Settimanale Anno XVI
Numero 703 del 5 aprile 2020
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Le Torri gemelle e il regime della paura Stampa E-mail
Scritto da ANDREA MELIS   

Le Torri gemelle e il regime della paura

L’11 Settembre 2011 è una data incisa nella storia di cui nessuno può ignorarne la portata ed il significato per il mondo occidentale e non solo. C’è poco da dire su fatti di cui sono stati ampiamente ricostruiti, intercettati i diretti responsabili e sostanzialmente anche i mandanti.

Poco rimane da commentare sull’immediata reazione degli Stati Uniti, avventata, nata dalla menzogna delle famose armi nucleari, l’Afghanistan e quello che ancora oggi ne rimane, mi preme però richiamare l’attenzione sulla paura che un evento come quello delle World Trade Center ha provocato sulle coscienze di tutti noi.

Durante quella giornata ero in ufficio a Milano e ricordo bene, visto che avevamo tutti un collegamento ad internet costante, come il tam tam della notizia rimpallasse da ufficio all’altro. Tutti interrompevano il lavoro per andare a vedere qualunque sito che mostrasse immagini, video, qualunque cosa pur di capire.
Ma nessuno, nessuno escluso, riusciva ad ignorare quanto stava avvenendo soprattutto quando giunse il secondo aereo: passi il primo quale incredibile errore, ma il secondo trasmise un brivido freddo a chiunque stesse guardando le immagini.
Tutto quanto avvenne dopo, le persone intrappolate, gli encomiabili vigili del fuoco ed il definitivo collasso delle strutture non fece altro che pensare a scenari ben più foschi come una guerra imminente: perché di quello si parlava. Comunque sia quei fatti lasciarono la paura che un evento del genere potesse avvenire nuovamente, in qualunque città anche europea.

Instillata la paura l’obiettivo purtroppo era stato raggiunto e da allora, a pensarci bene, non viviamo più come prima ma abbiamo sempre un diverso livello di attenzione, basti pensare agli aeroporti e a come sono cambiate tutte le procedure di sicurezza.
 La paura si riaffacciò in modo incredibile pochi mesi dopo proprio a Milano e qui, francamente, ebbi modo di tastarla con mano.
Stavo per rientrare in Liguria in prossimità delle festività pasquali, come abitudine con la metropolitana in direzione stazione centrale. Ricordo che esattamente arrivati in stazione, la metropolitana ferma di fatto sotto il piazza Duca d’Aosta, si sentì un boato enorme e tutti si fermarono un istante.
Non vedendo nulla molti me compreso risalirono in superficie anche se era visibile un fermento e molte persone che andavano e venivano con un’insolita fretta.
 

 Incuriosito andai a vedere immediatamente fuori dalle colonne antistanti la stazione e di fronte a me uno spettacolo incredibile: il Pirellone in fiamme, nuvoloni di fumo, oggetti che cadevano dal cielo.

E’ ovvio che il primo pensiero fu quello di un attentato, tutti pensarono la stessa cosa e soprattutto quando le voci tra la gente salirono riportando la versione di un aereo che si era schiantato contro i piani alti del grattacielo milanese, nessun dubbio che fossimo sotto attacco.

I fatti smentirono queste ipotesi, ma nell’immediato, con gli immancabili “Porta a Porta” di Vespa  ed il solito plastico, non si poteva fare a meno di pensare, con paura, ad una serie di iniziative terroristiche contro il nostro paese.

Con gli anni e, probabilmente, azioni di intelligence, misure preventive unite all’evoluzione degli scenari internazionali, la probabilità che si ripetessero fatti del genere sono diminuite, senza dimenticare i tragici attentati di Madrid dell’11 Marzo 2004 che costarono la vita a centinaia di persone innocenti, ma resta tuttora un evidente problema di rapporti tra il mondo occidentale e l’area islamica.

La Siria ancora oggi nei recenti fatti, conferma che comunque sia qualunque azione o rapporto con i paesi dell’area in questione ha direttamente o indirettamente reazioni a catena che sfociano nel “regime della paura”. E con questo dobbiamo fare i conti.

ANDREA MELIS

 

 

 

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