SETTIMANALE anno XVII
n° 740 del 21 febbraio 2020
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Cinema: Il tempo di un respiro Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
Il tempo di un respiro
 Starring: Annamaria Lorusso, Diana Bologna, Emilio Perrone, Danilo Uncino, Luna Cacciatori e con la partecipazione straordinaria di Roberto D'Antona.
Genere: Horror, Drammatico
Directed By: Annamaria Lorusso, Emilio Perrone
Durata: 21 minuti 
Recensione di Biagio Giordano
 Il Tempo di un Respiro come Ombre nella Memoria, è selezionato Ufficialmente al Rome Web Awards 2015.

Film visibile su You Tube

 Premessa storica. Nel ‘700 la morte di un bambino era ancora frequente e suscitava, nelle varie comunità  di appartenenza, commozioni e stupori intensi, nonché, nei genitori colpiti, un dolore straziante e annichilente che rimaneva acceso per lungo tempo. La cultura religiosa dell’epoca non poteva quindi rimanere indifferente ad eventi umanamente così sconvolgenti.

 Le istituzioni ecclesiastiche  cattoliche intervenivano rielaborando ciò che per inerzia della tradizione era rimasto troppo ancorato a una vetusta interpretazione biblica: quella che faceva credere  che i bambini morti non battezzati finivano nel limbo, un luogo di anime non peccatrici, privo di pene, ma  a cui era precluso il Paradiso salvo un diverso  proposito di Dio che non era dato conoscere.

In diversi e numerosi luoghi egemonizzati da una tradizione istituzionale ecclesiastica di tipo integralista-sub culturale,  a queste creature morte precocemente non era consentita  neanche la normale sepoltura in posti benedetti, ossia legati a  una forma di consacrazione con Cristo; essi venivano sepolti nei luoghi più lontani dalle abitazioni, anche lungo i fiumi, fra le montagne, e il loro spirito, secondo numerose leggende religiose di origini sincretiche impregnate di pregiudizi, non trovava pace, l’anima era desiderosa  di vendicare le gravi discriminazioni subite: tra le quali la perdita di sacralità della loro purezza. L’anima perciò vagava in cerca dei viventi per spaventarli e opprimerli destando loro atroci sensi di colpa.


 Il desiderio di alcune istituzioni ecclesiastiche di dare ai genitori dei figli morti la soddisfazione  della certezza della salvezza dell'anima del loro bambino, è all'origine del rito e dei santuari del "ritorno alla vita", che alcuni  studiosi teologi francesi hanno chiamato à répit, del respiro, e altri della "doppia morte" o della "morte sospesa".

 I santuari del “ritorno alla vita” sono, seppur  in modo sporadico, presenti anche in Italia, diversi si trovano nelle Alpi occidentali, sono dedicati alla Madonna e ad alcuni santi. Davanti alla santa immagine che caratterizzava il luogo, si posava - con una compassionevole speranza - il piccolo defunto e  con le preghiere  si supplicavano i  santi benefattori perché intercedessero con Dio per avere un "miracolo d’amore". Quest’ultimo doveva essere evidente, come  il ritorno alla vita del bambino,  una resurrezione per il tempo di un respiro,  di un breve istante di luce terrena, sufficiente  per eseguire il battesimo e  consentire poi all’anima del bimbo di entrare, senza più dubbi per i genitori, in Paradiso.

Trama del film. Il tempo di un respiro è un  film corto, horror-drammatico con coinvolgenti pieghe esistenzialistiche, diretto da Annamaria Lorusso ed Emilio Perrone. Interpretato da Annamaria Lorusso, Diana Bologna, Emilio Perrone, Danilo Uncino, Luna Cacciatori e con la partecipazione straordinaria di Roberto D’Antona.

Emilio Perrone

Il corto è uscito nel settembre 2014 ed è visibile on line su You Tube.

Il soggetto è ispirato a una storia realmente accaduta preso una chiesa a Soriso nel novarese, luogo in cui è ambientato il film, e narra le vicende di Claudia, una madre addolorata per la prematura morte del figlio, che si reca presso la chiesa sede delle apparizioni nella speranza che il miracolo del “Repit” si ripeta; nel 1767 in quella antica chiesa si sono verificati diversi eventi soprannaturali; le anime dei bambini venivano richiamate alla vita per essere battezzate e poter quindi godere di un al di là migliore.

Disposta a tutto, la protagonista giunge sul posto e conosce Marco e Luna, ma qualcosa di pauroso si aggira per i boschi. I protagonisti sono completamente immersi nella selva oscura. Voci e strane visioni iniziano a tormentarli sino a farli sprofondare nell’abisso di un mondo pauroso dove non hanno alcun potere di difesa.


