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Settimanale Anno XVI
Numero 718 del 26 LUGLIO 2020
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BIODIGESTORE AD ALBISOLA Stampa E-mail
Scritto da Antonia Briuglia   

BIODIGESTORE  AD ALBISOLA ….QUANTO ENTUSIASMO…

QUALE CREDIBILITA’?

Carcare non lo vuole, sulle aree di Ferrania neanche a parlarne.

Motivazioni politiche afferenti le scelte economiche di lungo respiro che, collocato proprio in quell’area, il biodigestore mortificherebbe, ma anche dubbi di tipo ambientale.

No non ci risiamo, non è nuovamente una battaglia dettata dall’ignoranza degli oppositori in materia, quanto nella mancanza di fiducia e di certezze sulle intenzioni e sulla reale capacità e volontà di chi andrà a gestirlo di attenersi a quanto oggi si approverebbe, di rispettare quelle regole che troppe volte si è visto con disinvoltura violare.

Processi alle intenzioni?

Non proprio ma cautela sui reali obiettivi, sulle fin troppo facili manovre di mutazione che certi impianti, nati con i migliori intenti, finiscono per subire.

Carcare così ha detto NO.

Lo ha fatto in Consiglio Comunale a maggioranza . Il PD era favorevole e anche il Sindaco di Cairo, Briano, che continua a non comprendere le ragioni degli oppositori.

Ma visto che questo biodigestore sa da fare, a qualsiasi costo e in qualsiasi luogo, proprio come tutti i progetti di privati che devono andare avanti e comunque , ci ha pensato il Sindaco Orsi di Albisola Superiore a farsi avanti. 

“Se Carcare e Cairo non lo vogliono lo possiamo prendere noi!” ha prontamente dichiarato.

Un’affermazione coraggiosa quella di Orsi, che forte del livello di raccolta differenziata che sembra, nel suo Comune, aver virtuosamente raggiunto il 47,23% dopo l’attuazione del “porta a porta”, sembra voler perseguire una politica dei rifiuti del tutto nuova nel comprensorio savonese.

 

Schema di un Biodigestore

 Carcare gioisce.

Carcare è ben contenta che il biodigestore si faccia ad Albisola. Non pensavo proprio che qualcuno facesse a gara per averlo ma se le cose stanno così, ben venga la proposta di Orsi”.Dichiara in un’intervista il Sindaco di Carcare, Franco Bologna.

 Orsi, comunque, sembra avere le idee chiare e lo vede già nelle aree lungo il torrente Sansobbia o sul Riobasco , per nulla lontano dall’abitato che non ne gioverebbe sicuramente nella riqualificazione del paesaggio e nel, pur minimizzato, inquinamento “pari ad una ventina di auto a metano” dichiara egli stesso.

Omettendo l’eventuale l’inquinamento dovuto ai cattivi odori, ma soprattutto quello dovuto al traffico veicolare dell’andirivieni dei camion che porteranno i rifiuti all’impianto.  

Le stesse resistenze dei cairesi, non sono del tutto infondate, ben si comprendono anche per l’eventuale attuazione dell’impianto ad Albisola. 

Potrebbe essere tutto digeribile: il capannone stagno, l’umido che sarebbe bruciato per cogenerare energia,( si spera almeno nel teleriscaldamento!) il percolato tranquillamente riversato nella rete fognaria, la raccolta rifiuti che andrebbe a sistemare un altro tassello. 

Ma comincerebbe a essere indigesto quando ci si comincerà a chiedere:

- il capannone quanto sarà grande?

- sarà un impianto utile solo per “ digerire” i rifiuti albisolesi o sarà, come  previsto a Carcare, di 45 tonnellate espandibili a 90?

- I rifiuti umidi che non sono quelli “sotto il lavandino “ come dichiara Orsi ma sono di 50 categorie diverse , tra cui quelli provenienti dal tessile, dalle concerie, da fanghi del depuratore e dalle deiezioni animali, da dove arriveranno, se prevedibilmente non basterà il quantitativo prodotto dagli albissolesi per rendere conveniente e funzionale l’impianto?

