TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 644 del 9 dicembre 2018
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LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA 
La storia di N.S. di Lourdes sul Monte Frontè Stampa E-mail
Scritto da L. Cor.   
Quel 'miracolo' dura da 57 anni
Ecco la storia di N.S. di Lourdes sul Monte Frontè
Migliaia di messaggi e la statua spezzata da un fulmine

 Mendatica -  La diocesi di Ventimiglia, con il Comune di Triora, possono fregiarsi della statua e della gloriosa storia secolare del Redentore, sulla vetta del Saccarello,  meta prediletta di pellegrini, escursionisti e di testimonianze popolari.

 La diocesi di Albenga-Imperia, sempre sulle Alpi Marittime, può invece onorare la bianca statua della Madonna sulla cima del Frontè. Cosa rappresenta per la piccola comunità di Mendatica, tra ricordi, fede, ricorrenze, tradizioni. Orgoglio montanaro.

Il quotidiano “Avvenire” (autorevole ‘portavoce’ dei vescovi italiani) ha dedicato quasi un’intera pagina, nella edizione locale Albenga-Imperia di domenica 12 febbraio 2012, con la collaborazione  dell’Ufficio diocesano comunicazioni sociali, dal titolo:

Quando la tempesta non fermò i volontari dell’Immacolata. Sul Montè Frontè dal 1955 c’è una statua della nostra signora di Lourdes collocata dal vescovo De Giuli. Ieri la Chiesa ha onorato la Madonna apparsa a Bernardette: il racconto del fulmine che spezzò la statua, il restauro con i pezzi originali  voluto dagli abitanti di Mendatica, la spedizione guidata dal vice sindaco “ 
 

 Ricostruiscono ricordi, eventi, personaggi. Con  una firma di prestigio,  Emidia Lantrua, già sindaco per due mandati, ora vice sindaco, alle spalle una positiva esperienza di insegnante di scuola media. Molto attiva nella parrocchia e nelle attività socio-assistenziali, culturali. Una figura che rappresenta rigore morale, politico-amministrativo, pur non facendo parte di schieramenti politici. Alle ultime consultazioni regionali pare non fosse sfuggita allo staff del presidente della Regione, Claudio Burlando, con la proposta di candidarla al consiglio regionale, ma rispose con un cortese “no grazie”.

La vena di scrittrice per Emidia Lantrua non è peraltro una novità; questa volta l’ha riservata a descrivere, ripercorrere le tappe di uno dei simboli del paese natio, Mendatica: il fiore all’occhiello della devozione, della tradizione. Un faro che dall’alto illumina e ‘protegge’ il paese, la sua ‘eroica’ popolazione che non è immigrata, non ha abbandonato. E’ rimasta e continua a lottare con la fierezza del fare, piuttosto che della retorica. Giovani e meno giovani, uniti (con qualche immancabile defezione) nei momenti importanti e più significativi.

Riproponiamo il contenuto degli articoli firmati da Lantrua perché il messaggio, l’informazione, sono rivolti ad una platea molto vasta: da Ventimiglia a La Spezia, passando per Imperia, Savona, Genova, il Basso Piemonte, e tanti cittadini italiani, stranieri che nel corso dei decenni hanno raggiunto il Frontè. Hanno pregato, chiesto una grazia, fatto un voto, sognato davanti alla statua di Nostra Signora di Lourdes.

 

Viandanti” delle Alpi colti spesso da intense sensazioni, emozioni, ammirazione, descritte a centinaia nei quaderni riservati ai “visitatori” e sottoscritti con la data della tappa, della meta conquistata. Per i posteri. A perenne memoria.

 

Il percorso di Lantrua ricorda che la statua venne messa a dimora quando era vescovo della diocesi il compianto monsignor Raffaele De Giuli. Si sofferma soprattutto su un evento straordinario accaduto il 19 giugno 2010. Una violentissima tempesta investì questa zona delle Alpi ed un fulmine decapitò, danneggiò gravemente, la statua della Madonna.

Accadde qualcosa di tremendo, quel giorno, narra Emidia Lantrua: “Una folgore centrò a morte, nei pressi di Carnino (Frazione di Briga Alta-Piaggia), un giovane escursionista toscano che guidava una comitiva. La quiete del giorno  successivo ha portato Matteo Modena, camminatore appassionato e  volontario del Soccorso Alpino a raggiungere il Monte Frontè, scattare immagini della statua danneggiata e venerata come Madonna del Frontè, collocata a 2000 mila metri di altezza, inaugurata nel 1955 su iniziativa dell’Azione cattolica diocesana…Con sgomento e tristezza – aggiunge Lantruavedemmo sui gradoni del piedestallo innalzarsi solo più di un troncone, perché la parte superiore era stata scaraventata a terra con lo stacco della testa della Vergine che non si rinvenne durante le prime trafelate  ricerche”.

