Settimanale Anno XVI
Numero 716 del 5 LUGLIO 2020
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Vivere la Scuola da ex Docente Stampa E-mail
Scritto da Trucioli Savonesi   
Vivere la Scuola da ex Docente.

Sono trascorsi dieci anni dall’ultimo “bagno di gioventù” mattutino nella mia quinta Liceo, quella da “portare all’esame” con piena coscienza dei miei studenti, e mia, che tutto il possibile era stato fatto, che ogni teorema di Analisi Matematica (dimostrato e che quindi avrebbe dovuto avere  convinto tutti) era stato ben assimilato sia negli aspetti specifici che in quelli operativi e che ogni argomento di Elettromagnetismo era stato anch’esso trattato in parallelo all’esperimento dimostrativo e qualche onesta misura. Eravamo, insomma, tutti abbastanza tranquilli di fronte all’Esame di Maturità (quello con la Commissione Esterna) e poi al nuovo Esame di Stato (con Commissione mista, poi interna, poi nuovamente mista e infine interna). Insomma, per dirla con un tecnicismo, la Didattica  di chi scrive si era perfezionata negli anni, sia sulla base degli errori commessi (e riconosciuti) sia anche da una buona conoscenza della Letteratura, sempre alla ricerca sulle riviste internazionali del settore, di esperimenti d’aula di basso costo e grande efficacia esplicativa. Sì, credo che sia proprio la “Didattica” l’ingrediente base della Scuola “che forma attraverso il sapere”.

         Vi siete mai interrogati sul perché dall’Esame di Maturità con Commissione Esterna (pure limitato a due sole prove scritte e due sole materie orali) si sia passati alle Commissioni Miste e infine alla Commissione Interna? Semplice: motivi di risparmio sulle diarie ai Commissari. Ma se una “Commissione Esterna” poteva fornire, attraverso la relazione del Presidente,  un indice sulla “efficacia didattica dell’azione educativa” di un Consiglio di Classe (modo tecnicistico per dire se i docenti hanno insegnato con profitto) che indice potrà mai fornire una “Commissione di soli docenti interni”?. Attraverso le N verifiche scritte e le M verifiche orali lo studente non è già stato esaminato abbondantemente durante l’anno?  Forse quest’ultimo “atto formale” che appare come una burletta avviene per potere fornire un pezzo di carta di nullo valore ma con un “attributo europeo”?


         Vi siete mai interrogati sul perché la normativa riguardante la Scuola siano i cosiddetti provvedimenti delegati  (anche chiamati decreti delegati), una raccolta di Leggi emanate in Italia tra il luglio 1973 ed il maggio 1974? Si delega a un Governo la normativa riguardante una delle Istituzioni più importanti di una Società? Evidentemente, in quel periodo storico, la Scuola italiana era l’ultimo dei problemi (come peraltro lo è oggi).

I decreti delegati hanno segnato la vita della scuola italiana istituendo gli organi collegiali della scuola, hanno aperto il tempio (o la tana) all’assemblearismo post 1968. Gran parte delle sue disposizioni sono state recepite dal nuovo Testo unico in materia di istruzione (D. lgs nº 297 del 16 aprile 1994). Anche qui un “Decreto Legislativo”, cioè un atto normativo avente forza di Legge adottato dal potere esecutivo (Governo) per delega espressa e formale del potere legislativo (Parlamento)... tanta è l’importanza che merita la Scuola e il suo ruolo formativo...

         Ma veniamo alle ultime nuove. Le Scuole del Levante chiudono al sabato e riducono quindi i giorni dedicati alla Didattica a cinque senza alcuna preventiva disamina se, senza modifiche strutturali sulle ore di lezione e sui programmi,  tale riduzione, con rientri pomeridiani , tenga conto di una assimilazione di contenuti e concetti alquanto eterogenei. Passare da Hegel, (prima ora) al ”Victorian Age” (seconda ora) quindi a Pirandello (terza ora),  dieci minuti per andare in bagno e prendere (se ci si riesce) un caffè, o ingozzare una merendina, ripiombare nella squallida realtà di un’ora di disequazioni trascendenti, quindi a un’ora di Chimica e Biologia, altri cinque minuti per riprendere fiato, per concludere con Storia o Fisica o Greco o Latino... è una mattinata tipica di un Liceo.

Ho solo descritto la “mattinata tipo” evitando i dettagli su un rientro pomeridiano di due ore  per potere completare il quadro orario rimasto invariato. I motivi del provvedimento? Forse qualche studio su una Rivista di Pedagogia e che ha illuminato il  Commissario prefettizio della provincia di Genova? No, nulla di tutto questo: solo risparmiare le spese di riscaldamento e di pulizia al sabato... La didattica? Argomento che nessun Dirigente scolastico vuole esaminare. L’orario settimanale? Un tempo redatto per assicurare a ogni docente il “giorno libero desiderato” ? Anche qui, anche in questo caso la didattica è sempre stata assente. L’apprendimento degli studenti? ... ecco questo è un problema che può interessare tutte le parti in causa e sarà proprio questa “sperimentazione forzata” a fornire le risposte.

Attendiamole, mentre il resto va a rotoli...

Salvatore Ganci

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