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Settimanale Anno XVI
Numero 718 del 26 LUGLIO 2020
Tel. 346 8046218
LA SCUOLA E CRISI Stampa E-mail
Scritto da ANDREA GUIDO   
LA SCUOLA E CRISI:
 LA SCUOLA COME LUOGO DI COSTRUZIONE
 DI UN NUOVO MODELLO COMUNITARIO

Non è novità di questi giorni che la scuola Italiana stia passando un periodo di profonda crisi; sempre più spesso, infatti, gli istituti scolastici chiedono ai genitori degli alunni un aiuto nello svolgimento delle loro funzioni, ad esempio partecipando attivamente alla manutenzione dell’edificio in cui hanno sede (imbiancature collettive, interventi di restauro su banche e sedie etc) o organizzando iniziative finalizzate alla raccolta di fondi per le attività extracurricolari dei ragazzi.

Sui giornali tale pratica veniva definita, qualche giorno fa, come un fallimento per lo Stato Italiano, la prova lampante dell’incapacità dello Stato nel provvedere all’esercizio di un suo dovere.


In linea di massima troviamo questo giudizio figlio della mentalità manichea che connota la cultura Italiana, secondo il comune sentire Italiano la responsabilità di quanto riguarda lo spazio pubblico\condiviso\interattivo è delegata all’autorità competente, esautorando in questo modo il cittadino stesso da qualsiasi responsabilità, eccezion fatta per quella di “mugugno”.

L’autorità ha quindi la responsabilità totale nel provvedere alla pulizia delle strade, allo smaltimento dei rifiuti, al mantenimento dell’ordine e della legalità, all’elargizione in modo efficiente di tutti i servizi (sanità, istruzione, trasporti urbani etc); il cittadino per contro risulta un semplice fruitore di tali servizi.

Partendo dal presupposto che i tempi in cui stiamo vivendo sono sicuramente molto duri, di scarse opportunità e di forti tagli alle spese e ai servizi, quindi alla qualità della vita di ognuno di noi.

Ci pare comunque un dato interessante registrare una inversione di tendenza rispetto la succitata modalità di pensiero, la crisi sta creando spazi di nuova partecipazione per i cittadini; questa congiuntura tragica per alcuni versi sta parallelamente aprendo, con un certo grado di coercizione bisogna dirlo, per i cittadini una nuova era di responsabilità e di partecipazione diretta alla vita della loro comunità.

Restando fermi al caso specifico delle scuole, ormai è dato acquisito che l’educazione di un figlio è tanto più efficace quanto la scuola e la famiglia riescono a collaborare e ad unire le loro forze in tale percorso; già ora nei casi più “gravi”, vuoi per una situazione di svantaggio fisico\mentale del ragazzo o di aridità del retroterra famigliare, la scuola cura il percorso formativo dell’alunno cercando il più possibile di rendere partecipi anche i genitori, in modo che l’intera famiglia possa beneficiarne e\o partecipare (e cerca di farlo nel modo più efficace possibile nonostante i tagli pesanti al comparto).

In quest’ottica, il fatto che si apra un ulteriore possibilità per i genitori di partecipare alla vita della scuola, rappresenta un occasione ghiotta al fine di creare un nuovo spazio per collocare le famiglie nel percorso di formazione del proprio figlio, anche al di fuori delle mura domestiche.


Le ricadute sono molteplici e su differenti fronti:

Rispetto la gestione della situazione peculiare di emergenza, quindi l’urgenza di garantire ai propri figli un luogo decoroso dove studiare, magari attrezzato al meglio e in grado di fornire tutta una serie di corsi che vadano anche aldilà delle mere attività curricolari, i genitori rappresenterebbero una risorsa attiva che la scuola potrebbe spendere; in questo senso sarebbe interessante anche pensare ai genitori come risorse per l’organizzazione di attività extracurricolari, sfruttando le loro peculiari competenze e conoscenze.

Ecco che il nonno manager in pensione potrebbe diventare un valido insegnante di conversazione inglese o il papà che ha la passione per la musica potrebbe curare un piccolo corso di avvicinamento al mondo degli strumenti musicali e via così.

Rispetto all’implementazione della rete sociale che ognuno di noi conosce e frequenta, le scuole ospitano i figli di cittadini provenienti da differenti “stratificazioni” sociali, cittadini che in quel contesto sono accumunati tutti dal medesimo ruolo di genitore e potrebbero collaborare al medesimo comune obiettivo; pensiamo quindi che potere integrativo potrebbe avere far collaborare per il bene della scuola, quindi dei propri figli e di quelli degl’altri, famiglie di cittadini migranti e famiglie “indigene”.

Rispetto al recupero di una responsabilità sociale del cittadino, modificando quella tendenza alla delega che da troppo tempo contraddistingue i cittadini Italiani.


Le situazioni di crisi rappresentano di fatto la fine di qualcosa, ma allo stesso tempo sono la vigilia della nascita di qualcosa di nuovo – non sono io il primo a dire questa cosa -; pertanto la crisi di un certo modello sociale rappresenta una congiuntura fertile e propizia per andare a delineare un modo nuovo di intendere la comunità e i rapporti tra i cittadini (e tra i cittadini e le istituzioni). La crisi rappresenta quindi, paradossalmente, un periodo ricco di occasioni e di opportunità per affermare un nuovo paradigma sociale e interattivo, occasioni che vanno colte per vivere da protagonisti questo periodo di transizione.

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