Annamaria Lorusso

Note su Annamaria Lorusso. Da diversi anni la regista autore e attrice, ha cominciato a dedicarsi al cinema indipendente sia come interprete che come produttrice. Per citare alcuni dei lavori: “Insane” ,“Bolle di Sapone”, “Lezioni di Yoga”, “Butterfly effects”, “Nightmare Inquirers” di cui è anche il produttore esecutivo, “Inside” e naturalmente “Il Tempo di un Respiro” di cui cura la regia insieme al dotato Emilio Perrone anche lui attore nel film, e di cui è protagonista, sceneggiatrice e produttrice.

L’idea del corto, come e perché è nataUn giorno conversando con un caro amico dell’idea  di un corto un po’ particolare, che avesse dell’horror ma che fosse legato ad una situazione reale, egli gli narra di una chiesa legata ad alcuni eventi davvero commoventi. Dopo aver girato una scena per un suo corto, l’amico porta direttamente Annamaria sul posto dove accaddero i fatti, a Soriso, e la donna rimane come folgorata  da un pensiero visione, qualcosa riguardante un’improvvisa  ispirazione artistica. La sua mente intuisce improvvisamente che quella che poteva sembrava  solo una vaga idea aveva trovato, presentandosi sul posto consacrato, una illuminante spinta alla realizzazione.

 In quella chiesa erano avvenuti veri e propri pellegrinaggi per poter portare i bambini defunti e falli rinascere il tempo necessario per battezzarli. E così è nato “Il Tempo di un respiro”.

Tra i programmi futuri di Annamaria, rilasciati in alcune interviste, c’è la realizzazione di un lungometraggio la cui sceneggiatura è in fase di stesura. Annamaria in diverse conversazioni auspica vivamente che il cinema italiano risorga sottolineando come  ci siano talenti in Italia che la gente nemmeno sospetta. Secondo il suo punto di vista il cinema italiano adesso è limitato e regala poche sfumature di sé, ma se si uniscono le forze e si creano le giuste alleanze molte cose potrebbero essere cambiate.


Roberto D'Antona

Il tempo di un respiro è un film corto riuscito, indubbiamente di pregio soprattutto per l’effetto emozione procurato da una trama che rispetta a grandi linee le regole aristoteliche classiche della tragedia, suscitando pietà e terrore, considerati ottimi parametri per misurare l’intensità delle emozioni,  due sostantivi che sono  al centro della teoria della poetica del  racconto (mythos)  in Aristotele.  

Il film brilla in virtù di diverse soluzioni adottate alla forma del  racconto. Innanzi tutto un modo di raccontare credibile, sempre ben connesso con il reale,  quello più normalmente percepibile nel quotidiano. Inoltre il film coinvolge straordinariamente sul piano emotivo  grazie a un finale che va contro ogni attesa  costruita in precedenza, non  lasciandosi travolgere da un eccesso di fantasia  ma rimanendo ben saldo ad una realtà intrecciata con l’immaginario senza precisi confini. Sogno, attività onirica diurna, delirio da dolore, allucinazioni da rievocazioni  inconsce segnate dalla disperazione, fondono il crudo e freddo reale dell’esistenza dandogli forme espressive sempre diverse e impregnate di senso.


Un po’ a sorpresa per la nostra epoca cinematografica il film suscita quindi quel phobos (terrore) ed eleos (pietà) nello spettatore, che sono sempre più rari nel cinema postmoderno.  Il presente cinematografico incarnato dai suoi protagonisti ideatori di opere filmiche, appare per lo più affetto da una  diffusa e sterile arroganza, essa la si trova  soprattutto nell’attuato forte rinnovamento di molti codici espressivi e forme di intreccio delle trame cinematografiche, avvenuto ignorando spesso  il mondo culturale classico, vera fonte quest’ultimo di idee di qualità tese a procurare nello spettatore: piacere e commozione, godimento e pianto, paura e sgomento, lungo una rappresentazione della condizione umana riconoscibile come vera, possibile, o testimoniata da esperienze altrui ascoltate.

Annamaria Lorusso ed Emilio Perrone con questa bella opera indipendente hanno reso evidente, per contrasto, come il cinema postmoderno di questi ultimi due decenni, non solo italiano, sia sempre più confuso nelle idee, in bilico tra spettacolo e cultura, arte e contenuti, incassi e qualità del messaggio. Gli autori di oggi commettono il grave errore di trascurare studi fondamentali sulle grandi regole classiche del racconto teatrale e cinematografico che vanno a grandi linee da Aristotele a Hitchcock, Kubrick, Orson Welles.

        Biagio Giordano 

   

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