TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 674 del 28 luglio  2019
Tel. 346 8046218
 TRUCIOLI TORNERA'
L'8 SETTEMBRE
BUONE VACANZE
Le attività sotteranee della Diocesi di Savona-Noli Stampa E-mail
Scritto da Paolo Macina da Tempi di fraternità   
LE ATTIVITÀ SOTTERRANEE
DELLA DIOCESI DI SAVONA- NOLI

“Cerchiamo di evitare con cura ogni motivo di critica nell’amministrazione di questa forte somma che ci è affidata” 2 Corinzi 8, 20

Il viaggio intrapreso da questa rubrica tra le diocesi, gli economati e gli istituti di sostentamento del clero (IDSC) in Italia, ci porta nella riviera ligure, e precisamente nella diocesi di Savona-Noli.
 
Con una lunga tradizione alle spalle (l’atto di costituzione risale al X secolo), la diocesi ha mandato a Roma ben due Papi: Innocenzo VIII e Giulio II, partendo da un territorio dove le confraternite hanno un peso specifico notevole.

 Con 71 parrocchie da Cogoleto a Finale Ligure e 135 mila residenti, pubblica un giornale che ha appena  compiuto i 120 anni di vita (Il Letimbro) ed il suo sito (1)  testimonia lo stampo conservatore dei vescovi che si sono susseguiti e la chiara volontà di non diffondere dati relativi ai conti economici della Curia.

La diocesi vive l’incongruenza di una popolazione di fedeli molto devota (il 98,6% dei residenti risulta battezzato) ma, a conferma dei classici stereotipi, restia alla beneficenza ed ai lasciti testamentari; nell’ultimo ventennio ha quindi recuperato molta della sua capacità bizantina, ricordo del dominio saraceno, a scapito di quella più specificamente spirituale: non è tanto il contratto stipulato con l’ASL di Savona per il conforto ai pazienti dell’ospedale San Paolo ad indignare (35mila euro l’anno, 10mila in meno della convenzione precedente), quanto la frenetica attività immobiliare che si è sviluppata durante il regno del vescovo Lanfranconi e del suo braccio destro, don Carlo Rebagliati, direttore dell’ufficio dei beni culturali ecclesiastici tra il 1995 ed il 2010, direttore del museo diocesano, responsabile dei beni artistici della chiesa e del suo patrimonio culturale, per poi proseguire sotto il controllo di mons. Domenico Calcagno.

La personalità di don Carlo è complessa: gay dichiarato e primo prete sieropositivo d’Italia, ora sospeso e con un processo in corso, ha partecipato a diverse trasmissioni televisive e le sue gesta si possono facilmente reperire in rete (2).

Esordisce scoprendo una sottrazione milionaria dalle casse della Caritas locale, che porta alla condanna del diacono nonché direttore Caritas Attilio Cotta e di suo figlio Sandro. Poi rivela una vera e propria passione per i box sotterranei, in una regione dove lo spazio per le auto è preziosissimo: in accordo con il presidente dell’IDSC savonese, don Pietro Tartarotti, brillante prete-manager laureato in economia che un libro recente battezza “don cento milioni” (3) per la sua capacità di sedere in consigli di amministrazione che muovono appalti da centinaia di milioni di euro, inizia dando il permesso nel 2000 per costruire 4 piani di garage sotto la collina verde della Villetta di proprietà della Curia; vengono abbattuti 150 alberi secolari del Seminario vescovile per ricavare più di 100 autorimesse, scatenando le legittime proteste di abitanti ed ecologisti. A nulla serve, per placare gli animi, la vendita delle quote della società costruttrice, nel 2008, a lavori quasi ultimati nonostante i numerosi ricorsi giudiziari.
La passione per i buchi nel sottosuolo prosegue con la presentazione in comune di un progetto che prevede la realizzazione, nel cortile antistante la chiesa di Nostra Signora della Neve di via Saredo, di una palazzina con nove appartamenti e due piani di box interrati sull’area che anticamente era il campetto da calcio delle Fornaci.
 
