SETTIMANALE anno XVII
n° 740 del 21 febbraio 2020
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CINEMA:Tutti pazzi per Rose Stampa E-mail
Scritto da BiAGIO GIORDANO   
 

RUBRICA SETTIMANALE DI CINEMA
A CURA DI BIAGIO GIORDANO
In sala in provincia di Savona
Tutti pazzi per Rose

Regia: Régis Roinsard

Uscita Cinema: 30/05/2013

Genere: Commedia

 

Sceneggiatura: Régis Roinsard, Daniel Presley, Romain Compingt

Interpreti: Romain Duris, Déborah François, Bérénice Bejo, Shaun Benson, Mélanie Bernier, Miou-Miou, Eddy Mitchell, Frédéric Pierrot

 

Fotografia: Guillaume Schiffman

Montaggio: Laure Gardette, Sophie Reine

Produzione: Les Productions Du Trésor, Compagnie Cinématographique Européenne, La, Panache Productions

Distribuzione: Bim

Paese: Francia 2012

Durata: 111 Min

Formato: Colore

Recensore Biagio Giordano

In sala in provincia di Savona

 Francia 1958. Rose Pamphyle è una ragazza bionda, bella e determinata, che abita in una piccola città  del sud della Normandia. I suoi progetti di vita in provincia paiono  ridursi a poco: aiutare suo padre nel negozio di commestibili con la prospettiva di rilevarne un giorno la gestione oppure, su richiesta dei genitori, puntare su un matrimonio di interesse accontentandosi di un futuro da casalinga con qualche piccola agiatezza.

Rose ha  un sogno segreto, caratterizzato da un desiderio costante, quasi ossessivo, che la porta di notte, spinta da un impulso  irrefrenabile, a scendere di nascosto nel negozio e usare quasi per gioco la macchina da scrivere di servizio, di marca Triumph.

Rose si esercita con passione alla tastiera, un po’ ingenuamente, con due sole dita, gli indici. La ragazza  non conosce ancora la tecnica delle dieci dita. Il suo intento, misto a una sorta di suggestione da sogno, è di prepararsi bene per un imminente concorso da impiegata a Lisieux capoluogo della regione Pays d’Auge.

Il miraggio della ragazza, come di tante donne in quel periodo indubbiamente poco favorevole all’acquisizione di  professionalità femminili legate al potere amministrativo, è di fare seriamente la segretaria, cosa che le permetterebbe un’autonomia completa dai genitori con la possibilità anche di fare una vita molto diversa, magari ricca di nuove prospettive relazionali, possibili proprio per il fatto di andare ad operare  in una città più importante commercialmente e culturalmente di quella natia.

Riuscirà Rose a vincere il concorso, usando le sole armi della  forte determinazione e  la  velocità quasi incredibile nel battere sulla tastiera con gli  indici delle due mani?

Il film si propone come commedia rosa, classica, ben dipinta da colori luminosi e dai mezzi toni caldi ricchi di  sfumature ombreggianti. Estrema è la cura, del tutto riuscita, nella ricerca di una riproduzione fedele dello stile filmico, dell’ambiente e del costume francese degli anni ’50.

I contenuti narrativi sono di grande interesse anche per quanto riguarda le logiche più relazionali che favoriscono carriere e successi di diverso genere nelle persone in cerca di notorietà o di un semplice e onesto lavoro.

Nella donna la bellezza abbinata all’avvenenza dei toni caratteriali rimane in ogni tempo o luogo un fattore molto importante nel favorire la propria carriera, indipendentemente dall’inizio o meno di una relazione  con chi può aiutarla, la bellezza di per sé è considerata un elemento di sicurezza psicologica in chi la possiede.

Il problema etico lo si incontra quando la seduzione copre tutto, cioè non tiene conto delle reali capacità professionali della donna portando di conseguenza a delle scissioni psichiche nel comportamento professionale  difficili da nascondere alla vista di chi usufruisce dall’esterno di quei servizi lavorativi.

Su questo l’Italia dei nostri giorni è testimone di molte scomode verità anch’esse lontane da ogni  etica seria del lavoro, basti pensare alle note vicende politiche di questi ultimi anni che hanno visto al centro del dibattito pubblico, giudiziario e da rotocalchi, scandali di ogni genere, tra cui una vera e propria prostituzione femminile a fini di carriera politica che penalizzava il merito: una palese immoralità agevolata  da personaggi politici frustrati e dotati di grandi poteri economici e notevole influenza amministrativa.

Analizzando il film anche in rapporto  ai fatti italiani di quel periodo, molto recente, verrebbe da dire che in apparenza è come se la bellezza femminile dovesse venire necessariamente premiata, nelle carriere di ogni tipo, in quanto, in qualche modo, essa garantirebbe sotto l’aspetto psicologico, una maggiore soddisfazione di sé, cioè un’autostima di ottimo livello che non può che riflettersi  positivamente sull’efficacia lavorativa e nel rapporto con gli altri. Quest’ultimo  sarebbe più libero, sgravato da certe remore psicologiche tipiche del  non piacersi esteticamente

 In realtà nella complessità del mondo professionale e di ricerca che stiamo oggi vivendo, la produzione di ricchezza è sempre più congiunta ai meriti astratti, ad esempio culturali, tecnici e scientifici, con conseguente allargamento di tutti gli orizzonti professionali verso una concezione etica delle cose che hanno al centro la preparazione all’adeguamento improvviso ad una funzione nuova rispetto ad un'altra meno evoluta o obsoleta, in un gioco veloce di cambiamenti e spostamenti territoriali che va all’infinito.

Oggi solo chi acquisisce con una grande preparazione una capacità di adattamento alle nuove situazioni di produzione e servizi, spesso di una chiara impronta universale che appare sempre più in relazione con le esigenze della economia  globalizzata, può contribuire a lavorare per una società in crescita, indipendentemente dalla propria bellezza fisica.

Il film sembra volerci ricordare come era diverso il periodo degli anni ’50 dai tempi recenti, come in esso vigesse normalmente un’etica del lavoro ben assodata che portava a non separare quasi mai la bellezza dalle capacità professionali. Una sorta di  filosofia del buon costume, diffusa, che oggi appare scomparsa, forse da molto  tempo.

Vien da dire godendosi questo splendido film, che negli anni ’50 vigeva una condotta comportamentale ben interiorizzata nei liberi professionisti e imprenditori che induceva spontaneamente  a selezionare ciò che esaltava maggiormente la bellezza attraverso lo stile e l’intelligenza delle interessate più fortunate candidate al lavoro

BIAGIO GIORDANO

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