TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 637 del 21 ottobre 2018
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LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
DELLA RETE ELETTRICA, DEL MERCATO E DEL CARBONE Stampa E-mail
Scritto da Andrea Melis   

DELLA RETE ELETTRICA, DEL MERCATO E DEL CARBONE

Trasmettere l'energia elettrica significa trasferire tutta l'energia immessa nella rete di alta tensione dagli impianti di produzione e dalle linee di interconnessione con l'estero ai punti di prelievo, dove si “preleva” l’energia; l'attività ha il suo presupposto nella rete elettrica di trasmissione nazionale.

In Italia nel 1999, il decreto Bersani, nel recepimento della direttiva comunitaria 96/92/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo del 19 dicembre 1996, ha introdotto la liberalizzazione del settore elettrico. Gli effetti di questo decreto furono quelli di aprire un mercato elettrico che fin dalla nazionalizzazione del 1962 era di fatto monopolistico (i.e. con il solo operatore nazionale l'ENEL che poteva produrre e vendere energia elettrica agli utenti) ad altri operatori che diventano così concorrenti.

Per favorire la liberalizzazione, ENEL è stata costretta a cedere la gestione della rete di trasporto a Terna, quella ad Alta Tensione per intenderci, schematizzata nella figura soprastante, e successivamente anche la proprietà, oltre che vendere ai suoi concorrenti centrali di produzione per 15.000 MW (una potenza pari a quella del Belgio), la rete di distribuzione con i relativi utenti nelle principali città (Roma, Milano, Torino, Verona, Brescia, Trento, Modena ecc.) alle ex municipalizzate.

Nel settore dell'energia elettrica il DISPACCIAMENTO è il servizio che copre in ogni istante l'equilibrio tra la domanda e l'offerta di energia elettrica. Ciò si rende necessario perché l'energia elettrica non può essere immagazzinata, non in grandi quantità almeno per ora, e quindi necessita di un sistema di monitoraggio che dica quanta energia va prodotta istante per istante, con continuità e sicurezza per il territorio, nel rispetto dei parametri tecnici di tutti gli “oggetti” che si collegano alla rete elettrica che devono rispettare dei vincoli tecnologici, come ad esempio la frequenza in Hertz che in Europa generalmente si attesta sui 50Hz.

L’anno 2004, con l’avvio del dispacciamento delle unità di produzione (le centrali di vario genere) secondo criteri di merito economico e del sistema organizzato delle offerte di acquisto e di vendita di energia elettrica (la cosiddetta “borsa elettrica”), ha rappresentato un momento di svolta nel processo di liberalizzazione del settore elettrico avviato nel 1999 con l’approvazione del decreto legislativo n. 79/99. Per la prima volta i diritti di immissione e di prelievo di energia elettrica nel/dal sistema elettrico nazionale sono stati assegnati secondo principi di mercato ed i prezzi dell’energia elettrica all’ingrosso sono stati determinati dalle dinamiche della domanda e dell’offerta di energia elettrica.

Qui non si entrerà nel merito della convenienza per le tasche del cittadino, analisi peraltro complessa ed articolata, ma piuttosto su alcune considerazioni relative ai principi di “rete smart” o “smart grid” e sulle centrali termoelettriche a combustibili fossili e della loro apparente necessità.

Il processo di costruzione dell’architettura di una smart grid ha subito in Italia una accelerazione in seguito al sostanziale completamento della installazione sull’utenza domestica di smart meters (contatori intelligenti), elemento fondamentale di una rete siffatta. In prospettiva, le smart grids consentono una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili non modulabili, un contributo alla limitazione dei picchi di carico, una partecipazione attiva e più capillare al mercato elettrico.

 Secondo questi principi quindi una centrale tendenzialmente produce e immette energia all’interno di una specifica area di cui alla figura sottostante, se all’interno di quest’area la richiesta è di energia è molto alta, allora i prezzi salgono, se la richiesta è molto bassa i prezzi  scendono.

Arrivando al nocciolo della questione proviamo a vedere come è organizzata la “vendita” di energia.

Al fine di delimitare le aree per la reale consegna di energia da produttore a consumatore, anche per limiti della stessa rete di trasmissione che può essere raffigurata come una condotto idraulico: più lungo è il condotto e più ci sono perdite, inoltre più corrente passa nello stesso condotto e più ci possono essere delle “congestioni” nel trasporto con conseguenze nefaste per la stabilità della rete.

 

Attualmente si riscontrano  molti casi di centrali termoelettriche, che sono quelle con maggiori potenze disponibili, completamente spente a causa delle sostanziale scarsità di domanda nelle rispettive zone.  Il prezzo “pagato” per l’energia sarebbe di fatto talmente basso da non ripagare i costi di produzione, rendendo quindi preferibile la soluzione di dichiarare a Terna la “Non Produzione” e lasciare che eventualmente, facendo delle semplici ipotesi, anche se in forma non del tutto da mercato liberalizzato, si produca un po’ tutti a testa,  all’interno della zona, al fine di garantire un minimo di utili per un certo periodo.

Questo fenomeno è anche legato alla diffusione di centrali a fonti rinnovabili, soprattutto nel centro-sud che, per loro natura, non sono “programmabili” e per disposizioni normative hanno la precedenza sul mercato: deve essere venduta prima l’energia prodotta da fonti rinnovabili e successivamente le altre fonti.

Ora, andando a guardare le statistiche Terna sugli scenari di sviluppo energetico, in termini di DOMANDA, vedono la zona Nord come quella con minore necessità, anzi, il dato letto con occhio critico lascia intendere che si possa con efficienza ridurre ulteriormente la domanda.

 

La questione da porsi ha una semplicità disarmante: quale necessità vi sia nel prevedere nuove centrali termiche o ampliamenti di quelle esistenti, magari a carbone “pulito” quanto può essere pulito un combustibile fossile che nuoce gravemente alla salute,  quando:

  • · la domanda nel Nord ha già registrato cali negli ultimi anni
  • · è prevista una crescita risibile
  • · alla luce della richiesta di mercato non sono economicamente convenienti
  • · si può facilmente gestire migliorando l’efficienza delle rete nello stesso consumo, riducendo le “perdite”
  • · e le soluzioni a fonte rinnovabile possono essere integrate nella rete elettrica, garantendo energia pulita senza dipendenze da fattori esterni.

Andrea Melis     2 Dicembre 2012


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