Il progetto, poi impantanatosi nei meandri della burocrazia comunale, è stato ripresentato recentemente dall’attuale parroco don Capaldi, che risulta anche essere amministratore unico della società Immobiliare Saredo Srl detentrice dell’appalto.
L'area di Via Saredo a Savona dove è prevista una palazzina e dei box
Ex Asilo Balbi di Albisola ora rimpiazzato da un enorme palazzone
A nulla sembrano valere le memorie dei più anziani, i quali ricordano che il terreno fu donato alla chiesa da privati proprio perché venisse destinato allo svago.

Siccome l’appetito vien mangiando, l’operazione viene replicata, stavolta a Varazze, dove nel 2007 vengono concessi alla IDSC s.r.l. (sic!) i permessi per realizzare una sala polifunzionale, ovviamente con 22 garage annessi, sul cosiddetto “orto del parroco” a ridosso della settecentesca chiesa dell’Assunta. L’operazione comporta l’abbattimento di tutte le piante di alto fusto presenti e, durante i lavori, un escavatore trancia di netto un tirante della chiesa, rischiando di farla rovinare a terra. Di fronte alle proteste dei comitati cittadini per la speculazione edilizia, illuminano le parole del rappresentante IDSC: «Facciamo un po’ di imprenditoria alla luce del sole per autofinanziarci», spiega.

«Una volta vendevamo semplicemente i terreni ai privati che facevano la loro speculazione; oggi l’operazione la facciamo noi, in prima persona, ricavandone il giusto».

Ma non è finita: la passione per il sottosuolo trova sfogo ancora nel 2009 quando, nonostante la raccolta di 540 firme, il comitato di protesta cittadino non riesce a bloccare la demolizione dell’ex-asilo Balbi di Albisola, donato nel secolo scorso dal marchese omonimo alla Curia a favore di attività con i giovani. L’edificio ed il giardino di pertinenza vengono eliminati per far posto a 14 appartamenti e agli ormai immancabili 60 box. Una vera mania.

Ormai i tempi sono maturi per il salto di qualità. L’occasione si presenta sempre nel 2009, quando l’IDSC si mette al comando di una delle operazioni immobiliari più importanti dell’intera Liguria: la riconversione delle ex-colonie bergamasche di Celle Ligure, un tesoro da 13mila metri quadri di edifici e 3,5 ettari di parco. La proprietà è di un ente religioso di Bergamo, la Fondazione Azzanelli, e la Curia savonese offre i suoi buoni uffici per facilitarne l’acquisto da parte della società Punta dell’Olmo. Ma chi fa parte della società? Oltre ad alcuni imprenditori privati, anche l’IDSC, che esprime il presidente (don Pietro Tartarotti, of course) come socio maggioritario. Con un investimento di 50 milioni di euro totalmente coperti da un mutuo Carige, si propone di convertire l’istituto che storicamente si occupava di assistenza ai minori in una struttura residenziale ed alberghiera di lusso; una prima proposta da parte di un imprenditore che vorrebbe aprire un albergo ad ore nel complesso

- un parco divertimenti per adulti, è la formula eufemistica utilizzata - viene prima illustrata in una assemblea pubblica, poi scartata dopo la pubblicazione di ironici articoli giornalistici (4).

Don Rebagliati

 Stavolta la protesta cittadina blocca i lavori chiedendo di destinare i locali per scopi sociali. Il dibattito politico è ancora in corso quando la procura, in uno dei tanti interrogatori cui è sottoposto don Rebagliati, scopre che la cooperativa edilizia Coedis, appaltatrice di quasi tutti i lavori effettuati dalla diocesi nelle proprietà liguri (tra cui quelli relativi alla cattedrale in occasione della visita pastorale di Papa Benedetto XVI nel 2008), è stata fondata nientemeno che... da don Rebagliati stesso, che ne è stato anche consigliere di amministrazione.

 In pratica è la diocesi stessa che si è messa in proprio, deliberando ristrutturazioni che poi vengono materialmente eseguite dal committente stesso. Altro materiale per i magistrati, che stanno ancora spulciando i bilanci della Curia degli ultimi anni.

