di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 693 del 26 gennaio 2020
Tel. 346 8046218
LE 239 VOLPI SONO NUOVAMENTE STATE CONDANNATE A MORTE Stampa E-mail
Scritto da Manrico Maglia   
Ripresentato nuovo piano abbattimento:
LE 239 VOLPI SONO NUOVAMENTE
STATE CONDANNATE A MORTE

La provincia di Piacenza venerdì 4 ottobre ha deliberato nuovamente il piano di abbattimento delle 239 Volpi a Piacenza, lo stesso che il 18 novembre del 2013 aveva annullato in autotutela, a seguito della raccolta di ben 11600 firme di cittadini contrari effettuata in un mese dalle associazioni del Coordinamento Animalista ed Ambientalista di Piacenza, da una serrata ed efficace campagna stampa di contrasto e da gravi difetti di motivazione.

Di fronte alle pressioni effettuate dalle associazioni agricole e dagli ambiti territoriali di caccia, la Provincia, ormai giunta alla fine del suo mandato, ha deliberato il nuovo piano di abbattimento quinquennale delle volpi  che prevede l'uccisione delle stesse 239 volpi della precedente delibera pari al  60% degli animali stimati presenti nelle zone censite (aree di ripopolamento e cattura e aree di rispetto).

Pensando di dare ai firmatari della petizione di contrasto, un "bocconcino meno amaro" ha escluso, tra le forme di caccia autorizzate, la caccia in tana, autorizzando invece le gabbie trappola, la caccia notturna e la carabina. La caccia all'aspetto e la caccia in squadra.

Le motivazioni sono le stesse della precedente delibera:

si imputa ancora alla volpe di essere causa principale della mortalità di starne, fagiani  e lepri, sapendo bene invece che al calo hanno  contribuito ben altre cause, tra cui certamente la riduzione degli ambienti naturali vocati e l’agricoltura intensiva .

Si imputa ancora alla volpe la predazione sugli animali di bassa corte ma nessun danno è stato denunziato da allevatori per predazione


 

Di fronte a questa decisione assurda, dettata da motivazioni che nulla hanno a che vedere con una corretta gestione faunistica del territorio  il primo pensiero va ai 11600 cittadini che hanno firmato per chiedere alla Provincia di non autorizzare l’abbattimento ed al loro clamoroso mancato ascolto, che per un ente che va a morire è veramente un pessimo messaggio e l'ennesimo autogol.

Vogliamo quindi complimentarci, anche a loro nome, con l’assessore Ghilardelli e purtroppo con l’intera giunta ed il Presidente Trespidi per aver deciso che l’ultimo atto in materia venatoria di questa Provincia sia proprio l’approvazione del piano di abbattimento delle volpi nelle aree protette.

Quale atto migliore per chiarire definitivamente ai piacentini da che  parte ha sempre pesato l’ago della bilancia delle politiche venatorie a Piacenza, gli interessi cioè del mondo agricolo per il quale ogni animale che non crea reddito è una inutile fonte di potenziali danni ed il mondo venatorio più retrogrado e consumista che ritiene ancora oggi un diritto cacciare anche quando gli animali sul territorio non ci sono, in contrasto con la legge sulla caccia, ed è disposto per questo a spendere centinaia di  migliaia di euro ogni anno per comprare animali a cui sparare, lepri e fagiani soprattutto, pretendendo al contempo dalla “Politica” sempre in cerca di consensi , l’autorizzazione a fare piazza pulita di tutti i possibili predatori e competitori che proprio le immissioni di selvaggina fanno aumentare.

Cosi le volpi diventano il “capro espiatorio” di tutti gli squilibri faunistici del territorio, ree di far sparire polli, fagiani, pernici e soprattutto le lepri quando è noto che il drastico calo della presenza di questi animali (lepri) sul territorio in questi ultimi due\tre  anni è il frutto di molteplici cause , tra le quali certamente la sparizione in pianura di quasi tutti gli habitat naturali di rifugio e riproduzione a causa della cementificazione del territorio e l’agricoltura intensiva.

Siamo di fronte ad una chiara mancanza di una qualsivoglia forma di reale gestione faunistico-venatoria a Piacenza.

A fronte di una popolazione decimata di lepri la cui sparizione dovrebbe dovuto essere oggetto da una parte di seri studi e monitoraggi approfonditi e dall’altra di una contemporanea sospensione del prelievo venatorio  di almeno uno o due anni, per capire la situazione e permettere alla specie di potersi riprodurre, gli unici topolini partoriti da questa Provincia sono stati quello di limitare il prelievo a 4 lepri per cacciatore ed ora di deliberare di uccidere le volpi nelle aree protette, lasciando invece assurdamente inalterato il periodo di caccia alla lepre da settembre a novembre, per non scontentare troppo il mondo venatorio, avvallando di fatto l’assurda politica degli acquisti di selvaggina fatta da tutti gli ATC.

La volpe è tra l’altro specie cacciabile durante la stagione venatoria, quindi la limitazione del loro numero, se necessaria, dovrebbe avvenire in modo ordinario senza prevedere ulteriori piani di abbattimento che purtroppo diventano invece forme di caccia surrettizia per alcuni per poter cacciare tutto l anno  .

Ovviamente valuteremo insieme a tutte le associazioni piacentine cosa fare, ma è ovvio che la battaglia ricomincia.

Siamo indignati per la riproposizione del piano di abbattimento e per la mancanza di attenzione della Provincia nei confronti della fauna selvatica e degli 11600 cittadini firmatari, per questo entro breve vi chiederemo di aiutarci nuovamente ad esprimere tutta l'indignazione che merita questa decisione.

Manrico Maglio


 

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