Settimanale Anno XVI
Numero 725 del 18 ottobre 2020
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Parlando di Politica. Stampa E-mail
Scritto da Sergio Negro   
Parlando di Politica.
Parlerei volentieri di politica, ma di quale politica?

 Indubbiamente chi la vive oggi, non riesce a comprendere di cosa io, stia parlando.

Vorrei parlare di “Quella” politica, quella di tanti anni addietro, quella che, solo a nominarla, evocava stati di austerità, di serietà, di uomini alteri e inarrivabili.
Quegli uomini che costruirono l’Italia, quello Stato uscito malandato dalla guerra, e che andava ricostruito, fra mille difficoltà, ci provarono in molti, lavorarono congiuntamente per far sì, che il risultato fosse soddisfacente, per tutti.

 Scrissero la Costituzione Italiana, mirabili articoli di legge, a tutela dei nuovi Italiani, toccarono tutto, riscrissero tutto, ogni comparto della vita quotidiana, venne scritto e sancito, chiaro, pulito, serio.

A rileggere oggi quegli articoli, infondono un senso di grande sicurezza, di enorme modernità.

Erano i tempi degli uomini prestati alla politica, istruiti, animati da un grande senso del dovere, con serietà, a  volte, paragonate ai giorni nostri, quasi risibili.

Si legge del Senatore Einaudi, uomo delle mie amate terre Piemontesi, che, ebbe a ridire col sarto di fiducia, il quale si oppose tenacemente alla ennesima richiesta, del Senatore,  di rivoltare il cappotto consunto ……

Il Senatore De Nicola, viaggiava in treno, esclusivamente in terza classe, per non gravare sui conti dello Stato.

Cosa dire, certamente erano uomini, di agiata famiglia, ma e altrettanto vero che, probabilmente nessuno di loro, abitualmente pasteggiava ad ostriche.

Uomini che, usciti dalla recente guerra, aborrivano gli sprechi, per loro e per gli altri.

A quel tempo, la politica non pagava, la politica era un servizio dato, ad altri uomini, quasi senza nulla a pretendere!

Poi…., poi le cose cambiarono.

Quegli uomini che trascorsero gli ultimo trent’anni, sottomessi al regime prima, alla guerra poi, anni passati di stenti, di affanni, di poca chiarezza sul domani, si ritrovarono nel pieno boom economico italiano.

La nazione andava a mille, le fabbriche, come si dice, “tiravano“ il povero sud, venne letteralmente caricato sul treno, che la notte correva sui binari ininterrottamente, da sud a nord, li accolsero, allora, a braccia aperte, serviva mano d’opera, uomini a basso costo con ancor più basso sapere.

Chi non sa, e certamente passibile di manipolazione.

I caporali, quasi non dormirono per decenni, si dovevano  riempire “quei treni“, ma stavolta, non verso la gelida Germania, ma per riempire le fabbriche  del Nord Italia.

E le fabbriche, ininterrottamente sfornavano automobili, di tutte le fogge e colori, e anche, i “poveri“ potevano acquistarsene una, magari, senza soldi, firmando pacchetti di bigliettini rettangolari, tanto c‘era la fabbrica, col suo lavoro a garantire il tutto.

 La quasi totalità delle vetture, era munita di un simpatico cagnolino, appoggiato sul lunotto posteriore, ad ogni scrollone della vettura, annuiva beatamente con la testa….. quelle vetture erano lo status simbol del potere, solo chi le possedeva, poteva ergersi a semi Dio, sulle panchette, mai mancavano  quadrettati plaid, oggi quasi sconosciuti per i più giovani, semplici copertine a quadrettoni, frangiate ai lati, sempre disponibili per ogni necessita.

La vettura accomunava, non di rado, incrociando modelli similari, gli autisti accennavano ad un saluto con la mano, anche se, l’incrociato era un perfetto sconosciuto.

Erano, altri Tempi.

E poi, quell’auto, non usciva dalla concessionaria se non in possesso dei  sedili reclinabili, era forse l’anno 1970, una carissima persona a me vicina, saltò il fosso e acquistò una bellissima fiat 850. Azzurra.

Rammento che, pretese la mia compagnia al ritiro della vettura, la provammo e, nell’occasione riuscii a scorgere un lampo di pura e felice gioia nei suoi occhi.

Passarono alcuni giorni, e il tipo con voce mesta, mi chiamo e mi annuncio la tragedia! Non riusciva a manovrare i famigerati sedili…

Provai, ma con stupore mi accorsi che mancava totalmente il meccanismo.

