SETTIMANALE anno XVII
n° 741 del 28 febbraio 2021
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AL CINEMA, NELLE SALE DELLA PROVINCIA Stampa E-mail
Scritto da Biagio Giordano   

 

 

 

 

RUBRICA SETTIMANALE DI BIAGIO GIORDANO 
AL CINEMA
  NELLE SALE DELLA PROVINCIA

LA BELLA E LA BESTIA

Titolo originale: Beauty and the beast

Regia: Gary Trousdale, Kirk Wise

Nazione e Anno: U.S.A., 1991

Genere: Animazione

Durata: 87 minuti.

Interpretazioni(voci): Paige O'Hara (Belle), Robby Benson (Beast), Richard White (Gaston), Jerry Orbach (Lumiere)

Distribuzione: Buena Vista

Produzione: Walt Disney Pictures.

Recensore: Biagio Giordano

La fiaba si svolge in un paese lontano, molto lontano, in un tempo indefinito.

E’ una fredda serata d’inverno, una fata,  dalle sembianze di una vecchia mendicante,  regala a un giovane principe una rosa rossa sperando in un riparo per la notte nel  suo castello. Il principe,  descritto dal narratore come viziato e cattivo, nonché egoista,  allontana l’anziana, ridendo, umiliandola  per il suo brutto aspetto; lei allora gli ricorda che se una persona chiede gentilmente a qualcuno, in una situazione di evidente disagio, una protezione, non bisogna diffidare, né fermarsi alle apparenze, perché  il suo cuore può essere generoso e buono;  al che il principe, dopo averla ascoltata a fatica, la respinge di nuovo.

La vecchia, delusa, improvvisamente si trasforma in una bellissima e luminosa fatina, che incanta il principe. Dopo di ché, nonostante le  suppliche   del nobile  uomo, che appare afflitto e pentito, la fata lo  trasforma in una bestia. Essa completa poi la sua opera  tramutando i  domestici del castello in mobili e  utensili di casa, parlanti.

La fata sapendo che  il principe non sarebbe più uscito dal castello  per la vergogna del suo aspetto, gli  consegna  uno specchio magico che gli permetterà, a richiesta, di visualizzare gli eventi che accadono fuori dal castello, inoltre  gli dona la  rosa rossa di 21 petali che il principe aveva rifiutato. Il fiore viene  racchiuso in un ampolla di vetro. Il bocciolo  perderà un petalo ogni anno, la sua fioritura durerà fino al ventunesimo compleanno del principe. Entro quella data egli dovrà dimostrare di essersi  innamorato di una donna, corrisposto,  altrimenti rimarrà per sempre una bestia.

Il racconto prosegue poi con uno scenario dalle sequenze  mirabili, che avvengono  in un gaio, variopinto,  e semplice villaggio, situato nei pressi del castello, dove una giovane e bella donna, Belle, figlia dell’anziano Maurice geniale inventore, molto educata e alla ricerca di un marito, dichiara, cantando, di  essere affezionata alle persone del villaggio ma di sentirsi un po’ annoiata  della  vita ripetitiva del borgo.

Belle scrive poesie, ama la lettura e il bello,  spera di incontrare un giorno un principe azzurro che la porti  al di là dei quel piccolo e chiuso villaggio, facendoli scoprire una  vita più varia e aperta al mondo.

La ragazza però da tempo  è tenuta d’occhio dal bullo locale, il bello e muscoloso Gaston, che lei scopre essere, oltre che mal odorante,  poco colto e maleducato, Belle non ha  desideri per lui nonostante Gaston  sia  considerato  dai suoi numerosi fan l’uomo più bello del paese nonché  tra i più affascinanti  attorniato com’è, amorevolmente,  da diverse splendide  ragazze.

Un giorno  il padre di Belle, Maurice si reca col cavallo ad  una pubblica esposizione tecnica  per mettere in mostra  una sua scoperta, un congegno  a vapore utile per tagliare la legna,  ma nel fitto bosco l’uomo si perde. Attaccato dai lupi,  per scampare al pericolo,  Maurice si rifugia proprio nel castello del principe  che la fata ha trasformato in bestia. La Bestia, scoperta l’intrusione dell’anziano,  diffida delle sue giustificazioni, e lo imprigiona, incurante della sua  età.

 Belle intanto dal villaggio, dopo aver rifiutato  la proposta di matrimonio di Gaston,  guidata dal cavallo di Maurice  si reca verso il castello. All’arrivo, colpita dalla disperazione per la situazione in cui si trova suo padre, la donna si offre come ostaggio della bestia in cambio della libertà del  genitore.

La bellezza della donna suscita nella Bestia nuove speranze, con lei un giorno lui potrebbe scoprire l’amore, rompere l’incantesimo, e ritornare  un uomo pubblicamente presentabile. La Bestia allora decide di liberare Belle da ogni sconforto  liberando suo padre  Maurice; solo così pensa potrà instaurare un rapporto intimo con lei.