- quali tutele il Comune di Albisola Superiore garantirà ai suoi cittadini sullapur contenuta ma reale pericolosità dei processi di produzione, riguardante proprio un rischio idrogeologico ( aumentato dalla collocazione in fregio ai torrenti come Orsi prospetta) dovuto all’utilizzo di Idrogeno solforoso, amine  tossiche, Ammoniaca, biossido di zolfo, Ossido di azoto- Polveri Impianto di depurazione, CO2 prodotta dai trasporti dei rifiuti dei 50 o 100 camion al giorno e non a settimana ( secondo la grandezza dell’impianto), solo  per dirne alcuni? 

- Quali tutele per la situazione idraulica (eventuali scarichi) che potrebbero inquinarsi di agenti patogeni quali  Escheria coli , Tenia saginata, Mycobacterium tubercolosis, Streptococcus piogenes, Salmonella Necator americanus,  Ascaris lumbricoides? 

Inoltre la  raccolta porta a porta non differenzia l’umido che dovrebbe essere separato dall’indifferenziata , con ulteriori costi da aggiungersi a quelli necessari all’ottimizzazione della già problematica viabilità albisolese, che dovrebbe rendere agibile il percorso ai camion.  

 

Il sindaco Orsi e l'assessore Casapietra  entusiasti del Biodigestore 

 E’ certo che tutto questo vada sicuramente discusso con la cittadinanza in Consigli Comunali aperti, prima ancora di sposare idee che potrebbero compromettere un già fragile territorio, come quello albisolese, per altri decenni.

 La buona fede delle idee che sembrano appropriarsi della bontà di progetti, ravvisati spesso come “ manna dal cielo” per la soluzione di problemi come quella dei rifiuti, deve essere supportata dalla volontà di salvaguardare, in modo serio e concreto, il territorio che si sta amministrando. 

Bene la raccolta “porta a Porta” che, si sa, non risolve tutto, ma che è un inizio, per arrivare alla convinzione che la vera soluzione nello smaltimento dei rifiuti, sta proprio nel produrne di meno.

Ma è necessario essere credibili quando ci si spinge a operare scelte che condizionano il benessere e la vivibilità di un intero territorio. 

Un impianto di questo genere che tipo di ricaduta economica avrà sull’intera comunità, non solo in termini di qualche MW di energia , ma di costi e di garanzia sulla qualità della vita di chi vi abita accanto ?

 Il Bilancio ambientale del Comune e del territorio limitrofo migliora o peggiora?

 L’area interessata con quali criteri è stata scelta ? 

Non dimentichiamo poi i presupposti in cui s’inserisce tale proponimento ad Albisola, dove sarà meglio parlare di biodigestori , come farli, dove farli e quanto grandi debbono essere , quanti MW debbono produrre, solo quando si farà chiarezza sulle altre gravi problematiche presenti sul territorio. 

Quando si farà chiarezza sul livello d’inquinamento, da anni autocertificato dalle aziende stesse, di bitumifici /cementifici situati sul torrente Sansobbia, vicino all’abitato di Luceto e Carpineto.

Quando si saprà a che punto stanno i progetti delle cave che, nelle stesse aree, indisturbate depauperano un territorio da decenni, ignorando i progetti  di risistemazione previsti.

Quando soprattutto, si conosceranno i veri valori d’inquinamento da benzene e pm10 su tutto il territorio albisolese, dovuti all’insopportabile  traffico  veicolare.( insufficientemente misurati  da un’unica centralina su Corso Ferrari).

Quando infine si deciderà di misurare le PM2,5 , come si sta facendo in altri Comuni del savonese, per verificare il livello d’inquinamento atmosferico prodotto dalle emissioni della vicina centrale carbone.

Solo allora si diventerà credibili come amministratori, perché realmente attenti all’ambiente e affidabili sul futuro dei progetti che si stanno perseguendo con tanto entusiasmo.

                                             ANTONIA BRIUGLIA

22 gennaio 2012

 

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