L’elenco delle operazioni al limite del lecito potrebbe continuare con la lottizzazione richiesta (e fortunatamente non ancora ottenuta) all’interno del parco del Santuario di Savona; il tentativo di vendita al Comune di Savona del terreno dell’ex-Csi a prezzi completamente fuori mercato (e che una provvidenziale denuncia dei Grillini ha bloccato); la spoliazione di quadri e preziosi arredi sacri della Cappella Palazzolo di Villa Faraggiana ad Albisola Marina (ora si trovano al Seminario Arcivescovile) al momento  dell’abbandono della struttura da parte delle Suore Poverelle di Bergamo; i contributi regionali agli oratori oggetto dell’ennesima indagine della magistratura perché utilizzati per ristrutturazioni edilizie nelle parrocchie; c’è spazio perfino per una vendita di “vino del vescovo”, all’interno della libreria delle Edizioni Paoline, senza le necessarie concessioni (5). La gestione del vescovo pistolero, monsignor Calcagno - è amante del tirassegno e della caccia (6) - e dei suoi collaboratori, è sicuramente stata apprezzata Oltretevere, come dimostra la sua nomina a segretario generale dell’APSA, perché utile a riequilibrare le finanze devastate dalle precedenti gestioni, ma a quale prezzo di immagine?

L’esempio della diocesi savonese, con le sue cooperative edilizie e le sue società a responsabilità limitata, il calpestamento dei vincoli testamentari e la rabbia dei comitati cittadini, gli scempi edilizi e le innumerevoli indagini della magistratura, è preclaro. È evidente che le dimensioni raggiunte dai patrimoni immobiliari degli istituti diocesani, connesse al continuo bisogno di denaro per il sostentamento di un clero sempre più anziano, obbligano gli stessi a dotarsi di strumenti di gestione e controllo che evitino il concentramento in mani inesperte o, peggio ancora, senza scrupoli, delle ricchezze accumulate in decenni di lasciti da parte dei fedeli. Fedeli che sicuramente confidavano, e probabilmente confidano ancora da lassù, di vedere destinati ai soggetti deboli ed ai bisognosi i beni donati.

 

1 www.diocesisavona.it

 

2 www.liquida.it/carlo-rebagliati 

 

3 Ferruccio Sansa et al, La colata, Chiarelettere 2010

 

4 Repubblica, 17 giugno 2011, cronaca di Genova

 

5 Il Secolo XIX, 12 maggio 2010

 

6 Repubblica, 11 aprile 2012, cronaca di Genova

 

Paolo Macina    Gennaio 2013

La redazione  di Tempi di fraternità ha deciso, su proposta di Paolo Macina, di lanciare un appello a livello nazionale nella speranza di creare un piccolo movimento di opinione sull'argomento

 

APPELLO ALLE DIOCESI ITALIANE

Nel 1989 la Chiesa Cattolica istituiva, presso la Segreteria Generale della CEI, il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa,avente lo scopo di “supporto operativo ed esecutivo delle iniziative per la promozione del sostegno economico alla Chiesa alla luce della riforma concordataria”, siglata con lo Stato Italiano nel 1984. In parole povere, l’istituto aveva il compito di sollecitare fedeli e parrocchie a devolvere l’8 per mille, le eredità e le opere di beneficienza alla Chiesa Cattolica, preoccupata che l’impatto della riforma potesse essere rovinoso per le sue finanze.

Sfogliando l’archivio storico di Sovvenire, la rivista a supporto di questa attività, si scopre infatti che la raccolta di offerte per il clero si è dimezzata negli anni dal 1994 al 2011, arrivando al minimo storico di 12,7 milioni di euro.

Questo trend discendente è stato, in questi anni, motivo di apprensione per molte diocesi, costrette a mantenere un clero sempre più anziano e con notevoli spese di ristrutturazione dei beni strumentali all’attività religiosa, e si è sommato a quello altrettanto discendente delle questue domenicali.

I motivi di tale sensibile diminuzione sono diversi: la progressiva secolarizzazione, la crisi generale che ha diminuito la capacità economica delle famiglie, a volte anche una gestione dei beni non proprio all’altezza delle aspettative.

