Settimanale Anno XVI
Numero 725 del 18 ottobre 2020
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B COME BEIGUA – T COME TITANIO Stampa E-mail
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   

B COME BEIGUA – T COME TITANIO

Non sappiamo più come pianificare la distruzione del territorio savonese, dove già si convive con tanti problemi a livello ambientale se ne sta studiando per crearne  un’altro e non da poco.

Già perché noi liguri non pensiamo a progetti modesti, ma amiamo esagerare.

Le spariamo grosse nel bene e nel male.

Così, mentre qualcuno aveva creduto che tutto fosse stato rispedito al mittente, ritorna alla carica la multinazionale che chiede di squarciare uno dei più bei posti della Liguria: una  montagna, tra Sassello e Urbe nel cuore del Parco del Beigua, un’ oasi naturale protetta da una legge regionale ligure del 1996, incontaminata, quasi deserta, incantevole, fatta di boschi e silenzi ovattati dalla altitudine: un’oasi di struggente bellezza dove sono ricomparsi i lupi.

Non stiamo parlando di una galleria per un’ennesima TAV ma di una cava, perché là sotto ci sarebbe il più grande giacimento di titanio d’ Europa, più di 400 milioni di tonnellate di uno dei metalli più preziosi.

Dicono, perché della reale consistenza ancora non ci sarebbero certezze ma solo supposizioni.

Il giacimento di 500 metri per 1.800, quasi a 900 metri di altitudine, molto vicino a Piampaludo è un sorvegliato speciale dagli anni settanta e ora le compagnie estrattive ci riprovano chiedendo alla Regione Liguria di sfruttare una concessione accordata nel marzo del 1976 e poi congelata.

L’”operazione titanio”, oggi però ha un significato diverso, perché chi governa la Regione sta già pensando di risolvere i problemi prodotti dalla cattiva amministrazione proprio con i diritti di concessione che, a quanto pare, sarebbero altissimi.

Altissimi come i rischi, che si sa in una Regione con problemi ambientali irrisolti e inchieste sulla corruzione di enti e d’imprenditori, per non parlare della sempre maggiore presenza negli appalti della criminalità organizzata, sarebbero inevitabili.

Ma quegli appetibili 500 milioni l’anno cominciano ad essere giustificati per sanare il buco della sanità, per risolvere i problemi occupazionali per quattro o cinque anni, fino a che il giacimento sarà esaurito e il territorio più bello della Liguria irrimediabilmente distrutto.
Mentre una classe politica inetta e impazzita troverebbe nell’ennesimo scempio ambientale la soluzione ai propri problemi e l’ennesimo business, e mentre la Golder Assiociates, colosso canadese, raggiungerebbe, sfruttando il nostro pregiato e protetto territorio, i suoi impensabili obbiettivi, il territorio andrebbe incontro ad un inquinamento irreversibile, anche delle falde acquifere, giustificato dal rischio dell’amianto, facilmente riscontrabile nel titanio.
Piampaludo
titanio
Nonostante le spavalde consuete rassicurazione del tecnico della multinazionale, opportunisticamente scelto tra i liguri, gli studiosi  dell’Università di Genova avevano già analizzato la montagna, facendo sondaggi e segnalando anche la presenza di anfibolo un minerale che prende il nome di crocidolite, molto dannoso per la salute.

Difficile credere nelle garanzie di difesa ambientale, quando dietro ci sono colossi che dicono di offrire contropartite colossali. La classe politica ligure ancora non ha capito che la contropartita che i cittadini vogliono è la salute e la difesa dell’ambiente e del territorio.

 

Gli economisti, e quelli liguri non sono certo da meno, di danni in Italia ne hanno già fatti troppi e anche l’economista Pittaluga avrebbe aperto le porte all’operazione già nella giunta Biasotti per sanare il deficit della sanità e dei trasporti ferroviari, ma fortunatamente la competenza non era sua e non si fece nulla.

Ora per la terza volta, sempre alla vigilia della tornata elettorale, l’ingegnere Andrei torna alla carica, certo di aprirsi un varco già incrinato dal buco di deficit di 60 milioni della Regione Liguria, offrendo “una montagna di soldi”.

La Regione che non è nuova a Valutazioni di Impatto ambientale discutibili come per la centrale a carbone di Vado, potrebbe riprovarci con il Beigua dando il via alla costruzione di una strada come prima ferita  al territorio, poi rimuovere centinaia di migliaia di metri cubi di montagna, scavare fosse di decantazione, trasportare materiale fortemente pericoloso, rompere quella pace e quell’equilibrio ambientale, interferire con le placide attività del Parco, turismo, agricoltura ed esporre  l’ambiente ad un altro ennesimo rischio : quello dell’amianto.

“È una cosa sicuramente interessante, anche se è chiaro che è destinata a suscitare dibattiti, discussioni e polemiche. Ma in un momento come quello che sta attraversando il Paese, non possiamo non aprire una discussione, perché parliamo di una montagna di soldi per la Regione. Naturalmente, il ricavato dovrebbe essere vincolato e indirizzato a investimenti per opere pubbliche» dice Burlando, dimenticando, ad esempio, l’esistenza di una rigida normativa che difende il Parco.

Una cosa è certa, mentre politici di sinistra e di destra, industriali e imprenditori cominciano a sentire l’odore dell’affare, c’è già chi lavora a respingere questo mostruoso attacco all’ambiente e alla salute.

Sicuramente non saranno solo gli ambientalisti di Piampaludo, ma tutti coloro che non saranno più disposti a pagare per gli errori di amministratori irresponsabili.

Non sarà un percorso semplice e indolore, questo è sicuro, e se la ragione non tornerà a prevalere, potrebbe diventare una prossima TAV.

 

ANTONIA BRIUGLIA

 

 

 

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