SETTIMANALE anno XVII
n° 740 del 21 febbraio 2020
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AL CINEMA. NELLE SALE DELLA PROVINCIA Stampa E-mail
Scritto da Biagio Giordano   

 

RUBRICA SETTIMANALE DI BIAGIO GIORDANO
AL CINEMA
 NELLE SALE DELLA PROVINCIA
Marilyn

 Uscita Cinema: 06/2012

Genere: Biografico, Drammatico, Sentimentale
Regia:
Simon Curtis

Interpreti: Michelle Williams, Kenneth Branagh, Julia Ormond, Eddie Redmayne, Dougray Scott, Judi Dench, Pip Torrens, Emma Watson, Geraldine Somerville, Michael Kitchen, Miranda Raison, Toby Jones, Philip Jackson, Robert Portal, Jim Carter, Victor Mcguire 

Fotografia: Ben Smithard
Montaggio:
Adam Recht
Musiche:
Conrad Pope
Produzione: Bbc Films, Lipsync Productions, Trademark Films, Uk Film Council, The Weinstein Company
Distribuzione: Lucky Red
Paese: Gran Bretagna 2011
Durata: 99 Min
Recensione di Biagio Giordano

Londra 1956, dopo essersi diplomato nelle scuole di Eton e Oxford, il giovane Colin Clarke (ottima l’interpretazione di Eddie Redmaynelavora gratuitamente come terzo aiuto regista  di Sir Lawrence Olivier (Kenneth  Branagh) nel film Il principe e la ballerina, pellicola  tratta  dalla commedia The Sleeping Prince (1953) di T. Rattigan, recitata a Londra con successo dallo stesso Olivier, che narra dell’arrivo a Londra, nel 1911, del granduca Carlo, reggente di Carpazia,  per assistere all'incoronazione di Giorgio V; il granduca attratto dalla  bellezza di una ballerina (interpretata da Marilyn Monroe)  chiede e ottiene di trascorrere una serata cortese con lei ma  via via che la conoscenza si inoltra nell’intimità  nasce tra i due un rapporto di complicità tanto da  coinvolgere la ballerina nelle questioni private del granduca  col principe ereditario Spencer.

Il principe e la ballerina uscito nel 1957, prodotto con la collaborazione della stessa Marilyn  è un film giudicato dai critici di buon livello anche se non hanno ritenuto il copione  del tutto all’altezza di un film che, per via della presenza di due attori di altissimo livello  come Marilyn e Olivier, non poteva non essere ambizioso.

I critici hanno sottolineato lo splendore dello stile accademico che Oliver è riuscito a dare al film  e sono rimasti incantati  dall’interpretazione della star americana  nella parte della ballerina: giudicata eccellente, sfolgorante, sopratutto  per la  spontaneità quasi istintiva che la caratterizza.

Quando ha girato il film Il principe e la ballerina Marilyn Monroe   era sposata  da appena tre settimane con Arthur Miller, noto scrittore americano, drammaturgo, famoso per Morte di un commesso viaggiatore (1949). Nel periodo delle riprese del film, tra Marilyn e Miller cominciavano ad esserci delle incomprensioni tenute pubblicamente segrete, svelate da Marilyn solo a Colin Clark in uno dei loro incontri durante l’assenza del marito, sembra, secondo le dichiarazioni dell’attrice  che  il rapporto coniugale con la star spegnesse buona parte dell’ispirazione letteraria di Miller, creandogli difficoltà nello scrivere.

Durante le riprese  del film Il principe e la ballerina Colin Clark  diventò amico di Marilyn tanto da innamorarsene. Egli la sostenne  a più riprese nel set nei momenti difficili: con consigli tecnici, filosofici e psicologici soprattutto quando l’autostima  della donna veniva meno per via delle numerose incomprensioni  con il regista-attore Lawrence Olivier che in un primo momento esigeva da lei un’interpretazione impostata  in  uno stile  teatrale, qualcosa che non facesse risaltare  il fascino sexi di Marilyn. Successivamente Olivier condizionato dalle pessime recitazioni teatrali dell’attrice, si convinse della necessità di ridarle il suo tradizionale ruolo sexi, una scelta che risultò felice perché il film ebbe poi un notevole successo anche al botteghino.

Colin Clark  nel breve periodo delle riprese  del film incontrò spesso Marilyn e uscì diverse volte con lei per visitare i posti  belli della città tra i quali il castello di Windsors e il parco reale di Londra, Marilyn ricevette da  Colin molto affetto e stima. La star lo aveva  conquistato seguendo il suo istinto ma controllandolo perché   sfoderò  un portamento garbatamente  sensuale.

 La donna gli confidò diverse cose  intime importanti, tra cui come lei viveva il rapporto con gli uomini e le sofferenze patite a causa  delle profonde dissociazioni tra il ruolo di star attribuitoli  all’unanimità dai critici e la sua reale sensibilità che tendeva a ricercare rapporti  veri, più affini alle sue condizioni culturali e sociali  originarie.

