di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 688 del 8 dicembre  2019
Tel. 346 8046218
Piccolo test preelettorale... Stampa E-mail
Scritto da MILENA DEBENEDETTI   
Piccolo test preelettorale
Due domandone due e tante sottodomandine

In questi giorni si moltiplicano pagine e pagine, pezzi e spiegazioni e distinguo e commenti e discussioni, soprattutto sul futuro e altri tempi verbali del PD. Io, molto più schematicamente, vorrei spingere i savonesi prossimi votanti a una breve riflessione. Perché il tutto si riduce a due semplici domande. Eccole.

1) Guardando indietro alle amministrazioni che si sono succedute, in una continuità quasi totale di persone e indirizzi, dal dopoguerra a oggi, riflettendo in particolare sul percorso avviato dagli ultimi sindaci, ossia  Ruggeri e Berruti, ne siete soddisfatti?

2) Alla luce di questa riflessione, li rivotereste? Rivoterete un partito, una coalizione che si preannuncia in assoluta continuità  di fatto e di persone con il percorso di cui sopra?

Si possono presentare quattro combinazioni di risposte. Su  quella SI’ – NO   direi che sfugge un pelino alla logica, e richiederebbe spiegazioni a parte, possibilmente di fronte a un bravo psichiatra. Magari si ha solo voglia di cambiare così, per il gusto di provare. Non sta a me sindacare. In ogni caso non credo sarebbero in molti a sceglierla, se non, appunto, degli eccentrici. Possiamo discuterne.

Vediamo le altre.

 SI’ – SI’

Benissimo, perfetto, sono contenta per voi.  Che dirvi?  Che sarei curiosa di sapere cosa vi convinca di più.  L’accurata programmazione e la lungimirante visione? L’indipendenza decisionale da qualsiasi potere forte, compresa l’Autorità Portuale? L’uso oculato dei fondi europei e regionali? La salvaguardia e la valorizzazione dei beni artistici e architettonici?  Il regalo del bitume, del Crescent 2, dei Solimano?  L’ottimo stato delle partecipate e dei servizi, gestiti in modo efficiente e totalmente autonomo dalla politica? La viabilità e la pedonalizzazione? La programmazione edilizia attenta alle esigenze abitative e ad una accurata gestione del territorio,  insensibile alle sirene degli speculatori?  La pulizia urbana, la cura del verde, la differenziata-gioiello? (Tanto, lo ha detto il Sindaco,  è una questione ideologica, la differenziata,  e nulla ha a che vedere col decoro urbano, ci sono città sporche pur con alta differenziata!).   L’economia fiorente, l’attenzione al commercio, il freno ai centri commerciali?  Le tasse convertite efficientemente in servizi?  Il debito pubblico, i derivati,  i megaimpianti sportivi con relativi mutui e costi di gestione? Le politiche smart all’avanguardia? La democrazia partecipata e le decisioni condivise dal basso?


La sensibilità e la dedizione dei  nostri amministratori, umili cittadini che non perdono occasione per mostrare agli elettori la propria stima e attenzione, che li trattano col debito rispetto, condividono e spiegano le decisioni nella massima democratica trasparenza,  e mai si sognerebbero di ignorarli, disprezzarli, insultarli, o intortarli con slogan e retorica?

O forse siete semplicemente inseriti nel sistema a qualche titolo per cui vi va benissimo così. Del resto, senza voler scomodare accuse di clientelismi o fare insinuazioni,  non mi permetterei mai,  è normale, è fisiologico che una assenza cinquantennale di ricambio nella macchina amministrativa produca rendite di posizione  ben consolidate e nicchie di vario genere.

Oppure siete elettori che si accontentano, elettori pragmatici, soddisfatti quando ottengono parcheggi e muretti e rotonde, plaudenti all’ostracismo a gatti e piccioni, e al taglio di alberi, che in città sporcano e sono pericolosi. Bene così.

NO-NO

    

 

Bene, la pensate come me.  Allora non vi resta che comportarvi di conseguenza: non votarli.  Per votare cosa? Se scegliete una lista civica, fate attenzione che non sia una lista civetta, che vi riporti dritti all’ovile. Guardate bene chi la compone, il suo passato.  Non fidatevi solo dei programmi. I programmi, da soli, sono quasi sempre tutti meravigliosi. Chiedetevi anche, se davvero avete a cuore un cambiamento, quanto la lista civica abbia le forze e il potere di ottenerlo, o non piuttosto di disperdere voti a vantaggio dei soliti. Se invece volete davvero un cambiamento,  se credete che ci siano altre forme di democrazia partecipata, se volete e potete mettervi in gioco, provate a credere nel M5*.


 

Non chiediamo voti, ma voci.  Non crocette, ma partecipazione attiva. Solo con la partecipazione di molte persone potremmo avere la forza  per reimpostare il governo cittadino su basi completamente diverse. Non è più tempo di delega, del pensateci voi. Se volete votarci e basta, lasciate perdere. La situazione è troppo complessa e compromessa per eventuali salvatori della Patria.  Al tempo stesso, siamo gli unici in questa fase che possano rappresentare una svolta autentica. Metteteci alla prova: altre città lo hanno fatto. Idee e buoni propositi non ci mancano, aspettiamo solo il contributo dei cittadini. Con ansia.

