Settimanale Anno XVI
Numero 722 del 27 settembre 2020
Tel. 346 8046218
Cari sindaci della Val Tanaro... Stampa E-mail
Scritto da Filippo Bonfiglietti   

Cari sindaci della Val Tanaro:
serve il tram, non treno-tram
Attenti alla confusione filovia, in agguato i ‘cialtroni’

Ormea - L’essenziale della ferrovia Ceva- Ormea sta in tre aspetti che la rendono funzionante e funzionale.

Il primo aspetto è che, tra Ceva e Ormea esiste un binario ferroviario su sede propria, dotato di tutte le opere d’arte (gallerie, ponti, viadotti ecc.) necessarie: e, infatti, funziona. Tanto è vero che su questo binario marciano dei treni.

 Qualche mese fa il binario è stato interrotto per qualche settimana a valle di Garessio, probabilmente per riparare un ponte. Dopo di che, il treno è ripartito come prima.

Il secondo aspetto è che questo binario è stato rimodernato (del tutto o in parte non lo so): ho verificato personalmente che numerose traversine sono di cemento armato, datate 1991. Naturalmente non ho verificato se tutte le traversine sono state sostituite, ma è ragionevole che lo siano. E anche le rotaie (per quanto ho potuto verificare) sembrano nuove o per lo meno in buono stato di conservazione. Così come sono recenti le sbarre automatiche che bloccano il traffico nei passaggi a livello.

Il terzo aspetto è che il binario è soggetto a una manutenzione regolare, l’interruzione citata lo conferma. D’altronde credo che le Ferrovie italiane non possano essere criticate quanto alla cura che danno alla manutenzione e alla sicurezza.

Ora sembra che le Ferrovie vogliano dismettere questo tratto. E per questo sono intervenuto: da una parte perché, prima di dismettere un binario funzionante e funzionale, occorre essere certi che non ci siano alternative. Dall’altra perché, se il “dismettere” equivale a “smantellare”,  questo implica un costo tanto più assurdo in quanto si tratta di qualcosa che funziona e che, forse, potrebbe essere utilizzato meglio. Un costo che potrebbe superare il passivo di chissà quanti anni di esercizio. Tanto più che rammodernamenti sono stati fatti da poco e, se la linea fosse smantellata, sarebbero veramente uno spreco assurdo.

Di qui l’idea di utilizzare questo binario per farci correre un tram anziché un treno: un’idea che, per puro caso, è venuta in mente a me e contemporaneamente ai sindaci della Val Tanaro, senza averne mai parlato tra noi.

E ora vediamo perché tram anziché treno.

Innanzitutto perché un tram si può farlo fermare dove si vuole, mentre il treno si fa fermare a stazioni o fermate difficili da spostare: nel nostro caso, alcune stazioni esistenti sono fuori mano mentre, se si vuole andare incontro ai bisogni del popolo, occorre fermarsi dove davvero serve. Beninteso, con fermate facoltative, per evitare inutili perdite di tempo.

Il treno-carrozza che raggiunge Ormea, andata e ritorno da Ceva, su rotaia non elettrificata (foto Bonfiglietti) 

 Poi perché il tram non richiede veicoli forniti di abilitazioni particolari: mi è stato detto ieri che la motrice usata dalle ferrovie tra Ceva e Ormea non potrebbe essere usata come tram solo perché è una motrice abilitata a funzionare esclusivamente sulla rete ferroviaria.

 Invece, come tram, basterebbe una motrice da tram, diversa da una motrice elettrica solo perché equipaggiata con un motore diesel perché la linea Ceva-Ormea non è elettrificata. La scelta tra una motrice grande o piccola dipende dal traffico previsto. La scelta tra una motrice nuova oppure usata dipende dal costo. Una volta i treni che viaggiavano tra Tunisi e Biserta erano vecchi treni dismessi della metropolitana di Parigi: nulla impedisce che si cerchi la motrice adatta là dove esiste, tanto più che lo scartamento del binario Ceva-Ormea è quello standard per tutte le ferrovie del centro Europa.

