SETTIMANALE anno XVII
n° 740 del 21 febbraio 2020
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CINEMA: la bicicletta verde Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   

RUBRICA SETTIMANALE DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
In sala in provincia di Savona
La bicicletta verde

 La bicicletta verde (Wadjda)

Genere: drammatico

 Durata:  98 min.

 Diretto da Haifaa Al-Mansour

 Interpretato da: Reem Abdullah, Waad Mohammed, Abdullrahman Al Gohani, Ahd, Sultan Al Assaf, Dana Abdullilah, Rehab Ahmed, Rafa Al Sanea, Mohammed Albahry, Mariam Alghamdi.

 Prodotto nel 2012:  in Germania, Arabia Saudita

 Distribuito in Italia da Archibald Enterprise Film

 Recensione di Biagio Giordano

 Film in sala nella Provincia di Savona

 Arabia Saudita, l’adolescente Wadjda  sperimenta ogni giorno,  in casa e nella scuola  dell’obbligo femminile, i limiti che vengono imposti dalle istituzioni  ai suoi desideri e bisogni.

Alla ragazza viene impedito di soddisfare  un’esigenza  inderogabile come può essere  la partecipazione giocosa, attiva e rispettosa del sociale,  alla vita del paese in cui vive, e inoltre  le viene proibito ogni desiderio che comporti in qualche modo un piacere legato alla scoperta progressiva del proprio corpo non filtrata dalla religione.

Le  relazioni permesse alla ragazza sono poche, e per lo più con persone in qualche modo dedite ad una funzione di tutor che la riguardano direttamente. A Wadjda  viene  impedito ogni approccio che porti a un dialogo vero, vivo con i suoi concittadini.

Per Wadjda anche le amicizie più comuni e dalla tipologia  idonea  a confrontarsi con gli aspetti psicologici fondamentali  della sua età, sono scoraggiate o rigorosamente controllate dai suoi tutori di turno: il padre, la madre, l’insegnante.

Il mondo in cui vive la ragazza è molto frastagliato socialmente,  disseminato  da blocchi relazionali contrapposti creatisi a seguito di un autoritarismo generazionale di lunga data fatto anche di permalosità e intolleranza,  un mondo così chiuso nella propria cultura invariante da favorire nei giovani più intelligenti e reattivi, forme di clandestinità e trasgressione nella scelta stessa delle amicizie, anche quelle più banali e frivole. Aspetti quest’ultimi che  denotano il bisogno di  un futuro innovativo nei costume.

La ragazza vive in una nazione ancora monarchica,  sempre più ricca economicamente grazie al petrolio, ma con un welfare ancora troppo povero. Uno Stato che appare oligarchico e autoritario, forse inconsapevolmente classista-aristocratico, con una cultura fortemente maschilista supportata massicciamente dal Corano, uno Stato che domina anche nelle periferie inducendo con il potere forme di  violenza psicologica, di condizionamenti che incoraggiano  nell’amministrazione di periferia l’educazione autoritaria e l’eccesso di severità formale verso i giovani in ogni  attività culturale, civile, e religiosa del territorio.

Ma Wadjda vuol fare la sua piccola rivoluzione culturale sposando istintivamente un  femminismo naturalistico che la porta a non rinunciare ai propri desideri di uguaglianza con i maschi. Essa sa che con l'acquisto di una bella bicicletta verde, ammirata in un negozio del luogo, sarebbe più rispettata dall’amico con cui gioca finita la scuola.

La bici ha un prezzo alto, 800 riyal nella moneta araba, corrispondenti a circa 160 euro per l’Europa,  la sua famiglia  molto conformista è restia a comprarla perché  nella cultura araba, per una tradizione che non accenna a spegnersi, non sta bene veder girare una donna in bici.

Wadjda è decisa ad andare avanti nel trasgredire a delle norme di costume che le paiono sempre più assurde, e cerca quindi di guadagnare in qualche modo i soldi necessari all’acquisto della bici verde.

Si inventa dei lavori a mano tra cui  quello artigianale, costruendo con grande fatica braccialetti da far concorrenza ai negozi, con impressa l’immagine della squadra di calcio del cuore che le botteghe di zona non hanno. Ma pur vendendo bene Wadjda si rende conto ben presto che il guadagno è minimo e la fatica esagerata, la ragazza capisce a un certo punto,  con sgomento, che non può  raggiungere la cifra necessaria in tempi ragionevoli.

Wadjda non accetta le forme educative che le sono imposte dalla famiglia nonché dalla scuola anche perché scopre quasi ogni giorno contraddizioni di vario genere nel comportamento delle persone che hanno il dovere di  istruirla sul buon comportamento nella vita. Ad esempio la maestra viene a scuola con i tacchi delle scarpe alti, cosa che rende più slanciata ed erotica la sua figura femminile, ma non si fa scrupoli nel  rimproverare severamente Wadjda quando viene a scuola  senza il velo sul viso, un’usanza quest’ultima  presente nella cultura araba da lunga data per non accendere improvvisi desideri negli uomini in circostanze non opportune cosa che allontanerebbe da Dio anche se solo provvisoriamente.

La maestra dice poi che quando si è in giro, in gruppo insieme alle compagne di scuola, non si devono guardare  gli uomini, ma lei riceve di notte, in casa sua, un amante, che  sorpreso dai vicini è stato fatto da lei passare  per un ladro cosa a cui nessuno poi, nel diffondere la notizia, ha creduto.

I genitori di Wadjda  hanno  dei forti contrasti per nevrosi molto ben radicate, sintomi che appaiono per lo più legati a desideri di libertà dalle costrizioni matrimoniali, libertà non ammessa dalla loro cultura. Questi conflitti  li porteranno a lunghi distacchi affettivi che saranno di cattivo esempio per Wadjda che non ne capisce il senso perché non le è stato da loro spiegato.

La grande occasione  per comprare la bicicletta le viene offerta alla ragazza da una gara di Corano organizzata dalla scuola. Le istituzioni scolastiche molto attente al tema religioso decidono di dare alla gara un certo tono, mettendo in palio un ricco premio in soldi, di mille riyal.

La ragazza pur non prediligendo nella scuola  dell’obbligo materie religiose, pensa che con la sua grande volontà di emanciparsi culturalmente da una tradizione civile retriva e straniante possa trovare le energie per studiare moltissimo e magari vincere.

Riuscirà Wadjda a vincere il premio di mille riyal e a comprare la bicicletta verde?

La bicicletta verde è un ottimo film pedagogico culturale, che ci fa conoscere realtà non facili da reperire con altre forme artistiche. La regista araba  Haifaa Al-Mansour, prima donna saudita che si cimenta in un lungometraggio di portata intellettuale sul suo paese, rappresenta con questo film una svolta importante nel cinema arabo perché riverbera sullo schermo effettivi cambiamenti in atto, anche di costume, nel sociale saudita. Il film ci porta a conoscenza di una sorta di breccia innovativa che si sta, seppur lentamente,  aprendo nella granitica  e fino a ieri del tutto impermeabile cultura-teologica araba.

Il film ha vinto il primo premio al festival del cinema di Dubai 2012, cosa che fa ben sperare   in un allargamento anche nell’Arabia Saudita della presa di coscienza nella donna dei suoi diritti fondamentali, che passano indubbiamente attraverso la ricerca di una via paritaria con i diritti concessi da tempo agli uomini.

BIAGIO GIORDANO

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