 

 Poi il ricordo delle affannose, difficili, ardue, impervie ricerche; con l’ausilio  del pittore  Giorgio Maria Marenco di Fossano…campagne di ricerca con l’aiuto  di una famiglia di Pieve di Teco, un’altra di Vado Ligure…. E’ seguita l’immensa gioia, tra felicità e commozione, del ritrovamento. Quindi l’iniziativa, la lunga attesa, le difficoltà, l’impegno di tanti volontari, l’opera di restauro del personale dell’Impresa Papone di San Lorenzo al Mare, la stessa che ha recuperato, per la comunità dell’alta valle, il vecchio e oggi storico Mulino, sulla strada che porta a Mendatica.

 Nella cronistoria, Emidia Lantrua, oltre al vescovo De Giuli, accenna al ruolo che ebbe Etienne  De Michelis, originario di Mendatica, padre di Luciano ex presidente della Provincia di Imperia e di Ivo, vice presidente della Fondazione Carige. Cita l’indimenticabile  parroco don Antonio Ricci che ha concluso la sua lunga ed esemplare missione, di apostolo coerente, nella cittadella ospedaliera del Santa Corona di Pietra Ligure. La collaborazione del sindaco di allora Giovanni Paolo Sciandini. 

La statua, ricostruisce l’articolista,  giunse a Monesi  con un autocarro dell’artiglieria del Primo Reggimento  Contraerea di Albenga; si aggiunsero volontari del paese per il trasporto montano con carro trainato da muli e con la slitta nel tratto finale. Il giorno dell’inaugurazione fu festa grande, la montagna in quegli anni era ancora terra di greggi e pastori, avvolta nel silenzio. Si coprì di fedeli, inni e canti sacri. Devozione partecipata e sentita.

Come non ricordare, nel corso dei decenni, la presenza in paese e a Monte Frontè, tra i fedeli, di don Giuseppe Tassara, origini di Loano, il “parroco dei pastori”, con il suo straordinario impegno sociale per un mondo che aveva bisogno di aiuti concreti e non solo di buone parole, promesse. Don Tassara, apostolo d’azione, altruista vero, un’intraprendenza, una vitalità rara. I risultati soprattutto. Benemerito benefattore per vocazione. Ha fondato ed è stato presidente della Pia Unione Pastori.

E ancora, negli anni, la presenza di don Giancarlo Aprosio, oggi parroco a Villanova d’Albenga, allora giovane sacerdote attivo e dinamico. L’infanzia trascorsa tra la città natale, Pietra Ligure ed il Seminario Vescovile di Albenga.

L’Avvenire descrive la due visite sulla vetta dell’attuale vescovo,  Mario Oliveri.  Cita la visita di monsignor Giuseppe Fenocchio, pastore di anime  e di evangelizzazione, di comportamenti, con la P maiuscola; le sue radici imperiesi, la missione episcopale e l’ammirazione popolare, la grande stima nella sua diocesi di Pontemoli quale arcivescovo.      

 Un escursus, quello di Emidia Lantrua, che per motivi di spazio, non poteva descrivere gli anni dei pellegrini, a migliaia, arrivati a salutare la bianca “mamma”.  Ecco qualche sintetica e significativa annotazione.

Il 30 giugno 2007, una riproposizione recente merita di essere trascritta.  Era sabato. Testuale: “Oggi i mendaighini Porro Ornella,  Rosella Solieri, Piera Grasso, Vittoria Ansaldi, Stefano Floccia, Angelo Ferrari, Ivo Grasso, Ernesto Pelassa, Fabrizio Pastorelli, hanno costruito l’altare innanzi al monumento  della Madonne di Frontè.  Giunti di buon’ora al Saccarello con il camion e trasportato il materiale su  spalle, il lavoro è stato terminato il primo pomeriggio.  Giornata leggermente soleggiata e calda. Compagnia perfetta.  Un ringraziamento al nostro reverendo don Giovanni Brunengo che sempre ci ha confortato e ci conforterà ancora incentivando il nostro lavoro. Ci ritroverà quassù per la Santa Messa domenica 22 luglio 2007”.

Il 28 giugno 2008, Claudia annota: “La pace e la quiete di quassù, al Frontè,  unitamente al colore dei rododendri in fiore sono un vero toccasana da ricordare sempre nei momenti di stress e di confusione ( ed al giorno d’oggi non sono pochi). Madre Celeste con la Tua Candida imponenza proteggici sempre ed il più lungo possibile”.