Dunque, un tram che viaggi tra Ceva e Ormea, ma non un tram-treno, perché il tram-treno dovrebbe poter viaggiare “anche” sulla rete ferroviaria nazionale, per esempio arrivando fino a Mondovì, fino a Savona o addirittura fino a Cuneo, visto che Cuneo è il capoluogo di provincia ed è così distante da Ormea: una cosa evidentemente possibile, ma che non fa parte della proposta. Perché la proposta consiste nel far viaggiare queste motrici solo tra Ceva e Ormea, e solo come tram. E’ vero che ora il “treno” arriva fino alla stazione di Ormea e che sarebbe un bene se continuasse ad essere così. Ma, se è proprio necessario, si può farlo arrivare fino al primo scambio, in modo che non entri nella rete ferroviaria. Così resta tram anche dal punto di vista burocratico. E, quanto al futuro, chissà.

Ed ora veniamo a ciò che ci si può aspettare.

Ci si può aspettare un servizio pubblico sulla Val Tanaro, un servizio pubblico decente, efficiente, sicuro, affidabile e pulito, che viaggi su sede propria senza confondere gli utenti con l’offrire nello stesso giorno autobus alternati ai treni.

Un servizio pubblico più scorrevole e più snello di ogni autobus su strada, perché la sede propria lo rende immune dal traffico e, in qualche misura, dalla neve.

Ci si può aspettare un servizio pubblico che certamente sarà passivo: ma lo sarebbe anche se fosse costituito da autobus che marciano su strada come succede dappertutto, anche tra Albenga e Caprauna, anziché da tram che marciano su ferrovia.

Un servizio pubblico che in nessun caso potrà essere gestito dalle ferrovie nazionali per almeno due buone ragioni: la prima è che non sono interessate a farlo, la seconda è che l’interesse a farlo è locale, perché è un interesse della Val Tanaro. Ossia di un’amministrazione locale che, con un po’ di fantasia e un po’ di buon senso, alla fine potrà farne persino un’attrattiva turistica. Un’attrattiva che potrà essere importante per la valle anche se non potrà mai essere interessante per le ferrovie di stato.

 Ci si può aspettare un servizio pubblico che potrà usufruire di un binario rimodernato di recente, ma quasi inutile e destinato ad essere inutilmente smantellato: a meno che venga utilizzato decentemente.

Beninteso, nessuna persona di buon senso costruirebbe un binario per creare un servizio del genere tra Albenga e Caprauna o tra Albenga e Pieve di Teco: tuttavia, visto che nella Val Tanaro c’è, tanto vale utilizzarlo al meglio.

 E, visto che ci siamo, forse vale la pena di smantellare un paio di equivoci che ho letto da qualche parte. Il primo è il riferimento al servizio “filoviario”: secondo l’uso comune, in italiano la “filovia equivale al “filobus”. E il filobus è un autobus su gomma, destinato a viaggiare su strada, fornito di motori elettrici e di un equipaggiamento che gli permette di alimentarsi da una rete di fili elettrici sovrastanti che gli danno, appunto, il nome di filovia.

Qui, per una filovia, manca tutto: manca la corrente elettrica, mancano i fili, mancano i filobus e manca la strada, perché stiamo parlando di un binario. Il binario implica il tram (oppure il treno) e non l’autobus: ma il tram non deve per forza essere alimentato dalla corrente elettrica, tanto è vero che all’inizio, quando questa non esisteva, erano stati inventati i tram a cavalli. Qui si tratta di un tram diesel, e basta.

Il secondo equivoco è che, una volta destinato questo binario a un tram, non si potrà più utilizzarlo per il trasporto merci: ma questo non è vero, perché la struttura è quella che è, e continuerà a poter sopportare carichi pesanti se mai occorrerà. Si potrebbe obiettare che mai le ferrovie utilizzeranno per un loro treno un binario come questo, non più soggetto alle loro regole di manutenzione ecc.. Ma questi sono affari loro e appartengono a un regno al quale, in questo momento, stiamo cercando di sfuggire: il regno dei cavilli e della burocrazia inutile agli interessi di una comunità, rispetto agli interessi di parte.