In ogni caso, non scegliete l’astensione! Non rimanete a casa indifferenti, non è la soluzione, lascia solo spazio alle peggiori soluzioni. Se c’è un momento in cui si può credere, sperare, procurare il cambiamento, è questo.

NO – SI’

      

Qui sta il problema vero. Nel perché si continui a votare per abitudine, per paura del cambiamento.

Su questo il potere conta, per rinnovare il suo tranquillo tran tran.

Lo fate per motivi ideologici? Per paura delle destre? Ma dove sarebbero, dove la contrapposizione.  Non vi e’ bastato l’esempio di Marson, che alle scorse elezioni, finito il compito di fare da “babau”  degli elettori di sinistra, si è rapidamente dileguato dai banchi comunali lasciando una opposizione spezzettata e  imbelle? Non vedete gli intrecci profondi di interessi, di intenti, di programmi, a tutti i livelli? Il voto, i progetti spesso comuni, al netto di posizioni ideologiche sempre più vuote di significato o esibite per battibecchi sterili e parate o riservate a qualche esponente buono come parafulmine? A parte che c’è da chiedersi cosa ci sia di sinistra, nel PD di Renzi, che si distingue dal berlusconismo solo perché  ha meno avversari,  e quindi ne realizza al meglio e più efficacemente il programma di destra, facendosi votare da elettori di sinistra. Capolavoro!  Il problema non è che fa accordi di “realpolitik” con gli Alfano e Verdini, cosa che un elettore pragmatico potrebbe anche accettare, il problema è che li fa per realizzare i programmi degli Alfano e dei Verdini!


Cosa c’è di sinistra, nel privatizzare, tagliare, accorpare, dribblando accuratamente gli sprechi ma decapitando i servizi, nel ricattare, nel trasformare la giustizia sociale in umiliante beneficenza?

Siamo noi, a far paura? Vi bevete ancora la favoletta che saremmo fascisti? O troppo comunisti, dipende dai punti di vista… (e già questo la dice lunga sulla fondatezza delle accuse).

Ci credete dilettanti, incompetenti? E in cosa sarebbero più competenti i governanti attuali, se non nell’arte della politica fine  a se stessa, l’arte della vuota retorica e delle manovre salva e salta poltrona?  Del resto, l’ho già detto,  stiamo governando in diverse città, e a dispetto delle normali incertezze, a dispetto della propaganda PD che non perde occasione per accusarci della qualunque, e tentare di dipingerci come incompetenti irresponsabili,  mi sembra che ce la caviamo mediamente alla grande.

Non è difficile, del resto.  Anzi, è più semplice di quel che non si creda, se si hanno le mani libere e la buona volontà.

Per cui, ecco, terminata la disamina,  scegliete voi, pensateci.  Ma mi raccomando,  fatevele prima, quelle due domandine. Almeno.


 

P.S. So che in questo periodo c’è molto fermento politico e i tentativi di rinnovamento e improbabile riverginamento dei partiti, specie del solito PD, si sprecano. Nel caso a qualcuno venisse voglia di dibattere su quanto da me espresso sopra,  sappia che non intendo farlo. In questi casi più che un dialogo diventa una polemica, un battibecco, un confronto dialettico a chi è più brillante. Di nessuna utilità, fatto solo per impressionare e luccicare.  No grazie: detesto i talk show.  E’ presto detto: dei partiti penso da tempo tutto il male possibile, ma in particolare e soprattutto del PD.  A priori. Da tempi non sospetti e ante-5stelle: dal momento esatto della sua fondazione.  Non ho fatto che sparlarne, ritenendolo un male, la fine di ogni lotta al sistema berlusconiano, la nascita del partito unico, il germe di un bipolarismo malsano e artificiale, il compromesso storico a posteriori, che del PCI e della DC sceglieva e assemblava il peggio, scartandone gli apprezzabili aspetti sociali e condendo il tutto di atroce ipocrisia politically correct. Lo vedo e lo vedevo come  il peggior inganno agli elettori, il trionfo del liberismo mascherato, e last but non least, il nemico giurato e definitiva pietra tombale dell’ambiente. Insomma, lo detesto, ch’aggio a fa’?

Ho perso degli amici, per questo.  Mi sono allontanata per non doverli insultare, o sono stati loro a discriminarmi, a mancarmi di rispetto, facendomi la morale non richiesta, per poi troncare sprezzanti. Altri, per fortuna,  meno ideologici e più riflessivi, sono rimasti.

Niente, in questi anni, mi ha mai fatto cambiare idea.  Semmai, specie ora con Renzi, ho capito di essere stata anche troppo ottimista. Non fatemi parlare, dunque.  Buona vita a tutti, e a ciascuno il suo.

Milena Debenedetti

 

 

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