Tornammo alla Concessionaria, il venditore controllò e si fece carico di risarcire, la mancanza del ribaltabile.

Ricevette un no categorico, no!, voglio i sedili!

Dimenticavo quel mio carissimo parente, dopo pochi mesi, avrebbe compiuto 80 anni……

Tutto „Tirava“ tutto era benessere, e quasi serenità, probabilmente gli italiani, dopo tanti anni di dominio, quasi si meritavano quei momenti felici.

Ma….certe volte dimentichiamo che il mondo e di forma sferica, tutto inderogabilmente si ripresenta, tutto torna, tutti i conti, si pagano!

Il benessere prese a rallentare...I treni del sud, che volavano solo di notte, presero a rallentare, i meridionali, cosi ben amati solamente pochi anni prima, divennero non più Calabresi o Siciliani,  semplicemente“ terroni“… adesso si mormorava, vengono a rubare il lavoro a noi del nord!

Le auto, cosi belle e cosi popolari, cominciarono a rallentare, molte le domeniche che andammo a passeggiare al parco, senza l’amata vettura, mancava la benzina, e allora, cambiò in parte la vita, e in questi cambiamenti, cambiarono anche i politici, non più coi cappotti rivoltati, e i viaggi in treno in terza classe.

Vestiti gessati, cappotti di lana fine e pettinata, scordati i treni, vetture confortevoli munite di autisti, alcuni con la scorta….

Era il nuovo,  i sindacati fecero a gara per avere il maggior numero di iscritti a cui decurtare, di poche lire la busta paga.

Cominciarono così, le contestazioni, tutti contro tutto, gli uni, contrapposti ad altri, le scuole impazzirono, i banchi sino ad allora a disposizione di alunni e del calamaio, improvvisamente divennero legna da ardere, per improvvisati falò.

Gli operai si incatenavano ai cancelli delle aziende del Nord, altri manifestavano con cortei oceanici, le vie erano diventate abituali bivacchi di uomini, soli, certamente con le idee confuse, ma l’ordine, venuto dall’alto,  era che, nessuno avrebbe dovuto chiarirle.
Tutti contro tutti, molte volte senza sapere il perché, bastava uno sguardo, e mille operai scendevano in piazze, dove si univano ad altri derelitti, nessuno seppe usare serietà e onesta, verso  questi uomini, nessuno si assunse responsabilità nel dire a loro, che sbagliavano, tanto meno il sindacato, che il padrone era il padrone, e loro, operai, semplicemente “degni“ Operai, certamente con i sogni di diventare in futuro padroni, ma per farlo, avrebbero dovuto mettersi in gioco, rischiare, magari piangere, e solo allora, forse, avrebbero potuto assumere quel ruolo.

Allora,  erano operai, certamente degni, ma semplicemente operai.

E il sindacato, negò quello status, di fronte alla triplice sigla, tutti dovevano essere uguali.

Peccato che la maniera per farlo e diventarlo, fu a loro, mai spiegata.

Nel frattempo i politici cambiavano letteralmente aspetto, non più uomini “normali“ prestati alla politica, professionisti, da allora della politica, cambiarono i modi e le terminologie, il normale divenne, arroganza, uomini mediocri, di estrazioni sociali  ambigue, improvvisamente davano indicazioni di vita ai “normali“  l’arroganza divenne “metodo“, i binari sino ad allora perfettamente allineati, destra e sinistra, improvvisamente divaricarono i maniera netta, da una parte i buoni, di fronte i pessimi.

Bastava cambiare angolazione, e improvvisamente ti trovavi, con gli uni, o con gli altri.

Quasi improvvisamente la corda si sfilaccio, volarono quintali di monetine, una classe politica venne quasi azzerata, ma sotto la cenere, i carboni mantenevano la giusta temperatura, e quasi per caso, ad un refolo di ponentino, si riattizzarono, e le fiamme tornarono a risplendere.

E strano, quando arriva il “nuovo“ quasi tutti, salgono su quel treno, sperando che li porti lontano, molti poi, delusi scendono alle fermate intermedie, altri, letteralmente, vengono scaraventati giù, dal convoglio in corsa, pochi arrivano alle stazioni, e, col senno del poi, sono sempre i peggiori…

Sono quelli che in ogni frangente e momento, riescono a manipolare le situazioni, quasi come abilissimi  maghi..

