Settimanale Anno XVI
Numero 725 del 18 ottobre 2020
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“NON INQUINARE COSTA TROPPO” Stampa E-mail
Scritto da Marco Giacinto Pellifroni   

“NON INQUINARE COSTA TROPPO”

Così titolava La Stampa del 19 luglio scorso con riferimento alla decisione del governo australiano di abrogare la “carbon tax”, ossia la tassa, gemella di quella UE, sulle emissioni gas serra che interessava le oltre 300 industrie più inquinanti.

Nel mio video “Dialogo su moneta-consumi-ambiente” (vedi), in fase di riedizione, ci sono alcune battute a questo riguardo tra le due pasionarie e il banchiere:


TECLA

Ma perché non produrre senza inquinare sin d’ora?

                         MR MOORE

Sulla Terra di oggi, sovrappopolata e consumista, è un’utopia: c’è una grandezza fisica, l’entropia, che non lo permette. Ve l’ho appena detto: le produzioni di massa non possono coniugare costi accettabili e ambiente pulito. Estrarre materie prime sempre più rare, lavorarle secondo cicli inevitabilmente inquinanti e poi disseminare i rifiuti nell’ambiente, sono 3 fattori che portano a grandi passi verso il dissesto ecologico; senza contare le guerre per accaparrarsi le fonti energetiche e materiali

PRISCILLA

Veramente, le fonti illimitate di energia ci sono e provengono dallo spazio. Nikola Tesla le aveva scoperte nei suoi esperimenti. L’avete boicottato in vita e, quando è morto, avete sequestrato e secretato i suoi studi. Il vostro campione, il banchiere JP Morgan, l’aveva capito subito: meglio monopolizzare e vendere l’energia che offrirla gratis a tutti…

MR MOORE

Ma vi rendete conto di cosa significhi energia illimitata?

L’umanità ne farebbe un’abbuffata, un binge, come diciamo noi. Il problema non è il petrolio, e neppure le materie prime, ma è dove collocare volumi crescenti di rifiuti su un pianeta limitato. Povero pianeta! Non si può crescere sempre

[…]

MR MOORE

[…] L’ecologia insegna che più cibo produci più crescono i commensali: fino alla fame per tutti. Bisogna invertire questo trend. Ma, come vi ho detto, i governi democratici non sono in grado di tenere a bada le aspirazioni al consumo delle masse, perché necessitano dei loro voti. Le banche sono il mezzo migliore, mediante la penuria di soldi; e i governi, di concerto, hanno il compito di inasprire tasse e sanzioni, giustificandole con la mancanza di soldi […]

Due sono le forme di governo realisticamente possibili: quello liberista del capitalismo pseudo-democratico e quello statalista-totalitario. Tertium non datur. Combattendo noi, voi portate acqua al mulino dello statalismo liberticida…

TECLA

Forse avete dimenticato lo Stato sociale

MR MOORE

Un’utopia, varata negli anni irresponsabili del “tutto e subito”. Così come la produzione di massa con rifiuti zero: l’ecologia va fatta ante, non post. Come? Riducendo il numero di umani e di industrie… In alternativa c’è solo un ferreo Leviatano statale, regnante su un mondo non dissimile da un formicaio


Le “riforme” volute dall’UE tramite Napolitano e Renzi vanno nella direzione del formicaio, denominato Nuovo Ordine Mondiale, centralizzato, opaco e irresponsabile. UE e BCE ne sono solo i prodromi.

Venendo ai guai a noi più prossimi, pretendere che la centrale di Vado emetta solo aria fresca, mentre le bollette elettriche rimangono invariate è una contraddizione, che vale per qualsiasi industria. Buttare i fumi in cielo e le scorie nell’ambiente costa poco (subito, ma immensamente di più in un futuro sempre più prossimo e insostenibile). Per questo l’Europa ha mantenuto la sua “verginità” ambientale trasportando le sue scorie nel nostro Mezzogiorno, inabissandole nel Mediterraneo o seppellendole in Africa; mentre ha delocalizzato le sue industrie in nazioni, come Cina e India, più “indulgenti” sui versanti ambientali e sindacali. Chiudere la centrale di Vado sarebbe come delocalizzarla in una delle tante centrali a carbone cinesi. Chiedere il rispetto delle rigide norme europee equivarrebbe ad addossare agli utenti elettrici i suoi maggiori costi, mentre la recessione morde e depaupera i nostri già esangui conti in banca. A proposito, si ventila che l’autunno vedrà arrivare la mano del fisco dentro quei conti; in questo caso, per rispettare altrettanto rigide norme europee, volte a ridurci davvero sul lastrico: ESM, ERF, Fiscal Compact, ossia la compiuta trasformazione dei popoli in un unico formicaio di poveri.

TECLA

[…] con continui trattati semi-segreti, con acronimi inglesi e incomprensibili, tipo ESM, ERF, Fiscal Compact, state spogliando l’intera nazione delle sue ricchezze, da usare come pegno per il pagamento di un debito pubblico fasullo e truffaldino. E ora? Dove ricomincerete il saccheggio, dopo quello del ‘92, mentre l’attenzione dei media era tutta concentrata su Mani Pulite?

MR MOORE (sornione)

Magari dalla riserva aurea… Poi dai beni culturali, come fecero i nazisti nell’ultima guerra… Ne avete così tanti…! E dalle industrie migliori… dalle risorse naturali, per esempio l’acqua potabile. Anche se l’acqua indenne dagli avvelenamenti criminali è già in gran parte privatizzata… (smette, preoccupato) Ma… cosa ti succede, non ti senti bene?

TECLA (cercando di riprendersi)

Come potrei sentirmi bene mentre ascolto l’elenco spietato delle nostre prossime disgrazie? Spietato, ma veritiero… purtroppo


Intanto, l’estate è prodiga di nuovi arrivi sulle nostre coste, grazie a Mare Nostrum. Servono per accelerare l’avvento del formicaio, dissolvendo la coesione sociale mediante un’invasione straniera, sollecitata dal governo. Questi nuovi “ospiti” (una risorsa, secondo la Boldrini) ce li ritroviamo, per es. a Finale, sciamanti sulle spiagge e accampati sulla passeggiata a mare, dove esibiscono indisturbati la loro mercanzia esentasse, in un’inedita concorrenza sleale verso i negozianti, multati dalla GdF se non emettono lo scontrino e vessati dalle tasse se lo emettono. La giustizia non latita solo nei tribunali.

Marco Giacinto Pellifroni                          27 luglio 2014  

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