TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 680 del 13 ottobre  2019
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FERMIAMO IL CARBONE!!!!! Stampa E-mail
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   
 
FERMIAMO IL CARBONE!!!!!
Venerdì alla libreria Ubik, di Savona in una conferenza stampa, sono state  presentate ufficialmente  le motivazioni del ricorso al TAR del Lazio, contro l’ampliamento della centrale a carbone di Vado Ligure.
Sono intervenuti: Marco Stevanin, esperto di valutazioni ambientali, autore della perizia tecnica contro l’autorizzazione integrata ambientale (AIA);  Matteo Ceruti, l’avvocato che ha redatto il ricorso in 14 punti, Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf nazionale e Alessandro Giannì, direttore campagne di Greenpeace Italia.
Nel ricorso lungo e dettagliato, nonché corredato da analisi scientifiche appropriate, si denuncia  l'impatto sull'ambiente e sulla salute della centrale a carbone, quell’attuale di cui  tutti conosciamo le gravi ripercussioni  di carattere sanitario, e quella che sarà ad ampliamento ultimato.

Contestati puntualmente gli interventi che Tirreno Power  propone come migliorativi, non accettabili  ad essere definiti migliori tecnologie possibili in un’ AIA che, come asserisce Stevanin, nascerebbe come finalizzata a garantire le migliori tecnologie possibili, ma che per la centrale a carbone di Vado, non garantirebbe le emissioni atte a raggiungere tale obbiettivo.

Quindi, con un’ulteriore, sconsiderato ampliamento si cadrebbe dalla padella alla brace.

I cittadini, non solo gli ambientalisti, come sono soliti scrivere i giornalisti della stampa locale, non sono, però, più disposti ad accettare il mancato, decennale, rispetto delle leggi e delle tutele per la propria salute e del territorio.

Non sono disposti ad accettare più un’ulteriore deroga al rispetto delle emissioni indicate dalla legge italiana, ma anche da quella internazionale  proprio in tema di migliori  tecnologie disponibili.

I cittadini non sono disposti ad accettare provvedimenti autorizzativi che non rispettano le funzioni per cui sono state pensate, peraltro confezionate senza un’adeguata pubblicizzazione, sia nella loro fase istruttoria sia in quella conclusiva.

I cittadini non sono più disposti ad accettare altre anomalie, come quella sull'utilizzo dell'olio combustibile, che mentre in un primo tempo non era previsto, se non per la sola accensione dei gruppi, passerebbe ora a un consumo di 1 milione e 200 mila tonnellate annue.

Su questo si sofferma anche la Midulla rimarcando l’attenzione su come indicazioni, tanto dannose all’ambiente e apparentemente inspiegabili, si giustifichino solo con l’eventualità di ottenere sussidi in termini di “regalie nazionali”, magari per assurdi “certificati verdi” a centrali che diventerebbero ulteriore danno e  beffa.

“Su un territorio colpito come questo, un'Aia del genere, che deroga per otto anni, o meglio cancella del tutto il diritto alla salute dei cittadini, non doveva né essere concessa tantomeno tollerata.”

 
Questa l’opinione di tutti i convenuti.

Si sarebbero potute quantomeno discutere, con la partecipazione dei cittadini del territorio rappresentati dalle associazioni, in maniera più professionale e attenta, le posizioni ferme e inappellabili di un’azienda che ha parlato dall’inizio “d’investimenti per rilevanti migliorie ambientali”, anche sui gruppi esistenti. Ben sapendo che nessun intervento potrà portare questi ultimi a essere i più avanzati d’Europa per tecnologie adottate.

Dopo tanti anni di battaglie, d’incontri, di proteste, di polemiche ora toccherà al Tribunale decidere se il nostro territorio deve continuare ad avere un’incidenza di malattie tumorali e cardiocircolatorie superiori e in modo sensibile alla media nazionale, se le affezioni respiratorie e allergiche devono colpirci in maniera sempre crescente.

Se bisogna continuare a sopportare tanti morti di tumore.

Se si debba respirare aria avvelenata, continuare ad avere danni alla produzione agricola e mangiare pesce contaminato da mercurio in modo inaccettabile, ancora per decenni, solo per compiacere le lobby del carbone.

Mentre la Regione Liguria pensa ad altro.

Invece di fermare il carbone boccia, proprio in questi giorni, per incompatibilità ambientale, il progetto di un impianto eolico, di quattro torri da 2Mw, sulle alture di Quiliano.

Era già stato bocciato un anno fa perché era stata “rilevata l’incompletezza del quadro di riferimento programmatico per quanto riguardava gli impatti sul territorio comunale”, paradossalmente proprio di Vado Ligure.

ANTONIA BRIUGLIA

 

La conferenza è visibile  su You Tube nel canale liguria5stelle, con il titolo «conferenza stampa 29.03.2013».

 

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