SETTIMANALE anno XVII
n° 741 del 28 febbraio 2021
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Le vere ragioni del “salvataggio” greco Stampa E-mail
Scritto da Marco Giacinto Pellifroni   

Le vere ragioni del “salvataggio” greco

Archimede non avrebbe di certo immaginato che il principio della leva, da lui scoperto, avrebbe avuto tanto successo più di duemila anni dopo. Oggi però è stato usato in ambito finanziario dalla maggioranza di quanti hanno creduto di aver scoperto il segreto del re Mida, insomma la formula dell’arricchimento senza limiti.

 Quanti, anche su piccola scala, si sono lasciati tentare negli ultimi anni dal gioco in Borsa, allettati dal fatto di poter giocare 1000 avendo in tasca magari solo 10, si sono sentiti improvvisamente alla pari con i big della finanza. Nel gioco, si sa, si oscilla tra l’avidità e la paura, entrambe cattive consigliere; e quasi tutti, dando ascolto all’una o all’altra nei momenti sbagliati, hanno visto i loro soldi inghiottiti da anonimi vincitori.

C’è però una categoria di giocatori che ha creduto di poter eliminare la paura, lasciando libero sfogo all’avidità. Si tratta delle famigerate istituzioni too big to fail, ossia considerate “sistemiche” per cui è obbligatorio salvarle, con soldi pubblici, qualsiasi crimine commettano.

Le cinque più grandi banche americane: JP Morgan Chase, Citigroup, Bank of America, HSBC e Goldman Sachs, hanno avuto conferma della loro natura sistemica dai massicci salvataggi pubblici di cui hanno beneficiato durante i terribili anni dal 2007 al 2009. E così, salvate dal baratro, si sono rilanciate alla grande nel pericoloso gioco dei derivati, al punto di esserne protagoniste per il 95% a livello globale....vedi  

Ora, c’è un tipo di derivati, i CDS (Credit Default Swaps), che sono scommesse di tipo assicurativo; con la differenza rispetto ai normali contratti assicurativi, di non essere regolamentate e di non dover quindi provare di possedere i requisiti patrimoniali per coprire i danni all’assicurato in caso di sinistro (default in campo finanziario).

  È come avere il permesso di giocare a poker senza dover dimostrare di avere in tasca i soldi equipollenti alle fiches puntate. Niente di meglio per assecondare gli appetiti delle 5 suddette banche, che si sono messe ad assicurare investitori sparsi per il mondo contro l’eventualità di default.

Tra questi i default di titoli sovrani, del tipo dei BOT, BTP, ecc., garantiti dagli Stati, in particolare europei.

E qui entra in ballo la definizione di default, che spetta ad un organismo “istituzionale” decretare quando si verifica.

L’ottobre scorso c’è stato l’ottavo più grande fallimento di una società finanziaria americana: la MF Global. Anch’essa speculava sui titoli di Stato europei, tra cui i bond greci, usando effetti leva variabili tra 1:40 e 1:80; ossia puntava 40 o 80 avendo in tasca 1. Il pericolo insito in leve così alte è che basta una minima discesa del titolo per non essere in grado di coprire la perdita. Se, ad es. con una leva 1:40, il titolo perde anche solo il 3% (o l’1,5% con leva 1:80), si rimane scoperti. Figurarsi quando un titolo perde d’un botto il 50%, come è successo ai bond greci dopo l’accordo fatto dai creditori col governo greco, con la mediazione della troika FMI/UE/BCE. La MF Global si trovò di colpo impossibilitata a pagare un simile crollo di valore dei bond su cui aveva puntato.

Vista la posta in gioco, tuttavia, la MF Global si era premunita assicurandosi con dei CDS presso le 5 banche suaccennate e chiese che fossero loro a sostenere questa immensa perdita, trattandosi in tutta evidenza di un default greco.

Ed eccoci alla definizione di default: chi stabilisce che un’azienda o uno Stato sono andati in default? C’è un organismo a ciò preposto: l’ISDA americano. E chi ne è il proprietario? Le principali banche e hedge funds: un po’ come le agenzie di rating, che sono manovrate dalle banche per esprimere valutazioni su società, banche e Stati....vedi... L’ISDA quindi non ha avuto dubbi: la Grecia non è andata in default: i suoi bond non sono spazzatura, avendo conservato il 50% del loro valore! E non sarà giudicata in default neppure se andrà in porto l’accordo per ridurre tale valore del 75%.

 Ciò significa usare due diversi criteri, a seconda che salvino o penalizzino le banche. Infatti, provate a pagare il 50 o il 25% delle rate del vostro mutuo: la banca vi dichiarerà senz’altro in default e vi pignorerà la casa, senza esitazione alcuna.