 Riuscirà la Bestia a riacquistare sembianze umane, rompendo l’incantesimo della fata, magari  proprio con Belle?

La bella e la bestia (Beauty and the Beast) è un film d’animazione a sfondo moralistico, del 1991, prodotto dalla Walt Disney Feature Animation e distribuito dalla Walt Disney Pictures,  diretto da  Gary Trousdale e Kirk Wise.

Il film è tratto dalla fiaba  La bella e la bestia di Jeanne Marie Leprince de Beaumont, ed è  un remake del film francese del 1946 diretto da Jean Cocteau, che era una pellicola non di animazione, recitata da ottimi attori, considerato dai critici un vero gioiello di poesia filmica e di invenzioni fantastiche, sontuoso e sofisticatissimo anche nei dialoghi e nei modi di recitare.

La Bella e la Bestia del 1991 ebbe un rilevante successo, sia di critica che di botteghino, fu tra i primi film d’animazione a ricevere numerose nomination per gli Oscar: sei, compreso miglior film; finì per vincere due statuine:  una per la migliore colonna sonora, l’altra per la miglior canzone (Beauty and the beast).

Il suo ritorno in 3D nei cinema italiani, nel Giugno 2012, è forse legato, secondo alcuni esperti sondaggisti del mercato cinematografico,  al successo della riedizione in 3D de Il re leone, prodotto nel 1994 e uscito di nuovo nel 2011.

Da un punto di vista etico-filosofico si può dire che il film, se lo si guarda in profondità,  non è per niente banale. Il racconto, tra i diversi temi che solleva, sembra metterne  a fuoco uno in particolare, l’inganno  che può dare l’aspetto esteriore, in particolare quando esso emana un potere di suggestione quasi ipnotico,  favorendo errori di giudizio. Una problematica che può presentarsi  in un vasto campo di attività umane, tra più disparati, incidendo negativamente sulla correttezza delle relazioni.

Nel film ad esempio, la bellezza esteriore del villaggio dove vive Belle non soddisfa la ragazza, ciò nonostante l’incanto del panorama, così come  la bellezza di Gaston  non conquista Belle, perché  è una dote dell’aspetto che rimane scissa dal suo animo  prevalentemente rozzo e brutale, e per inverso la bruttezza fisica anche della Bestia  del film può ingannare se non si conosce la sua profondità d’animo, che  a seconda delle particolarità che possiede potrebbe  addolcirsi con l’amore e attrarre delle bellezze femminili.

Questa complessità, sembra suggerire il film, può trovare una risposta risolutrice, sia per i problemi dei belli sia per quelli dei brutti, con l’educazione, con una maggiore considerazione e valorizzazione dell’indole spirituale  di una persona. Cosa possibile con la crescita di un pensiero gentile e virtuoso, libero da ogni genere di pregiudizio. Un’educazione di un certo spessore culturale, in un certo senso superiore perché va oltre le abitudini delle buone maniere, è una forma di crescita che si avvale di  un   confronto civile,  in grado di mettere in scacco i desideri più volgari come quelli spesso imprigionati nella rozzezza e nel bullismo dei clan, e di andare quindi contro quella superficialità maliziosa tipica della competizione non dichiarata.

Una educazione che si orienta direttamente  verso la lealtà, la giustizia, il comportamento nobile, la chiarezza comunicativa dei desideri e delle passioni che via via si formano durante l’esistenza.

Dal punto di vista un po’ più psicanalitico sembra emergere dal film il tema della costituzione divisoria del desiderio umano,  che tocca un po’ più in profondità la questione freudiana dell’inconscio: delle vicende desideranti legate alle pulsioni compresse dalla società civile, tra le cui pieghe sembra si sia  sacrificato qualcosa dell’istinto primario con conseguenze nevrotiche anche gravi.

Il bene e il male nel film non sono sempre ben separabili rispetto a un  apparire degli accadimenti in netto contrasto tra loro, essi entrano in un gioco desiderante complesso, raffinato, fatto di riconoscimenti o negazioni delle domande inconsce che l’altro pone in una relazione oggettivamente enigmatica.

Il film sembra voler suggerire che nelle questioni d’amore l’intreccio tra il male e il bene, in un contesto di società civile, è  frequentemente una sorta di garanzia dal male peggiore, quello che si è manifestato nella storia quando la forza del  civile cadeva sotto i colpi mortali di spaventosi, regressivi capovolgimenti sociali.

La bella e la bestia è un film altamente educativo, sia per i bambini che per quegli adolescenti che sono afflitti da un forte disagio familiare e cercano di uscirne senza conoscere la storia, quella essenziale, della condizione umana: che sembra riproporsi con una certa frequenza, in tutta la sua drammaticità, e in termini sempre simili, anche nell’oggi.

 BIAGIO GIORDANO
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