SETTIMANALE anno XVII
n° 740 del 21 febbraio 2020
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Al CINEMA, NELLE SALE DELLA PROVINCIA Stampa E-mail
Scritto da Biagio Giordano   

 

RUBRICA SETTIMANALE DI BIAGIO GIORDANO
AL CINEMA
 NELLE SALE DELLA PROVINCIA
KILLER ELITE

Regia:Gary McKendry

Nazione e Anno: U.S.A., 2011  

Genere: Azione, Thriller

Durata: 116 minuti.

Interpreti: Jason Statham, Robert De Niro, Clive Owen, Dominic Purcell, Aden Young, Yvonne Strahovski

Distribuzione: Lucky Red,uscito  in Italia Giugno 2012

Produzione:  Omnilab Media, Ambience Entertainment, Current Entertainment, Film Victoria, Open Road Films, International Traders,  Palomar Pictures (II), Sighvatsson Films, Wales Creative IP Fund.

Recensione di Biagio Giordano

 Danny (un convincente Jason Statham) è un valoroso combattente mercenario, molto richiesto sul mercato del crimine di guerra.  In tempo di pace, all’occorrenza, è anche  killer su commissione, specialista in interventi estremamente difficili dove spesso i protagonisti si fronteggiano non sapendo mai dopo quanto tempo i loro datori di lavoro li tradiranno.

Danny agisce come pedina in quegli interstizi  dei poteri istituzionali che più fanno parte della politica scontrandosi contro il muro invalicabile dei servizi segreti di stati invisibili,  fronteggiando corrompenti intrighi internazionali ideologici - finanziari che fanno pensare a quanto la pace di un paese che si definisce civile sia il più delle volte fittizia.

Il giovane e agile sicario  Danny agisce insieme all’amico anziano Hunter (Robert De Niro), suo consigliere personale e filosofo, un pensatore molto schematico che sostiene la necessità del vivere chiuso e sicuro, sostenuto da  un buon cinismo nelle scelte più cruciali, qualcosa che si addice soprattutto all’esercizio  della  professione di Killer. Per la soddisfazione degli affetti umani Hunter confida solo nella sua famiglia, composta dalla moglie e due figlie, e a volte cerca amicizie molto  accorte,  garantite solo da reciproci, chiari, sporchi affari.

I due condividono, con un ristretto gruppo di fedeli, competenze professionali specializzate, anche tecnologiche, necessarie per portare a termine le operazioni più difficili.

Ma Danny è un buono, un individualista pragmatico, uccide solo  per sopravvivenza e per avere qualche soldo in più da mettere a credito del suo incerto futuro. Vorrebbe smettere ma non ha  la forza per farlo.

Un giorno  in Messico lui e Hunter organizzano su commissione un agguato mortale a un’automobile con dentro personaggi importanti, il lavoro riesce ma con qualche complicazione, Danny subisce una ferita alla spalla e  rimane shoccato dallo sguardo di un bambino che, dentro l’automobile crivellata di colpi, solo per caso è rimasto vivo. Gli occhi supplicanti del fanciullo gli rimarranno impressi per il resto della sua vita,   ma gli daranno quella forza  che pensava di non trovare mai, per abbandonare un ambiente così sporco di sangue.

Danny vorrebbe dedicarsi a lavori nuovi, non colpevoli.  Una  bella donna che ama da tempo e che lo aspetta ansiosa è pronta ad andare incontro a questa sua nuova esigenza, a rafforzare le sue trasformazioni  psichiche verso il  bene.

 Danny si ritira in un luogo privato, in aperta campagna, lontano dal mondo che lo ha visto protagonista di tanta  disumanità; la  serenità, mai goduta prima sembra ormai a un passo dal potersi realizzare. Una mattina, in un luogo abituale della sua dimora, trova una grossa busta marrone contenente la drammatica foto del suo amico Hunter messo in posa  seduto con un cartello sul collo in una prigione, l’uomo è stato sequestrato dal sultano dell’Oman ed il messaggio racchiuso nell’immagine sembra un invito a recarsi urgentemente nella dimora araba del principe per trattare qualcosa di inquietante  che riguarda il suo amico  Hunter  e forse anche lui.

Danny all’arrivo nell’Oman scoprirà che il suo amico è caduto in una trappola molto pericolosa, tesa da un intermediario di colore dedito a loschi affari, di cui imprudentemente si fidava. Hunter con l’inganno era stato accompagnato dall’uomo di colore  nella casa del sultano, con la promessa di un possibile grosso  affare. Quando Hunter, di fronte al sultano, viene a conoscenza dei termini precisi del business, rifiuta, ma in realtà l’alettante proposta di lavoro era un pretesto per  trattenerlo in prigione e fare da esca al suo amico Danny.

