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Non un nuovo progetto sui rapporti e le relazioni, sui poteri e le deleghe, insomma sulla vita sociale delle comunità.
Si fanno promesse sulla costruzione di questo o quell’edificio pubblico, di questa o di quella strada, si parla di IMU e di tasse, si parla a sproposito di cultura e di lavoro, ben sapendo che senza un progetto a trecentosessanta gradi tutto ciò non solo non sarà possibile, ma sarà inutile.
Intanto chi vincerà tornerà a fare quello che si faceva prima, sperando che non sia peggio.
Non un programma veramente coraggioso sull’uso e il consumo del territorio che non appaia falso e strumentale come quello presentato dall’assessore regionale Fusco, (nota per la sua battaglia sul piano-casa in tutt’altra direzione) che sembra aver scoperto solo dopo due anni di Governo della regione, la necessità di dover dire basta alla cementificazione e lo fa con indirizzi poco credibili nei tempi e nei contenuti.
Non programmi coraggiosi sui deboli, sulle donne, i bambini, la scuola e la sanità, il senso collettivo di quella sinistra che in Italia, proprio nel bel mezzo di una crisi provocata proprio dalle speculazioni del capitalismo, ritiene necessario dover sacrificare, mentre nella vicina Francia ne apprezza la riscoperta.
Certo anche noi cittadini dobbiamo fare molto. Dobbiamo riscoprire quel senso di collettività e di comunità perso da troppo tempo.
Quello che proprio ora potrebbe essere la salvezza perché potrebbe farci scoprire la mobilitazione spontanea, i buoni rapporti, la partecipazione, quella stessa che riscopriamo nelle situazioni di emergenza provocate dalle calamità naturali.
Dobbiamo convincerci che noi siamo le nostre scelte e che la democrazia è critica alle forme di governo, è approfondimento, è lotta sociale per cambiare in meglio l’esistente e per progredire.
La democrazia muore invece, quando minoranze elette detengono la loro posizione come un feudo personale, conseguito e ritenuto da essi medesimi, inamovibile ed eterno.
E’ così che le società s’involvono e decrescono nei valori e nelle prospettive sociali, marciscono al loro interno nella cristallizzazione di piccole e grandi oligarchie che riproducono malgoverno.
L’Italia è diventata questo, un paese chiuso in se stesso, senza governo da decenni, dove parassiti e ladri, pur avendo causato il danno, continuano a conservare i loro privilegi .
Contro questa Italia, diventata una mostruosa anarchia elitaria e mafiosa estesa a tutti i livelli del malgoverno, è necessario ribellarsi.
Bisogna stravolgere il sistema dei vecchi partiti, anche quelli della cosiddetta sinistra, che subdolamente si autoalimentano detenendo un’informazione deviata, faziosa e a vantaggio esclusivo degli stessi gruppi oligarchici!
Non sarà stando in Francia ad assaporare l’atmosfera del vento di sinistra per poi tornare in Italia e continuare a portare acqua alla politica dei vecchi partiti gestiti dai soliti personaggi che portano avanti la solita politica con i soliti linguaggi, che si cambieranno le cose nel nostro Paese.
La nascita di un buon Governo, prima a livello locale poi a livello nazionale, rinascerà nella giustizia e nella radicale rivoluzione del pensiero, nella creazione di una società sostenibile con relazioni economiche e sociali nuove.
Bisogna credere che si possa costruire un mondo nuovo che rimetta al centro le comunità umane con i loro diritti e i loro bisogni e convincersi che potranno farlo uomini e donne veramente “nuovi”.
ANTONIA BRIUGLIA
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