E il tribunale le darà ragione.

 Nel caso dei CDS, invece, si tratta di un campo non regolamentato a livello istituzionale, ma solo da un’entità, l’ISDA, riconosciuto solo dalle banche, sue proprietarie. La MF Global dovette quindi dichiarare bancarotta, trascinando nel suo vortice tutti gli investitori che le avevano affidato i loro soldi. Anzi, fece di peggio: per rastrellare liquidità e pagare i primi rovesci non esitò a pescare dai loro conti privati, aggiungendo al fallimento il crimine di appropriazione indebita.

Sin qui la negazione di default alla pur massiccia svalutazione dei bond greci ha potuto reggere; ma il timore, anzi il terrore, delle banche suddette è che la Grecia venga dichiarata insolvente al 100%, non tanto dalla troika, che ha evitato questo evento in tutti i modi, arrivando a bloccare un referendum e persino a creare un fondo salva-Stati, quanto dal popolo greco, magari dopo le elezioni di aprile, con la decisione di non riconoscere il debito, uscire dall’euro e tornare alla dracma.

Questa eventualità, presentata dalla troika come una sciagura per i greci, lo sarebbe certamente per il quintetto di banche coinvolte nei CDS, perché in tal caso non ci sarebbe ISDA che tenga: sarebbe default senza se e senza ma. E non solo greco, ma anche delle stesse banche.

Infatti, queste ultime hanno contratto CDS per la bellezza di $ 32 trilioni: una cifra più che doppia sia del PIL che del debito pubblico americano! Ergo, le 5 banche non sarebbero più too big to fail, perché neppure lo stesso Stato USA sarebbe in grado di salvarle dall’insolvenza. In sostanza, queste banche hanno assicurato sinistri finanziari per un totale di ben lunga superiore alle loro possibilità di farvi fronte: un crimine tout court, una truffa. O almeno, tale sarebbe per chiunque lo commettesse. Ma loro si sentono al di sopra dei comuni mortali, avendo comprato l’intera classe politica e tutti gli organi di controllo. Con soldi falsi, tra l’altro, grazie al signoraggio, come denuncio ormai da anni.

Certo, essendo i CDS greci “soltanto” poco più di $ 53 miliardi, il quintetto sarebbe anche in grado di sopportarne il pagamento. Ma la paura è quella del “contagio”: se il default di uno Stato non è più un evento così improbabile come si era sinora creduto, potrebbe accadere lo stesso agli Stati più indebitati, come il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda, l’Italia.

 Ma qui le cifre in gioco sono enormemente maggiori e l’intero castello delle false assicurazioni, dei CDS, crollerebbe su se stesso, trascinando nel gorgo anche le banche che le hanno stipulate, senza ulteriori trucchi interpretativi per evitarlo.

 E pensare che i banchieri avevano creduto, come accennato in apertura, di aver trovato la formula del re Mida; ma non avevano fatto caso a com’era finito il mitico re che tramutava in oro tutto ciò che toccava: morto di fame. La formula magica, l’equazione di Black-Scholes, era stata scoperta nel 1973 da due matematici, poi insigniti del premio Nobel: Fischwer Black e Myron Scholes, ed aveva dato avvio all’era dei derivati, che funzionò fino al precipitoso crollo iniziato nell’agosto 2007....vedi... La pacchia, che aveva creato molti miliardari, era troppo bella per abbandonarla. E infatti le banche internazionali hanno continuato a produrre derivati (tra cui i CDS) come se nulla fosse accaduto. E ora, per continuare in queste pratiche criminali, non hanno avuto alcuna remora ad arricchirsi ancor di più mettendo alla fame l’intero popolo greco, dichiarandolo però ufficialmente non del tutto insolvente, pena dover onorare i CDS, ossia diventare esse stesse insolventi. Aiutate in un gioco di sponda dalla troika, che ha ora inventato il fondo “salva-Stati” per evitare il crollo di altri Stati europei, con le conseguenze per le banche sopra descritte. Ciò che non si dice è il prezzo che verrebbe richiesto per questi salvataggi: la rinuncia a quel poco di sovranità nazionali che ancora rimane e che il ricattatorio organismo ESM Meccanismo di Stabilità Europea) spazzerebbe via del tutto, in quanto gli Stati dovrebbero trattare con esso non più come Stati sovrani, ma come debitori, disposti a tutto pur di ottenere un prestito. A questo proposito, rimando alla petizione per la sua bocciatura nel parlamento italiano da parte dei nostri senatori e deputati; se ancora rimane loro un briciolo di dignità e di responsabilità verso il popolo che li ha eletti....vedi

 

Marco Giacinto Pellifroni                                       26 febbraio 2012  

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