Il giorno prima, 27 giugno 2008, Maurizio lascia questo messaggio: “Martinami ha convinto a salire qua e devo dire che aveva ragione, è un posto stupendo, non immaginavo fosse così bello e sublime. Si domina il mondo fino al mare di Albenga, Alassio, Ceriale e oltre. Sembra di essere quasi in cielo. Grazie mendaighini, siete davvero gente eccezionale per questo dono che ci fa pregare davanti alla statua della Madonna, forse ci aiuta ad essere tutti più buoni, umili, cristiani veri”.

Stesso giorno, Franca e Giuseppe: “ Mater mea, fiducia mea. Ave Maria! Ti ringraziamo che anche quest’anno siamo riusciti a salire su questo stupendo monte di Mendatica per pregare con te, in silenzio, lontano dal chiasso.  Ti affidiamo i nostri figli ed i nipoti, in particolare per l’ultimo che nascerà tra poco”.

Una piccola comitiva di escursionisti tedeschi, nelle loro lingua madre e che traduciamo: “ Von Deutschland zum Monte Frontè…..saluti da Elke, Heike e….Ci siamo fermati lungo il percorso per raggiungere il Saccarello. A tutti i camminatori un buon cammino e grazie alla gente che ha eretto questa magnifica statua ricordo, la Madonna li benedica”.

Maria, Vittorio e Carlo Scarella: “Finalmente, dopo 15 anni, siamo ritornati al Monte Frontè ai piedi della Madonna celeste per implorare ancora una volta la sua protezione…Ritorneremo e bravi mendaighini per averci fatto questo dono”.

Il Cai di Albenga:  “ Dopo un po’ di tempo siamo tornati a pregare con te ed ammirarti. Proteggi noi  ed i nostri cari”.

Il Cai di Varazze: “Stupenda nostra dolce Maria, i mendaighini sono stati eccezionali, non dimentichiamoci del loro insegnamento”.

Messaggi  di cittadini inglesi, Martin e Richard, alle 12,45 del 8 ottobre 2007: “Abbiamo fatto una bellissima camminata in questa zona, da cinque giorni, solo camminare, in questo mare di verde  e di silenzio. Siamo arrivati quassù ed incontrato due gentili cittadini francesi. La salita è dura, ma questa vista, questo panorama sono impagabili”.

Due sorelle di Nizza, Daniele e Martine, in lingua francese: “Que tu es belle, Madone!... Abbiamo seguito un magnifico itinerario e siamo entusiaste di essere arrivati fino a te. Siamo felici. Cara Vergine, continua a vegliare su di noi e non lasciarci mai cadere….”.

Gruppo Sport Bike Imperia: “ In bike da Montegrosso Pian Latte, 1400 metri di dislivello. Fatica da bestie, ma ne valeva la pena. Adesso viene il bello, la discesa in bike  fino al punto di partenza”.

Capo scout IM 2: “Maria, sei la madre di tutti i bambini del mondo. Oggi siamo giunti qui, con 16 bambini. Ricordati di noi, come i mendaighini si sono ricordati di te e proteggici tutti”.

Marco, Giorgio e Cristina: “Ce l’abbiamo fatta anche noi!! Per i 44 anni di Giorgio abbiamo festeggiato in modo diverso. Che la Madonna ci protegga sempre”.

Il 21 giugno 2007, amici del Cai di Loano: “Che felicità essere quassù, non ha prezzo, non ci resta che gioire, pregare, arrivederci a presto”.

Domenica 15 luglio 2007: “Siamo saliti per la prima volta in questo angolo di cielo. Dovunque svolge il mio sguardo ed il mio cuore, la natura intorno a me riempie di gioia, serenità interiore. Vorrei tornare qui, insieme alle persone che mi sono care, almeno una volta ogni anno e respirare la stessa aria.  E’ stato un anno intenso, pieno di emozioni, abbiamo gioito, sofferto, vissuto tanti momenti forti.  Mi porterò nel cuore, nell’animo, questa giornata di pace, sole e caldo.  Spesso quassù ci sono le nuvole. Saluto la Francia, il Monviso, la Corsica che oggi non si vede, il mare, i Forti di Nava, la gente di Mendatica, le stelle alpine, le mucche, le capre, i pastori”.

Concludiamo la piccola enciclopedia di ricordi e preghiere, con Luca Ramò: “ Ho sette anni e questa è la terza volta che salgo con i miei genitori. Cara grande mamma proteggimi sempre”.

E  ultimi pensieri: “E’ bello essere ancora una volta quassù vicino a te a pregare per i nostri giovani, i nostri vecchi e per quanti sono ammalati e soffrono.

Ho male alla gamba e sono arrivata con un po’ di fatica e sofferenza che offro a chi ti vuole bene. Devo ringraziarti per le forti emozioni. Ti affido tutti i nostri cari, vivi e defunti. Sono felice e soddisfatta, ringrazio la Madonna di Frontè”.

L. Cor. 

19 febbraio 2012   




 
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