Questa esperienza venne trascritta   da Clark su  un diario che diventò poi un libro nel 1995 dal titolo Il principe, la ballerina, e io. La sceneggiatura del film “Marilyn” di Simon Curtis è quindi tratta dalle testimonianze scritte di Conin Clark.

Convincente in questo  film di Curtis del 2012 l’interpretazione del personaggio di Marilyn Monroe da parte dell’attrice Michelle Williams che sia per le parti più drammatiche che per  quelle briose-musicali contribuisce notevolmente alla riuscita estetica della pellicola.

La sceneggiatura è stata adattata e scritta da Adrian Hodges. Il film segna il promettente debutto cinematografico del regista Simon Curtis, al suo primo lungometraggio. David Parfitt ha prodotto il film, con il finanziamento di The Weinstein Company e BBC Films.

Il vero nome di Marilyn era Norma Jean, il cognome d’arte Monroe, da lei assegnatosi, era quello della madre da nubile, una scelta che fa pensare ad una decisione  di Marilyn, il cui padre le era ignoto,  di mitigare con il proprio successo targato Monroe  il suo sofferto ricordo della madre, afflitta per quasi tutta la sua esistenza da seri problemi psichiatrici che la costringevano a ripetuti ricoveri.

Marilyn viene trovata misteriosamente morta, in una stanza, il 5 agosto del 1962 con una forte dose di  barbiturici in corpo, a soli 36 anni. Non si riuscirà mai  a chiarire se si sia trattato di un suicidio o di un omicidio.

Uno dei disagi psichici di Marilyn,  che si riesce a intravedere tra le righe di  questo film di Curtis, sembra riguardare l’identità più profonda  della star,  che appare spezzata in diversi punti con quella parte di sé  più appariscente che esibiva in pubblico e  che metteva a disposizione anche del cinema. Le ripetute crisi  dissociative di Marilyn, così frequenti  nei momenti di difficoltà con gli uomini, sono una costante patologica di tutto il periodo della sua breve carriera di attrice, esse evidenziano una impossibilità per la donna di controllare le parti più oscure del suo inconscio del tutto  inesplorato.

Marilyn, nonostante le forti compensazioni di piacere che  riceveva dal successo cinematografico, viveva male il suo ruolo di star perché dentro di sé non si sentiva un’attrice di particolare talento.

I ruoli che  recitava portavano ad un aggravamento di questa insufficiente autostima, creando forti disgiunzioni tra la sua frenesia di vita,  ben incarnata nei  personaggi  che viveva proiettandoli anche all’esterno del film nella propria vita reale frequentando ambienti mondani  simili a quella che si intravedono nei suoi film, e la sua realtà più interiore  occupata da un passato biografico molto problematico: caratterizzato nei passaggi cruciali della sua crescita di donna da un’atmosfera prevalentemente  angosciosa che ha ostacolato una sua  felice integrazione nel sociale.

Lo stesso personaggio Marilyn Monroe,  inteso come diva, divenuto l’emblema di un  ottimo cinema da commedia, brillante, brioso-musicale, ricco di ironia ed eleganza ma che si delineava come una forma di intrattenimento del tutto legata al mito del sogno americano, contribuiva a procurare all’attrice americana  grosse sofferenze identitarie le cui radici affondavano nello stridente  contrasto familiare di status simbol sociale tra lei e sua madre.

Le ferite e le umiliazioni patite da Marilyn in famiglia e nel sociale della sua infanzia-adolescenza non sono state se non in misura marginale attenuate dal suo successo relazionale con gli uomini. Per sua stessa ammissione in questo film di Curtis, non appena nell’intimità dei rapporti usciva dal suo ruolo di star evidenziando un  maggior complessità della sua personalità,  quasi tutti i suoi numerosi fidanzati e mariti fuggivano delusi.

Marilyn  voleva essere amata come una donna normale, ma nulla riuscì a fare per uscire dalla straordinarietà del suo ruolo di star. Non se la sentiva  di compiere la scelta drastica di abbandonare il cinema né di cambiare i suoi tradizionali ruoli cinematografici da star sex simbol per provare magari  interpretazioni di personaggi  più sobri e maturi lontani dal cinema inteso solo come puro spettacolo e intrattenimento.

Forse in ciò c’è una ragione, a un certo punto della sua carriera la star si è resa probabilmente conto che non poteva  tornare più indietro, perché ciò non sarebbe servito a ricomporla psichicamente migliorando la sua salute mentale ma avrebbe aggravato la sua condizione nevrotica rimanendo per sempre ossessionata  dai numerosi fallimenti con i notori uomini-padre che più aveva amato e che in un altro modo di vivere e recitare, pensava, sarebbe stato più difficile incontrare.


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