Poi, i Giudici, le procure impazzirono, fecero i turni nei tribunali per, giudicare chi, sino a ieri, sedeva ai loro tavoli, ai loro deschi, qualcuno per l’onta, la fece finita in modo tragico, i più salaci, dopo il gran turbinare di nuvoloni, e pioggia battente, rifecero capolino, qualcuno, riuscì a rimontare sulla scrivania, mobile sempre più alto, esteso, e importante, riprese beceramente a pontificare non capendo, quanto male, nei passati anni aveva dispensato.

Promesse, fantasmagorici impegni, bastava avere gli occhi azzurri, altezza proporzionata, un bel sedere e due altrettanto belle tette… ed era fatta!

Che serviva avere anni di istruzione e tirocinio in studi, in master strascicati e combattuti, anni passati all’estero, bastava a volte, avere anche solamente e in parte, quei pochi attributi elencati, ed era quasi fatta.

Un posto di riguardo, abbinato alla bellezza, non si negava ad alcuno.

Ci fece credere che tutto si poteva, ci promise vacanze da sogno, e bellezze e piaceri inarrivabili…

Poi, come di consueto, finì, la stessa storia di sempre, da che esiste il mondo, e noi, tapini, sempre più soli e impoveriti.

Oggi, un giovane ragazzo, affabile, gioviale, con per ora, un solo e piccolissimo difetto, parlando si denota una piccola zeppa, che quasi non interferisce sul linguaggio, vuole il nuovo, il giovane, tutto e tutti, via all’ammasso!

E poi?

Nel frattempi siamo cresciuti, qualcuno ha le tempie rigate da finissimi fili d’argento, non crediamo più ciecamente a tutti, molti dubbi ci assalgono,  bene il nuovo, ma il giovane,….. Solo ieri o poco più, alcuni giovani trentenni o  giù di lì, sono stati sorpresi ad impastare terra d’ocra, a rimestare con conti, in fantomatiche banche colluse, a pasteggiare ad ostriche e champagne…..,

Quanto amo i minestroni della mia nonna, spessi, caldi, con molto formaggio…

E nonostante il piccolo difetto di essere stati scoperti, ti fanno credere che questa e la nuova realtà, che questo e il modernismo, che se non fai presto ad adeguarti, sei tagliato fuori…..

Che anche se ti trovi una casa, ho un panfilo  intestato, devi far finta di nulla, e normale, che se per avere diritto ad un intervento chirurgico, anche serio, devi pagare, fuori busta, magari solo una parte dell’intervento, devi capire, il chirurgo e sotto pressione, l’Agenzia Delle Entrate, lo controlla, in qualche modo quelle tasse deve evaderle, certamente, non pagarle.

Vogliono che noi crediamo, che i, i tempi seri dei contratti, sanciti da strette di mano e pacca sulle spalle, hanno ormai, fatto il loro tempo, e poi, meglio un Notaio, o un avvocato, leggermente  colluso, che quella viscida stretta di mano….

Di che politica stiamo parlando, di che piccoli uomini stiamo parlando.

E se fosse che la politica, ormai ha fatto il suo tempo?

E poi cos’è la politica?

A mio parere dovrebbe essere semplicemente un connubio di trattazione fra uomini, dovrebbe essere un pungolo per migliorare situazioni, certe volte anche intricate, dovrebbe stimolare al rinnovamento, alla presa di coscienza di situazioni, che singolarmente, non avrebbero risoluzioni, dovrebbe in ogni caso, unire, mai dividere, portare unità fra lavoratori, portare uguaglianze fra Popoli,  ristabilire e difendere le libertà, di tutti, la liberta di espressione, la liberta dei Popoli, creare e difendere le uguaglianze, impedire agli „Uni“, la prevaricazione, sugli“ Altri“,…..

Ma forse il mio pensiero e puramente Utopico, la mia vena maldestra di quasi vecchio anarcoide, il quale trova ancora strabiliante ed esaltante, ogni mattino, la nascita dal mare di quel disco fiammeggiante, che riscalda il mio corpo, ed ogni volta, e diverso, ogni volta nuove emozioni e stimolanti sensazioni, esplodono nel mio essere.

Vorrei riuscire a trasmettere queste sensazioni ad altri, coinvolgere altre persone, a provare quel sottile e felice benessere che si ripete ad ogni alba… e con loro, fare gruppo, ricominciare a scambiare idee, opinioni, discussioni,  sensazioni, nuovi affetti.

Ora ho capito, questa e la “Politica.“

Sergio Negro

28 Ottobre  2012

 

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