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Settimanale Anno XVI
Numero 718 del 26 LUGLIO 2020
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Storie di ARPAL Stampa E-mail
Scritto da Antonia Briuglia   
Il cittadino ha bisogno di sapere e subito
STORIE DI ARPAL

Perfetto, ci risiamo!

 Quello che non si sarebbe mai voluto credere, che non ci si sarebbe aspettato, che non avremmo mai voluto sentire: è accaduto!

L’azienda di tutela dell’ambiente più importante che, a livello regionale, è incaricata a controllare l’inquinamento dell’acqua, dell’aria e del suolo, a tutelare la salute dei cittadini ed essere supporto e riferimento per gli Enti Locali nella redazione di relazioni di controllo e di supervisione dell’operato di enti e industrie che a vario titolo operano sul nostro territorio, è oggetto di un’ inchiesta della magistratura genovese.

 Sui quotidiani della scorsa settimana si apprende di un’inchiesta che avrebbe capi d’imputazione inaccettabili, la cui inammissibilità equipara coloro che si macchiano di tali reati alla stregua dei peggiori criminali.

Coloro che lavorano per un’azienda di pubblico servizio come l’Arpal , invece di proteggere l’ambiente e la salute della collettività, in base alle accuse dei Magistrati , non l’avrebbero fatto e, proprio per i più eclatanti, casi storici d’inquinamento territoriale, avrebbero fornito agli Enti Locali , dati truccati , edulcorati con valori campione entro i limiti di legge quando non lo erano per niente.

Non si sarebbero accontentati di questo e si sarebbero spinti a macchiarsi di altri reati, ma quello che ci fa più inorridire è proprio quello che avrebbero commesso per danneggiare in modo irreparabile la vita delle persone.

Proprio le persone che pagano i loro stipendi e che vanno( ed andranno) ad aumentare, anno dopo anno, le schiere di coloro che si ammalano di malattie impronunciabili e che spesso portano alla morte.

 Se le accuse si riveleranno fondate, vorrà dire che la salute di donne, uomini, anziani e bambini sarà stata barattata con favori elargiti a privati, come nel caso della discarica genovese di  Scarpino, della Stoppani, dell’Acna e dell’area di Cornigliano, e dell’Enel ,quando sono state “redatte relazioni diverse dalla realtà”, cioè stemperando situazioni  gravi che invece  diventavano accettabili nei termini di legge.

Dieci avvisi di garanzia a chi doveva controllare che le bonifiche si facessero come previsto dalla legge, nella tutela della salute di un intero territorio densamente abitato e martoriato da tragedie ambientali come: la Stoppani a Cogoleto, dove il cromo esavalente per anni e anni ha deteriorato le condizioni del mare e del suolo in modo irreparabile, ma sul cui territorio imprenditori noti anche per vicende giudiziarie,si attrezzavano a lottizzare nuovamente come niente fosse stato.

Dieci avvisi di garanzia a  chi doveva controllare lo sversamento di percolato, avvenuto in un corso d’acqua, dalla discarica genovese di Scarpino, a chi doveva controllare diligentemente la bonifica dell’Ilva di Cornigliano e quella dell’Acna di Cengio, quest’ultima  nota per la sua triste e dolorosa storia di malattie e di morte.

L’Arpal sotto inchiesta, perquisite le sedi di tutta la Liguria, in cerca , quindi, di documenti compiacenti verso quella o quell’altra azienda, tutte protagoniste di storie di noti e pericolosi inquinamenti ambientali.

L’abuso d’ufficio, il falso ideologico, e l’omissione di atti hanno in questa inchiesta un valore di corresponsabilità di tenore diverso, più grave e inaccettabile per chi vive nei territori oggetto dei controlli, che sente di vivere su una polveriera mentre gli artificieri invece di avere interesse a disinnescare le bombe, osservano chi innesca la miccia e lo aiutano.

Sì, perche nell’inchiesta della magistratura e dei carabinieri del NOE sarebbe emerso che l’Arpal avrebbe, non solo favorito coloro che invece di provvedere a bonificare  e a migliorare le situazioni ambientali fortemente compromesse agivano in modo irregolare, ma addirittura suggerito  come fare analisi  con risultati più confacenti agli obbiettivi, semplicemente falsificarle.

E’ pur vero che le indagini sono in corso e che non si possono e devono emettere sentenze.

 Ha pur ragione il Governatore Burlando che vuole aspettare qualche giorno per prendere una ponderata decisione, ma è anche vero che la Liguria, martoriata da dissesti idrogeologici, da coste devastate da cemento e porticcioli, da un inquinamento atmosferico pari a quello della Pianura Padana, non si meritava anche questo “scandalo” e non potrà digerirlo al pari di altri.

Questi servitori dello Stato, proprio per il tipo di capi d’imputazione a danno di tutta una collettività, dovrebbero essere subito sospesi dal servizio.

In secondo luogo, l’accaduto dovrebbe, poi, fare aprire gli occhi anche su altre realtà non meno inquietanti come quella dei controlli sui dati atmosferici prodotti dalle emissioni della centrale a carbone di Vado, da sempre ritenuti nei limiti di legge.

 Qui come si sa, i controlli sono a carico del controllato e l’Arpal  si limita, da anni, a collocare qualche sgangherata centralina per il rilevamento delle polveri Pm 10 dimenticandosi di quelle più sottili e più letali e tutto per dimostrare che, anche qui, siamo nei limiti di legge e quindi non ostacolante per quell’ampliamento richiesto con determinazione dalla Tirreno Power.

 

Gli indagati, massime cariche dell’Arpal , si  dichiarano, intanto, sereni e tranquilli . Noi cittadini, invece, non lo siamo per niente.

 Non siamo tranquilli, sapendo che il massimo organo di controllo sull’inquinamento di un territorio, che dovrebbe tutelare la nostra salute e i cui dipendenti sono, per tale motivo, pagati dallo Stato, chiude un occhio e avvantaggia i controllati.

Non siamo tranquilli nell’apprendere che chi dovrebbe tutelare l’ambiente fa analisi addomesticate, mentre partecipa con la Regione a “forum” sulla conformità normativa delle imprese.

L’opacità delle istituzioni, soprattutto in questo caso, non può lasciarci nel dubbio.

Il cittadino ha bisogno di sapere e subito.

Qui non si tratta delle solite “mazzette”, le solite storie che tra un’insabbiatura e una rimozione vengono digerite più o meno facilmente, qui è una storia diversa…….

     ANTONIA BRIUGLIA                  2 maggio 2010

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