TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 676 del 15 settembre  2019
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DENTRO QUALI CASSETTI? Stampa E-mail
Scritto da Antonia Briuglia   

DENTRO QUALI CASSETTI?

 Quattrocento pagine.

Non, poche. Difficili da nascondere, penserete?

 Quattrocento pagine di documenti riferiti al biomonitoraggio ambientale prescritto dal Ministero dell’Ambiente nel 2006/2007 a Tirreno Power per consentire la costruzione del gruppo a ciclo combinato nel territorio di Vado Ligure, dove già da decenni esistevano i due gruppi a carbone, sforniti di autorizzazione integrata ambientale.

Sei anni dopo la Rete savonese” fermiamo il carbone”, ne scopre l’esistenza e la comunica ai Comuni interessati: quelli di Vado e di Quiliano.

Ovviamente i Sindaci attuali non sono quelli di allora, ma in quei Comuni nessuno sa niente.

Niente sa l’assessore di allora Verdino che sostiene di essere venuto a conoscenza, allora, dello studio dell’IST, che non era certo foriero di buone notizie.

Il responsabile dell’ufficio ambiente del Comune di Vado, Sandro Berruti, sostiene di aver chiesto , per tempo, ad ARPAL i risultati dello studio, e  che questi , prima di essere utilizzati devono essere rielaborati da tecnici specializzati di cui il Comune non dispone e che , l’inquinamento di cui si parla non è diffuso, ma concentrato solo in alcune zone e quindi difficile da correlare ad attività presenti sul territorio.

Ma qui non si parla d’inezie, né delle solite sostanze che spesso vengono correlate al traffico cittadino .

Qui si parla di un altissimo tasso d’inquinamento da metalli pesanti, soprattutto riscontrato nei licheni in quasi tutto il territorio che gravita intorno alla centrale a carbone.

Qui si parla di:

 

12,46 micron/grammo di cadmio , nella zona di vado, Zinola e Savona Mallare, mentre la naturalità  è di 0,8 ( il massimo in Italia è di 9.04);

 

13,80 di arsenico  sulle alture di Celle, ma anche a Quiliano e Vado Ligure, mentre la naturalità è di 1,2 ( valore massimo in Italia 5,53);

 

13,06 di mercurio a capo Noli, Zinola e parte della zona costiera mentre la naturalità è di 0,20 ( il massimo in Italia 1,84);

 

330,20 di cromo a ovest di Noli, a Varazze e Albissola Marina la naturalità di 4 ( il massimo in Italia  60,5).

Tutti superiori alla scala Nimis.

Lo studio dettagliato prosegue poi con altre indicazioni e altri dati preoccupanti, tutti a dimostrare che il territorio era già ampiamente compromesso allora e di come sia difficile pensare di come questo non sia da correlare ai due gruppi a carbone che hanno lavorato e  stanno lavorando fuori ogni regola.

Non è questo il momento per dire ciò che si sostiene da anni e cioè di come la combustione da carbone sia strettamente correlata a tali emissioni, o di come ciò possa essere collegato alla mortalità o alla morbilità eccessiva di un territorio tanto martoriato quanto poco tutelato.

Saranno le indagini della Procura a farlo.

Comprensibile anche la reazione, quasi scomposta dell’azienda, che continua a parlare di “ campagne diffamatorie”, o di dati allarmistici prelevati in modo strumentale da un’analisi le cui conclusioni  lo stesso Ministero, a dir loro, giudicava positive; “ Viene confermato che nel complesso l'andamento della qualità dell'aria non mostra particolari condizioni di alterazione o disturbo” .

Questi dati tanto positivi, da non mostrare condizioni di alterazioni o di disturbo, però sono rimasti nei cassetti.

Tirreno Power sostiene di averli consegnati ad Arpal e a tutti gli enti competenti, eppure nessuno li ha visti.

Dati pubblici, che di dominio pubblico dovevano essere, sono rimasti nei cassetti.

Nei cassetti di quali Enti?

Nel cassetto dell’allora Sindaco Giacobbe che puntava nello sviluppo industriale della centrale e della piattaforma Maersk, cause del suo fallimento elettorale?

Nel cassetto dell’allora Assessore all’industria e alla programmazione territoriale della Provincia Roberto Peluffo che, prima da Sindaco di Vado, poi nella veste di Amministratore Provinciale, rilasciava dichiarazioni in difesa della combustione da carbone e del legame col mondo industriale savonese, dichiarando su “SV magazine” di allora “Gli studi condotti dall’ARPAL ci confermano come il peso ambientale dell’attività industriale sia, ad oggi, sul territorio assolutamente sotto controllo…un esempio d’inserimento positivo di zone industriali in un territorio pregiato come il nostro”?

Nei cassetti del Governatore della Regione Burlando cui, Tirreno Power, sostiene di averli inviati?

E soprattutto nei cassetti di Arpal Regionale, che, interpellata, dichiara non essere entrata nel merito dei dati ma nel metodo col quale sono stati ottenuti.

D’altronde è noto a tutti come i controlli Arpal sul territorio savonese non diano quei risultati e quindi, nessun allarme, tutto sembra andare nel migliore dei modi.

E allora perché tenere nascosti quei documenti?