In parte il calo è stato compensato dall’inaspettato aumento del gettito dell’otto per mille (le previsioni al momento del concordato ipotizzavano un contributo di circa 200 milioni di euro, ora è cinque volte tanto) che però confluisce in Vaticano e viene distribuito alle diocesi solo parzialmente e con criteri di ripartizione discrezionali.

In parte è stato chiesto agli economati di darsi da fare per sopperire autonomamente alla situazione, e qui cominciano i problemi affrontati dalla nostra rubrica “Prudenza, prego”.

Le diocesi infatti, in virtù di una indipendenza economica più volte  sottolineata dalla CEI, sono andate incontro alla penuria di donazioni in ordine sparso. Gli istituti locali di sostentamento del clero, che gerarchicamente risultano subalterni all’istituto centrale di Roma ma che hanno un presidente ed un consiglio di amministrazione eletto dal vescovo, hanno adottato le tecniche più creative per migliorare le rendite finanziarie che, lo sottolineiamo ancora una volta, sono state donate alle diocesi perché fossero utilizzate a fin di bene e sicuramente in sintonia con la popolazione dei fedeli.

In molti casi si è cercato di rendere più profittevoli le proprietà mobiliari ed immobiliari possedute. E in mancanza di particolari professionalità (e a volte di sensibilità) tra i sacerdoti, sono sorti sovente veri e propri conflitti all’interno e all’esterno della comunità religiosa, con economi e vescovi rimossi, denunce alla magistratura, processi e condanne, comitati cittadini che contestano il cambio di destinazione d’uso di proprietà che dovrebbero essere al servizio dei soggetti svantaggiati. In alcune diocesi i patrimoni sono finiti in mano a persone senza scrupoli, che hanno tratto personali benefici dalla loro amministrazione.

In altre parti del mondo le confessioni religiose si sono organizzate con strumenti efficaci di controllo e trasparenza gestionale, pubblicando sui siti internet i principali indicatori economici e le attività finanziarie: basta guardare il sito della Chiesa Anglicana (1) o quello dei Mormoni (2) per capire il livello di trasparenza raggiunto. Perfino il sito della più grande fondazione religiosa iraniana (3) contiene informazioni sulle sue attività economiche superiori a quelle che si riscontrano nel sito del Vaticano (4).

Questa modalità comunicativa avvicina maggiormente le confessioni ai loro fedeli, li rende più compartecipi e, come dimostra il caso della comunità valdese in Italia, li rende inclini alle donazioni in misura molto più alta (5).

Con questo appello ci proponiamo di sensibilizzare le diocesi italiane ad intraprendere un percorso di cambiamento: in un momento di particolare crisi del paese, chiediamo che anche le diocesi cattoliche italiane si dotino di comportamenti analoghi a quanto fatto dalle confessioni religiose più virtuose. Alcune di esse, come quelle di Acqui ed Aosta di cui scriveremo prossimamente, hanno già fatto alcuni passi in questa direzione. Da parte nostra ci impegniamo a prendere contatti con gli economati a noi più vicini per sottoporre le nostre proposte: vi terremo informati sugli sviluppi.

LA REDAZIONE

1 www.churchofengland.org/about-us/facts-stats/research-statistics/parish-finances.aspx

 

2 www.deseretmanagement.com 

 

3 www.irmf.ir/En/activity/Introduce/economic.aspx 

 

4 www.vatican.va/phome_it.htm

vedere per esempio la parte relativa all’obolo di S. Pietro

 

5 www.fedevangelica.it/arch_nev/cs/NEV_7770001435. html

 

LEGGI TUTTO IN PDF

VENERDI' 8 FEBBRAIO alle  20.45.
INCONTRO

 

Le chiese, i cristiani e la ricchezza
La ricchezza della chiesa. Il lato economico delle diocesi e ... 
Relatore: Paolo MACINA, collaboratore della rivista:

Tempi di Fraternità

Ore 20,45

Presso Bar Ubuntu Via Concezione 59 (Lungomare Migliorini)

Finale Ligure Marina

 

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