Il sultano ricevuto Danny lo obbliga, pena la morte del suo amico Hunter, a compiere un lavoro quasi impossibile: uccidere, facendolo sembrare  un incidente, gli assassini dei suoi tre figli uccisi nel deserto dell’Oman da parte di 3 inglesi della SAS (Servizi Aerei Speciali Britannici), durante la guerra segreta tra la Gran Bretagna e l’Oman, negli anni ’70.

In caso di successo della missione, il sultano si impegna a liberare  Hunter e a consegnare ai due sicari, dietro prove precise degli avvenuti omicidi, una valigetta con 6 milioni di dollari. Danny dopo un rocambolesco e fallito  tentativo di fuga dalle prigioni con Hunter, accetta il contratto verbale, ma solo per l’affetto che nutre verso il suo amico, non certo per denaro, egli vuole infatti  sentirsi coerente con la scelta fatta in precedenza di abbandonare il malaffare.

Durante il lavoro criminoso imposto dal sultano le cose per Danny si complicano parecchio,  scopre che i tre ex soldati inglesi responsabili dei delitti dei figli del sultano sono protetti dalla società segreta di Londra “Feather Men” (Uomini piuma) un’associazione di anziani ufficiali reduci della SAS, dediti a diverse attività ideologiche, commemorative, protettive e  ad affari finanziari poco puliti.  Dell’associazione fa parte anche Spike (un ottimo Clive Owen) uno degli uomini  d’azione più autorevoli nelle faccende  da risolvere con le armi.

Il film è tratto dal libro “The Feather Men” del 1991 di Ranulph Fiennes (scrittore, avventuriero, esploratore ed ex SAS) ed è la prima prova da regista di McKendry.

Lo scrittore sostiene che gli eventi racchiusi nel  libro, rispecchiano sostanzialmente quanto avvenuto all’epoca della guerra segreta tra Gran Bretagna e Oman, anche se le autorità governative sui fatti hanno successivamente smentito l’autore, Ranulph Fiennes, facendo ripiombare tutto nel mistero: sia gli scopi sia le logiche di quella invasione. Successivamente  il senso più preciso di quella guerra è stato ipotizzato per documentazioni  o  dedotto per congetture  analitiche dagli storici e dai politici, ma mai nulla è stato provato  di quanto da loro supposto. Si sa con certezza che qualcosa  ruotava intorno alle  bramosie della Gran Bretagna per il petrolio dell’Oman, una nazione a lungo colonizzata dagli Inglesi che ha lasciato strascichi di odio e contatti influenti della corona inglese con potenti parti aristocratiche della nazione.

Killer elite è un film con dei Killer  protagonisti, quindi con il male in prima battuta,  cosa che non poteva reggere l’intera narrazione della pellicola senza che a un certo punto  non intervenisse a favore del bene qualcosa di preciso.  In questo senso  il  codice morale Hays, che è il nome con cui viene comunemente indicato dal suo creatore Will H. Hay il Production Code una serie di linee-guida che per molti decenni ha condizionato la moralità della trama narrativa dei cinema negli USA, aveva ben colto la necessità di soddisfare con delle regole di buon senso etico aspetti del gusto e delle aspettative narrative dello spettatore più amante del  cinema spettacolare.

Ecco allora che il Killer Danny uccide colpevolmente, vive il suo lavoro con profonde angosce, pensa che ritirandosi da quel  mondo infernale  e facendosi poi una famiglia possa redimersi dal male commesso, patito, e dimenticare tutto. E’ questo il filo conduttore etico del film che, rispettando il vecchio e in buona parte decaduto codice Hays, dà speranza allo spettatore rispetto al male senza fine che scorre sotto i suoi occhi. E’ un filo debole perché l’incalzare degli avvenimenti fa  pensare ad un futuro per Danny fatto di nuovi agguati e vendette, ad una ormai impossibile vita serena a causa  del raggiungimento di un punto di non ritorno irrimediabile, non intravisto in tempo da Danny.  La sua coscienza etica si è infatti risvegliata solo quando lo sguardo di quel bambino che stava per uccidere gli ha ricordato improvvisamente il proprio mondo innocente, infantile, quell’essere stato per la madre, in una integrità affettiva senza limiti, la gioia della sua vita. E tutto ciò gli ha rammentato per associazione quanto lui invece fosse complice di un mondo infimo e disumano, in una vita assurda, costituita  solo  dal piacere di scampare a dei pericoli mortali arricchendosi di conseguenza ed esibendo poi, viaggiando per il mondo, una vita che non rispecchiava le proprie reali condizioni psicologiche ma quelle del suo amico Hunter.

Un Hunter privo di sensi di colpa, dal quale Danny soggetto ad una potente identificazione cercava di trarre esempio senza riuscirci mai del tutto, tanto da cercare,  ad un certo punto, di spingere anche lui fuori dal giro nefando in cui erano caduti.


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