Sicuramente i responsabili degli uffici AIA, che a quel tempo erano regionali, sapranno rispondere, loro sapranno dire se l’allora Ministero, che aveva commissionato il monitoraggio, era a conoscenza e quali siano state le responsabilità su questa triste quanto dolorosa vicenda.

Certo è che gli “smanettoni contro il carbone”, come li definisce in questi giorni un noto quotidiano, erano all’opera e grazie a loro la vigilanza sulle tutele è iniziata.

Con loro inizia una nuova fase, quella della difesa della salute con tutti i cassetti aperti .

Si allegano significativi  stralci del documento come le prescrizioni e alcune delle  conclusioni.

 

Prescrizione3c.

 

Tirreno Power, in accordo alla prescrizione 3c del Decreto di esclusione della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale n. 10541/VIA/A.0.13.B dell’8 ottobre 2001, ha effettuato la prima campagna di biomonitoraggio della qualità dell’aria, riferita alla configurazione dell’impianto prima della realizzazione del ciclo combinato, secondo le linee guida ANPA e in accordo con l’ARPA Liguria.

I relativi risultati sono stati trasmessi all’ARPA Liguria ed al Ministero dell’Ambiente e dellaTutela del Territorio e del Mare, con lettera n. 7552 del 15 ottobre 2007.

Pertanto in allegato UO_1 si trasmette la Relazione Tecnico-Scientifica relativa alla Realizzazione e gestione di una rete di biomonitoraggio terrestre nel territorio circostante la Centrale Termoelettrica Vado Ligure.

In riferimento alla seconda campagna di biomonitoraggio della qualità dell’aria, la stessa verrà eseguita entro il 2012, così come comunicato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con lettera n. 351 del 21 gennaio 2009.

 

4.10 - Conclusioni preliminari sui risultati del bioaccumulo passivo.

 

Il calcolo del FCS ha restituito una situazione particolare in cui si identificano tre principali aree interessate dalle maggiori ricadute di tutti gli elementi chimici monitorati.

Le tre aree riportate in figura 8 si distribuiscono in diverse zone del territorio indagato.

Area A. È un’area di ridotte dimensioni ubicata nella porzione nord-orientale della rete energetica, la stazione n°13 presente in questa are a è quella che ha fatto registrare i maggiori valori di concentrazione. Sono annoverate in questa area le UCP5, UCP,6, UCP7, UCP12, UCP14 e UCP20;

Area B. Anche questa è un’area di ridottissime dimensioni che si trova nella porzione nord-occidentale della rete, in corrispondenza di un’area marginale al confine con altri comparti industriali/produttivi presenti in questa area del territorio in questione. Le stazioni che hanno fatto registrare i maggiori valori di concentrazione sono soltanto 2 e sono le UCP1 e UCP2;

Area C. Rispetto alle due aree precedentemente individuate e descritte, questa terza area presenta un’espansione maggiore. Si trova nella parte centrale della rete di monitoraggio e ha un distribuzione particolare, infatti, segue un andamento di tipo iperbolico che dalla linea costiera si dirige verso ovest fino a raggiungere il margine occidentale della rete. La configurazione finale di questa area ricorda una iperbole con il fuoco rivolto verso sud. Le stazioni interessate da questa area sono, le UCP17, UCP18, UCP22, UCP23, UCP24,

UCP25, UCP26, UCP27, UCP29 e UCP30.

Le metodiche basate sul bioaccumulo passivo hanno restituito informazioni molto dettagliate e approfondite circa il disturbo presente sul territorio circostante la Centrale Termoelettrica Vado Ligure, mettendo in evidenza anche l’entità del disturbo stesso.

La figura 8 rappresenta la distribuzione spaziale del FCS e sintetizza il disturbo complessivo presente sul territorio in esame, in relazione all’intero ventaglio di elementi chimici ricercato. Dalla figura si riconoscono tre aree di maggiore concentrazione degli elementi chimici:

A) Una prima area di ridotte dimensioni pari a circa 55 Km2 posta a nord-est della rete di monitoraggio, in prossimità della stazione “UCP13”, in cui si individua un leggero “plume” tendente verso nord-ovest. Questa prima area interessa i territori a nord-ovest di Albisola Marina e di Celle Ligure.

B) Una seconda aree ubicata nella parte nord-occidentale della rete. Le concentrazioni registrate in questa porzione di territorio evidenziano la presenza di attività produttive di diversa natura presenti in questa area del territorio.

C) Una terza area di dimensioni maggiori pari a circa 110 Km2 nella parte centrale della rete che partendo da Vado Ligure si dirige ad est, e, attraverso Quiliano arriva fino a Mallare compiendo un percorso curvo. Leggere aree di ricaduta, ma di scarsissima importanza si intravedono a sud-est di Vado Ligure.

 

Per chi volesse leggere il resto:

 

http://aia.minambiente.it/DomandeAIADocumenti.aspx?id=114

 

ANTONIA BRIUGLIA

 

 

CR = Cromo, CD = Cadmio, HG = Mercurio, AL = alluminio, CU = Rame, V = Vanadio, ZN = Zinco, AS = Arsenico, PB = Piombo

La tabella da Savona news

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