Filippo Bonfiglietti 

26 febbraio 2012 

Trucioli Savonesi ha chiesto all’ingegner Filippo Bonfiglietti, ex dirigente d’azienda, scrittore, esperto di marketing, autore di un interessante, ma trascurato, libro su Ormea ed in procinto di pubblicarne un secondo, riservato ai 300 piloni votivi abbandonati al degrado, affezionato vacanziere nella località montana, di svolgere alcune riflessioni –analisi- proposte sul tema “Treno-tram”. 

La Provincia di Cuneo ha un presidente dal cognome prestigioso. Gianna Gancia, compagna dell’ancora più famoso ex ministro Roberto Calderoli (‘bombardiere’ della Lega Nord ed inventore del Porcellum elettorale). La giunta provinciale, presidente compreso, è composta da 11 membri tutti del centro destra: Giuseppe Rossetto (vice presidente). Assessori: Pietro Blengini,  Luca Colombatto, Luigi Costa, Stefano Isaia, Giuseppe Lauria, Anna Mautini, Roberto Mellano, Roberto Russo, Licia Viscusi.

Nella “provincia granda”, la popolazione residente è di 592 mila abitanti, con 255.709 famiglie, età media degli abitanti 44 anni, reddito medio dichiarato nel 2009 pari a 12.602 euro, tasso di densità 9,2.

Briga Alta è il Comune che si piazza al terzo posto, in Piemonte, per numero minimo di residenti: 48, contro i 42 di Moncenisio (To) ed i 47 di Ingria (To).

A confronto con la Provincia di Savona, amministrata da una giunta di centro destra, con annunci reciproci di proficua collaborazione, sviluppo, programmi stratetigici,  sul fronte poltrone-assessorati, il cuneese appare più virtuoso. Infatti pur avendo un territorio assai vasto e 304 mila abitanti in più, ha ‘solo’ due componenti in più nel governo provinciale. A Savona, i componenti della giunta Vaccarezza sono nove.

Il cuneese ha inoltre la ‘fortuna’ di avere un governatore della Regione amico e della stessa squadra berlusconiana-bossiana: il  presidente Cota, leghista doc.

A questo punto sorge spontanea una domanda: la zona di Ormea, con tutte le sue potenzialità, in che considerazione viene tenuta? E’ un’area troppo trascurata ed in passato troppo clientelare e sprecona? Il tema autostrade verso il mare, e ancora il rebus ferrovia Ceva- Ormea non dovrebbe rivestire un’esigenza prioritaria, capace di dare impulso a nuovi insediamenti produttivi (vedi ex cartiera), ma soprattutto rivalorizzare il settore turismo mare-monti?  Cosa è stato fatto di concreto  (non nei programmi, progetti, ipotesi, studi) fino ad oggi? Il peso della bilancia da che parte pende? Qual è, soprattutto, il bagaglio di conoscenza e presa di coscienza a livello popolare? La disinformazione chi favorisce o danneggia?

Sul ‘caso ferrovia’, ad esempio, regna un po’ di confusione e pressappochismo dell’informazione, se si leggono interventi, utili, ma confusi, del tipo di quanto pubblicato sul sito www.targatocn.it  del 12 febbraio e seguenti. Al punto da ignorare che la filovia è sinonimo di filobus ed si accompagna necessariamente con un filo elettrico. Cosa che non esiste (elettrificazione) nella tratta Ceva-Ormea.

Riproponiamo ai nostri lettori (vedi….a fondo pagina), a completezza di informazione, il testo pubblicato da un blog cuneese. Sperando in un confronto più professionale e documentato. Diamo voce a tutti, attenti però ai ‘manicomi’ involontari e fuori dubbio in buona fede. 

26 febbraio 2012  

 


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