico, comunicando in modo eccelso le particolarità di una situazione drammatica  o di passione.

 Numerose le scene con linee diagonali in rilievo, note per generare instabilità all’occhio, come pure la presenza di spigoli e forme ad elle di edifici e mura che conferiscono all’inquadrature ordine e pulizia, da sottolineare inoltre i contro luci suggestivi, veramente di rara bellezza, o gli elementi formali somiglianti tra di loro e ripetitivi, oppure i contrasti accentuati tra particolari e figure dominanti, o tra il bello dominante e il brutto  in agguato e viceversa, e per finire da sottolineare gli emozionanti  contrasti di qualità del colore unico acceso.

 Per non parlare poi, per altri aspetti estetici,  del dinamismo eccelso delle scene di guerra, riprese con angolazioni impossibili sia in grandangolo che in tele, tanto da suscitare nello spettatore disorientamento e incanto nello stesso tempo.

Biagio Giordano

 

    
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