SETTIMANALE anno XVII
n° 741 del 28 febbraio 2021
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CINEMA: The Bay Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   

 

RUBRICA SETTIMANALE DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
Al Cinema Diana a Savona
The Bay

Titolo originale: The Bay

Nazione e Anno: U.S.A., 2012

Genere: Horror, Thriller

Regia: Barry Levinson

Interpreti: Kristen Connolly, Christopher Denham, Jane McNeill, Kether Donohue, Tim Parati, Anthony Reynolds, Andy Stahl, Michael Beasley

Distribuzione: M2 Pictures

Produzione: Automatik Entertainment, Hydraulx.

Recensione di Biagio Giordano

In proiezione al cinema Diana di Savona

 Una forte inquietudine tra la popolazione civile, causata da una epidemia di un micro organismo di tipo sconosciuto si manifesta in una piccola cittadina del Maryland, di nome Claridge. I misteriosi bacilli sembrano provenire dall’acqua salmastra della baia, una risorsa vitale per il paese,  che risulterà in seguito alterata da una enorme quantità di escrementi di pollo provenienti da una industria locale di allevamento avicolo.

La causa prima del contagio sembra  sia dovuta agli effetti mutanti sulla normale vita biologica provocati dalle radiazioni nucleari di una centrale in funzione nelle vicinanze, che anni prima aveva avuto un guasto al sistema di raffreddamento con conseguente perdita di liquidi  fortemente radioattivi confluiti poi, forse accidentalmente, nelle acque salmastre della zona.

A causa del dissalatore del paese che pompa in entrata l’acqua della baia e la fornisce  dolce, in uscita, in prevalenza per l’industria dei polli, le  radiazioni si sono infiltrate nella catena alimentare e successivamente nella rete fognaria creando, lentamente, una vera e propria condizione per l’insorgere di un drammatico problema ambientale.

 

 Il primo interrogativo che lo spettatore si pone è perché non è stata intrapresa prima dalle istituzioni, cioè subito dopo l’incidente, una serie di operazioni di salvaguardia della popolazione? Ad esempio monitorando costantemente le acque? La risposta più plausibile che lo spettatore potrebbe darsi è che evidentemente l’obbligo, in caso di allarme, di dover sospendere delle produzioni industriali spaventava troppo. Come dire che l’entrata in crisi dell’economia della zona per dei pericoli ambientali, la si voleva scongiurare a tutti i costi, anche al prezzo di procurare gravi danni sociali alla salute dei cittadini. Ossia quindi in quel paese vigeva una vile solidarietà,  una tacita complicità che coinvolgeva tutti i responsabili delle istituzioni ambientali.

Le varie autorità preposte alla salute del cittadino  nascosero più volte ogni pericolo legato a una possibile mutazione genetica.

Il racconto filmico inizia con una videata shock che lascia esterrefatto lo spettatore, è una paziente panoramica, lenta e impietosa che mostra migliaia di pesci e di uccelli  morti sulla superficie del mare e nelle strade del paese,  cadaveri in decomposizione che dalle analisi di laboratorio risulteranno invasi, posseduti mortalmente da germi di una nuova varietà, imprevedibili nello sviluppo e nella capacità di riprodursi. Essi sembrano aver trovato all’interno della vittima tutto ciò che  occorre loro per una crescita smisurata, aspetto che va a discapito della unità delle normali funzioni fisiologiche dell’organismo invaso. I germi divengono baccelli sempre più grossi, e a un certo punto  dopo una breve lotta, impari, prendono il sopravvento, sia sul corpo sia sulla funzionalità del cervello della vittima, cosa che provoca la morte dei malcapitati. La stessa sorte è destinata   agli esseri umani del posto dopo che hanno subito il contagio.

Riusciranno le istituzioni di Stato preposte alla salute e quelle locali  corresponsabili del misfatto ambientale, a circoscrivere e stroncare l’epidemia? Magari obbligando subito l’industria locale a rivedere i modi di produzione e a scegliere i luoghi di scarico più opportuni?

Questo film è un thriller di ottima fattura narrativa, sia per la forma espressiva che è  originale sia per i contenuti estremamente interessanti anche se scabrosi, indubbiamente è un film da vedere che si fa apprezzare sullo sfondo per tutto il suo valore etico di denuncia.

L’autore potrebbe aver preso spunto per la storia da una delle  numerose situazioni ambientali critiche, reali, createsi negli ultimi 50 anni in Occidente (ad esempio il disastro della baia di Desapeake nel Maryland negli anni settanta) per motivi comuni e banali: soprattutto di corruzione politica e insensibilità degli imprenditori.

Due terzi del film si svolge con riprese da cellulari o fotocamere compatte che operano in concomitanza di episodi improvvisi e tragici legati a persone che vengono casualmente a contatto con  gli oscuri organismi mutanti. Queste riprese denominate Lost footage (fuori misura)  rendono più familiari le immagini e nello stesso tempo più drammatiche e reali le scene, accentuando efficacemente le tensioni dei numerosi punti   del film preposti a creare situazioni di spavento o di angoscia indotta.

Barry Levinson è un regista di buona stoffa narrativa, dotato sul piano sia della costruzione di film commedia che della pellicola da dramma, i suoi film sono sempre di un certo spessore concettuale e soprattutto linguistico-visivo, è sulla breccia dal 1982 (A cena con gli amici, film commedia del 1982), ed è famoso per Sleepers, drammatico, del 1996, Rai Man - L’uomo della pioggia 1988, pellicola quest’ultima di grande sensibilità verso il diverso con Dustin Hoffman protagonista, film vincitore di 4 Oscar.

Con The bay (La baia) Barry Levinson conferma le sue doti di cineasta di razza, doti anche tecniche, riuscendo a mantenersi sempre aggiornato sui gusti della gente e dando ad essi risposte opportune, costruendo il film con metodi moderni impregnati di informatica sia direttamente  che indirettamente, aspetti che facilitano la comunicazione, soprattutto quella più legata al linguaggio nuovo da dare visivamente all’impressionabilità e alle emozioni  proposte negli scritti delle sceneggiature del cinema postmoderno di oggi.

Il regista Barry Levinson  se la cava dunque benissimo nonostante questo genere di film sia per lui nuovo, un genere che l’autore contribuisce a sfumare un po’ creativamente nella sua possibile definizione, perché il film che ha inventato potrebbe essere un thriller ambientalista contiguo all’horror oppure un catastrofico Lost footage.

Da sottolineare che la questione etica sollevata dal film è molto importante nel presente che viviamo, perché l’impatto ambientale dell’industria mondiale ha raggiunto ormai livelli di guardia molto critici.

Occorrerebbe prepararsi in tempo per uscire da un certo modello di sviluppo senza eccessivi traumi, un modello che pur ha prodotto in passato  grossi benefici ma che sembra oggi proprio giunto a capolinea.

L’interrogativo cosa produrre e come è sempre più un’ossessione per tutti, soprattutto per coloro a cui stanno a cuore le sorti sulla qualità della vita intesa nel suoi risvolti anche interattivi con l’ambiente.

Questo film con la sua diffusione mondiale dà il suo piccolo contributo affinché si ponga maggior attenzione da parte di tutti a un problema che se trascurato può diventare a tempi brevi esplosivo.

Il cinema è anche questo.

BIAGIO GIORDANO

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